Caustico, impertinente e vagamente malinconico, come il miglior umorismo balcanico, “Give me danger” di Tea Hačić-Vlahović è un caotico caleidoscopio di personaggi improbabili e spaccati della società americana, in cui la protagonista si muove tra locali lussuosi e bassifondi senza alcuna esitazione…
“La gente si rovina la vita per una trama interessante”, si legge nella quarta di copertina di Give me danger (Fandango Libri), l’ultimo libro di Tea Hačić-Vlahović, scrittrice croata-americana e milanese d’adozione. La protagonista del libro, Val, sembra vivere la propria vita secondo questo mantra.
Come l’autrice, Val è una giovane donna di origini croate, vive a Los Angeles, in una casa sulla spiaggia, e ha scritto per diverse riviste, prima di pubblicare il suo libro d’esordio, Malibù Babilonia, un successo da cui è stato tratto anche un film, le cui royalties pagano il conto dei vizi di Val.
Quel libro è una ferita aperta: racconta la fine del suo matrimonio con Caleb, un batterista che non ha saputo capirla; scritto prima ancora che la loro storia finisse, Malibù Babilonia è diventando il responsabile del loro divorzio, avvelenando così il successo di Val.
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Tea Danger nella foto di Fletcher Cowan
Nel frattempo, di libro ne ha scritto un altro, uno che spera possa aiutarla a realizzare una sua ambizione di lungo corso: diventare una vera scrittrice, “scrivere per poter plasmare le opinioni”, rispettata dai circoli letterari; ha un manoscritto e ha trovato un editore, Leonardo, uno che rispetta e con il quale è entusiasta di lavorare. Lui però muore prima che il libro sia pronto per l’impaginazione.
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Pagina dopo pagina, Give me danger racconta la vita di Val dopo il lutto, in attesa di recarsi a New York per la cerimonia commemorativa dell’editore scomparso, in un susseguirsi di pranzi, drink, cocaina e nottate insonni, un vortice autodistruttivo in cui Val si getta a capofitto, per affrontare il dolore della morte di Leonardo che, lei ne è certa, suggella la fine delle sue ambizioni da scrittrice. Al tempo stesso, cerca di non pensare alle carte del divorzio che deve ancora firmare e all’incontro con Caleb che la attende; “la sofferenza non è mai inutile”, gli dirà prima di firmarle.
Val incontra poetesse escort coltissime e artisti squattrinati, amici gay del tempo del college dei quali subisce ancora il fascino, ex coinquiline ora neo mamme, alle quali non ha nulla da dire, e attrici strafatte in alberghi lussuosi; offre la sua casa sulla spiaggia a un senzatetto che chiama il Sabbia, così che possa dormirci mentre lei è a New York, e lascia la sua fede nuziale nella macchina del suo pusher di fiducia, nella speranza di avere una scusa per rivederlo senza dover fare un ordine; lui, però, si reca a casa di lei per restituirgliela quando lei non c’è e, al suo posto, incontra il Sabbia. Ciascun improbabile personaggio viene descritto con pennellate nette e decise: poche parole, spesso brutali, che vanno dritte al punto, con la stessa irriverenza inclemente che la protagonista riserva a se stessa.
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Ancor più spietato, seppure accurato, è il ritratto del mondo dell’editoria: autrice (molto seguita sui social) di L’anima della festa e Una sigaretta accesa al contrario (entrambi editi da Fandango Libri), Tea Hačić-Vlahović è stata editorialista per Wired e Vice Italia, ha collaborato con diverse testate e scrive tutt’ora, tra gli altri, per Vogue Italia. Il racconto del declino del giornalismo, dell’ascesa dei social media e dell’appiattimento di molte testate è un tema che attraversa il libro sotto forma di frustrazione rassegnata da parte della protagonista, che ricorda un tempo in cui le riviste per cui scriveva le avevano aperto le porte di un mondo scintillante.
Alla commemorazione di Leonardo, inseguita per tutto il libro, Val ci arriva in condizioni pietose, dopo aver trascorso la mattinata con due delinquenti balcanici che sperava potessero portarla allo spacciatore che ha causato la morte dell’editore. Arriva alla commemorazione vestita male, senza trucco e bagnata fradicia dopo un acquazzone; si perde il discorso di commemorazione per un umiliante incontro nei bagni e sente di aver toccato il fondo. Probabilmente ha ragione.
Si dice che, una volta toccato il fondo, si possa solo risalire; Val non ci crede, eppure, proprio quando sente di aver perso ogni speranza, Leonardo le tende una mano dall’oltretomba. “Sono quella che passa le selezioni solo grazie al carattere, la buffona del villaggio, la matta nel mazzo di carte”, scrive, nella mail che le salverà la vita.
Caustico, impertinente e vagamente malinconico, come il miglior umorismo balcanico, Give me danger è un caotico caleidoscopio di personaggi improbabili e spaccati della società americana, in cui la protagonista si muove tra locali lussuosi e bassifondi senza alcuna esitazione, stringendo un sodalizio tanto assurdo quanto genuino con un ratto, inquilino della sua camera d’albergo a New York, a cui offre ciambelle ricoperte di zucchero e patatine fritte ordinate tramite il servizio in camera; il ratto, in cambio, le porta un occhio di vetro recuperato nella spazzatura, ma lei lo confonde con una biglia e se lo mette nella borsetta come un talismano.
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