“L’inevitabile accade” di Alessandro Gazzoli è un romanzo sulla memoria familiare e collettiva (e sulle ossessioni): c’è infatti un aneddoto che Alessandro sente raccontare fin da bambino: la sua famiglia è imparentata alla lontana con il capo delle Brigate Rosse, e il legame passa attraverso sua sorella, Arianna. Ora, a 40 anni, lui è determinato a trovarla e a scrivere di lei…
Io voglio cominciare dall’altrove, dai posti che quasi non esistono, così confinati e racchiusi che più facile sarebbe pensarli impossibili: Raglio, con nome onomatopeico che manco troppo aiuta, le montagne attorno a insacchettare, Brescia lontana e la Svizzera lontanissima (per quanto più vicina).
Un luogo che dissolve
Ottimo posto per morire e per nascondersi, luogo da mandarci il prete di Casa d’altri di D’Arzo a parlare con la gente in tentazione di finire. Luogo che dissolve, che ha una sua perfetta entropia interna: posto in cui le cose succedono senza che si sappia in altri posti.
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Eccoci dunque con la storia di Arianna, purissima sin dal nome, costretta a districarsi; eccoci con Gazzoli che insegue uno di quei fatti che di solito restano tranquillamente incantanti nelle foto di famiglia senza possibilità di rivelarsi altrimenti. Peccato che qui ci sia del rosso e che a quel rosso si aggiungano le brigate, peccato che la microstoria familiare tocchi quella nazionale che nei Settanta non poche fibrillazioni ha creato: in L’inevitabile accade (nottetempo) nelle questioni particolari, minime e apparentemente di paese c’è traccia (e sangue) di quelle mastodontiche, di quelle che hanno fatto temere e tremare.
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Essere potenti, ma mai conosciuti altrove
Un picchio nella testa di Gazzoli sempre girata al contrario, sempre incastrata nel passato: la stüa della nonna, salotto impenetrabile, che diventa luogo da decriptare, scantinato in cui trovare le cose che non tengono. Arianna quindi, e uno dei Karamazov, quello col vistìt del laurà – la camicia del lavoro – da non togliere neppure il giorno in cui ti sposi, quello che non ha seguito il protocollo degli altri di famiglia: la donna amata, non quella imparentata con la precedente. E poi l’essere potenti, ma mai conosciuti altrove, perché la fama del luogo, molto simile a quella dell’epica con cento bocche e con le ali vale molto di più di quel rumore utile solo ad attirare chi non deve sentire né sapere.
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Così la carne diventa sangue, il sangue fatti di cronaca: gambe colpite, sequestri, paure e quel calderone di considerazioni, rispetto a un fatto di quasi cinquant’anni fa, ancora caldo e ancora da tacere tra timori di esaltazione e paura di tradimenti. E quindi mentre Raglio cambia e dimentica le radici contadine, vede i primi camios e si spacca a metà per tenere vecchio e nuovo diventa botola, posto nascosto, in cui provare a fare una vita, quella tentata dalla protagonista mentre ci sono cose del passato, cose non così semplici da spiegare, sempre pronte a suonare il campanello e chieder di conto a qualcuno. Cose che non vanno dimenticate, ma evitate sì, cercando quella dissolvenza che solo la provincia omertosa (quella vera, non quella sbandierata come cartolina nelle novelle tristissime narrazioni instagrammiane) può, tra spine a asfissie, garantire.
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Eccomi dunque, mi ero perso nel paese, ma temo ci si voglia perdere presto o tardi, in vita o in morte, lo stesso Gazzoli, che nel frattempo è entrato nelle secrete, stanze così inaccessibili da essere a portata di mano, per fare i conti con sé stesso, coi propri maledettissimi fantasmi, e con quelle faccende che se inizi a raccontare poi può essere che vogliano essere dette fino in fondo, perché la storia, quella dei libri, è nera, rossa o di tanti colori, ma quella dei singoli si accomuna sempre: è colorata del colore del sangue.
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L’AUTORE – Graziano Gala è nato a Tricase, in provincia di Lecce. Vive e lavora come professore in provincia di Milano. Ha esordito per minimum fax con il romanzo Sangue di Giuda (2021), con cui nel 2024 ha pubblicato Popoff. Nel 2023 ha pubblicato per Tetra la novella Ciabatteria Maffei e ha curato, per Baldini e Castoldi, il Controdizionario della lingua italiana.
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