Un manifesto per quella generazione che sta cercando di definire il proprio posto nel mondo, ma anche per tutte le generazioni precedenti… Uscito per la prima volta nel 2011, arriva nelle librerie italiane “Green Girl”, primo romanzo di Kate Zambreno, un libro informe, grezzo e polimorfo, in cui l’autrice dimostra una grande sapienza cinematografica…

Quando approcciamo la lettura di un oggetto come Green Girl, occorre dare un’avvertenza a chi legge: siamo in presenza di un romanzo informe, grezzo e polimorfo. Ma questa non compiutezza rispecchia la volontà dell’autrice, Kate Zambreno.

Green Girl è il suo primo romanzo, uscito in lingua originale negli Stati Uniti nel 2011, e ora proposto nella traduzione di Federica Principi in Italia per nottetempo.

Cos’è una Green Girl?

Cos’è una Green Girl? La traduzione più fedele potrebbe essere “ragazza acerba”, una donna non ancora temprata dalle difficoltà della vita. La trama è piuttosto esile e gira intorno alla figura di Ruth, americana giovanissima trapiantata a Londra.

copertina di Green girl

Come molte ragazze poco più che ventenni, Ruth non sa cosa fare della sua vita. Per sostentarsi lavora come commessa di profumi da “Horrids”. Superfluo spiegare il motivo della storpiatura del nome dei più celebri grandi magazzini del mondo.

Ma anche sul lavoro fallisce puntualmente la sua unica missione, che è quella di vendere a donne, giovani come lei, o meno giovani, la fragranza “Desire”.

L’importanza di inscenare un ruolo per capire chi siamo

Di notte, invece, vive una vita ispirata alla Nouvelle Vague. Un’esistenza che sperimenta qualsiasi campo del sentire, in speciale modo il sesso, escludendo però qualsiasi valore politico da questa sperimentazione, che non è più il tempo, non è più il momento storico.

Eroine di Kate Zambreno

La storia di Ruth è narrata da una voce senza nome, un narratore onnisciente a tratti feroce ed estremamente critico, quasi moralista, a tratti materno. Qui si esplica il meccanismo più interessante di tutto il romanzo. Siamo in presenza di un racconto che potrebbe essere stato scritto da un regista alle prese con la direzione delle sue maestranze. Colpisce la sapienza cinematografica di Zambreno, ma anche la domanda che fa da sfondo a questa ricerca.

Di chi è la regia?

È possibile un’autonomia d’azione, o di pensiero, nell’artificio legato all’immagine che una donna regala al mondo, e dunque che ha di sé stessa? E di chi è la regia? Siamo tutte eterodirette?

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Ruth spesso non capisce le proprie motivazioni intrinseche, che la spingono all’azione e spesso la proiettano in situazioni umilianti. Pare che, una volta intrapreso un cammino, che sia il sesso occasionale o l’esperienza di droghe ricreative, le sia impossibile capire come sia arrivata a compiere questo tipo di scelta.

C’è una stanchezza nel suo fare, e allo stesso modo una determinazione puntigliosa, che si può spiegare solo con la consapevolezza di non poter mai attingere alla vera natura della propria identità.

Siamo tutti attori? 

Siamo tutti attori? E in quale altro modo potremmo capire chi siamo se non interpretando ruoli diversi?

Questa domanda centrale è sostenuta da uno stile inconfondibile. Frasi incomplete, assenza di punteggiature, ripetizioni di frammenti che hanno l’incedere dell’ipnosi. Una variazione sintattica voluta, che a volte può apparire stucchevole e fastidiosa, ma che serve ad accentuare una sensazione di fragilità che permea tutto il libro. E che dal libro dilaga nelle vite di tutti, di noi lettori.

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Green girl è un libro senza dubbio manifesto per quella generazione che sta cercando di definire il suo posto nel mondo, ma anche per tutte le generazioni precedenti, che forse quel posto hanno smesso di cercarlo, perché se lo sono guadagnato, o perché sono stanche di porsi domande (questa seconda ipotesi più probabile). Resta almeno la capacità di guardarsi indietro e interrogare noi stessi, chi siamo o non siamo stati, se potevamo essere diversamente, se questa ricerca alla fine abbia un senso o non sia meglio sopirsi e vivere.

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