"Il fatto è che l’antifascismo Novecentesco non regge più ai tempi nuovi e, dunque, io credo, l’antifascismo va ripensato su nuove basi. Raccontare il fascismo, per la prima volta in un romanzo, attraverso i fascisti e senza pregiudiziali ideologiche, è il mio contributo alla rifondazione dell’antifascismo". ilLibraio.it ha intervistato lo scrittore Antonio Scurati, in libreria M. Il figlio del secolo, romanzo di oltre ottocento pagine: “Mi sono assegnato un criterio rigidissimo: nessun personaggio, accadimento, discorso o frase narrati nel libro sono liberamente inventati". Secondo l'autore, "se vogliamo che il fantasma del fascismo smetta di tornare a infestare le nostre case, dobbiamo farci i conti. Narrare è per me la massima forma di esorcismo. Dobbiamo attraversare il fantasma". Quanto alle preoccupazioni per il presente: "Ci sono indubbiamente molte differenze rispetto a cento anni fa, ma il clima sociale e politico di allora manifesta sorprendenti ed agghiaccianti analogie con quello odierno..."

Nel monumentale M. Il figlio del secolo, in libreria per Bompiani, Antonio Scurati si propone di ricostruire narrativamente la figura di Mussolini seguendo la sua parabola di uomo in parallelo alla crescita e alla disfatta del partito fascista. Nel primo volume, che si dipana dal 1919 al 1924 e si conclude con l’omicidio di Matteotti, seguiamo per oltre ottocento pagine gli esordi e la progressiva affermazione del partito fascista e di Mussolini-leader, tra poderosi zoom sulla vita privata, incursioni nella biografia di tante figure pro e contro il partito e straordinaria attenzione alla mentalità della folla.

Scurati si è sempre occupato di guardare alla storia e alla cronaca, sia da saggista (si pensi ad esempio alla raccolta Gli anni che non stiamo vivendo, Bompiani 2010) sia da narratore, rivolgendosi ora al presente in forme di accurata e allarmante distopia (Il bambino che sognava la fine del mondo, ivi 2009) o di estrema verosimiglianza (Il sopravvissuto, ivi 2005), ora ricostruendo il passato e la biografia di un uomo ben rappresentativo del suo tempo (Il tempo migliore della nostra vita, 2015, dedicato a Leone Ginzburg). Non sorprende, dunque, l’approdo a una scrittura minuziosa e, al tempo stesso, avventurosa in M. Il figlio del secolo.

Per approfondire la scelta di un romanzo dalla tematica così delicata e scoprire di più sulle scelte stilistiche, ilLibraio.it ha intervistato lo scrittore.

M. Il figlio del secolo Scurati

Scurati, nel suo romanzo cogliamo una visione pluriprospettica che non condanna e non giustifica la figura di Mussolini. È stato difficile, per chi come lei ha sempre avuto una posizione antifascista?
“È stato estremamente difficile ma non per questo motivo. Questo mio romanzo su Mussolini è il mio massimo contributo all’antifascismo. Ne sono assolutamente convinto, altrimenti non lo avrei scritto. E sono altrettanto convinto che, a lettura ultimata, l’antifascismo verrà rafforzato nei lettori. Il fatto è che l’antifascismo Novecentesco non regge più ai tempi nuovi e, dunque, io credo, l’antifascismo va ripensato su nuove basi. Raccontare il fascismo, per la prima volta in un romanzo, attraverso i fascisti e senza pregiudiziali ideologiche, è il mio contributo alla rifondazione dell’antifascismo. Detto ciò, per uno scrittore democratico, libertario e progressista, quale io sono, immergermi in una narrazione dall’interno della mentalità e dell’esperienza fascista è stato sicuramente uno sforzo immaginativo enorme. Anche e soprattutto perché nessuno scrittore della mia generazione lo aveva mai fatto”.

La scelta del romanzo storico ha comportato una grandissima documentazione da parte sua. I brevi capitoli sono intervallati da stralci di discorsi dell’epoca, articoli, dichiarazioni, graffiti cittadini, diari,… Questa scelta risponde solo a un’esigenza di realismo? Quali criteri ha adottato per scegliere cosa offrire ai lettori?
“Mi sono assegnato un criterio rigidissimo: nessun personaggio, accadimento, discorso o frase narrati nel romanzo sono liberamente inventati. Tutto ciò che viene narrato in M, fino all’ultimo dettaglio, è storicamente accertato o autorevolmente testimoniato. I materiali documentari esibiti alla fine dei capitoli, sempre e solo coevi agli accadimenti, certificano l’autenticità del racconto precedente ma sviluppano anche una narrazione a se stante. Sono rivelatori e commoventi perché spesso dimostrano quanto gli uomini siano ciechi agli accadimenti della loro stessa vita mentre li vivono”.

L’opera d’arte deve avere il vero per soggetto, l’utile per iscopo e l’interessante per mezzo”: questi erano gli ingredienti fondamentali del romanzo storico secondo Manzoni. Come la pensa? E quanto romanzesco può concedersi lo scrittore?
“La parabola letteraria e umana di Manzoni, il suo approdo al rifiuto del romanzo d’invenzione, è sempre stata per me esemplare. Il suo tormento esistenziale e il suo genio letterario erano in anticipo sui tempi di quasi due secoli. Io credo che oggi, nel XXI secolo, buona parte della più interessante letteratura europea riprenda quel rifiuto. Penso a tutti quei romanzieri che ri-narrano la storia del Novecento su una fortissima base documentale (Littell, Cercas, Binet, Carrère, Petrowskaja, Janeczek, solo per citarne alcuni). È una scelta etica ma anche di poetica. A favore del romanzo non contro di esso. Una evoluzione della forma romanzo. Io mi sono concesso molto del romanzesco: il tono, la prospettiva, la messa in scena, la sintesi onnisciente e avvincente. Molto ma non tutto”.

Oltre a Mussolini, nel romanzo facciamo conoscenza di un intero universo, soprattutto maschile, presentato attraverso figure dell’epoca (tra gli altri, D’Annunzio, Marinetti, Matteotti, Balbo…). Come ha lavorato per ricostruire anche le tante personalità di questi personaggi, che non sono mai solo mere comparse, ma hanno una loro identità narrativa?
“Ho lavorato. Moltissimo. Un lunghissimo e faticosissimo lavoro preparatorio attraverso una bibliografia variegata. La storiografia antifascista, innanzitutto, ma anche quella fascista. La memorialistica degli antifascisti ma anche quella dei fascisti, simpatizzanti o fiancheggiatori, troppo a lungo rimossa col risultato che l’incredibile vicenda del fascismo è stata anch’essa rimossa dalla coscienza nazionale. Un inconscio della storia d’Italia, e d’Europa, che continua a riaffiorare in maniera tragica, nevrotica, dannosa e con il quale, per questo motivo, era giunto, a parer mio, il momento di fare i conti. Le vite di molti fascisti sono state vite avventurose, formidabili, affascinanti e romanzesche all’ennesima potenza. Vite sciagurate, anche, certo. Ma, se vogliamo che il fantasma del fascismo smetta di tornare a infestare le nostre case, dobbiamo farci i conti. Narrare è per me la massima forma di esorcismo. Dobbiamo attraversare il fantasma”.

Le donne di Mussolini: da Margherita Sarfatti all’amante più giovane, Bianca Ceccato, nel romanzo troviamo quadri che descrivono minutamente le amanti storiche attraverso dettagli e abitudini, ma senza mai indugiare eccessivamente. Meno approfondita è invece la figura della moglie. Quanto spazio ha scelto di riservare al privato di Mussolini in questo e nei prossimi volumi?
“Tutto lo spazio che le testimonianze dirette mi hanno consentito. Mussolini incarnava fieramente e al massimo grado una forma di maschilismo misogino che repelle alla nostra sensibilità ma che ha dominato la cultura italiana e occidentale per secoli. Per quella sessualità predatoria le mogli non contavano. Contavano le amanti ‘predate’. Se però io racconto, come faccio, che subito dopo l’amplesso Benito Mussolini è irresistibilmente attratto dal proprio cappello – cioè spinto dall’impulso ad abbandonare la stanza e uscire in strada – è perché lui stesso lo ha dichiarato in una nota autobiografica, vantandosene”.

“La politica richiede il coraggio gretto, cattivo delle risse di strada, non quello arioso delle cariche di cavalleria. La politica è l’arena dei vizi, non delle virtù. L’unico vizio che richiede è la pazienza”. Alcuni passi lasciano il lettore intento a riflettere sul nostro presente… Ritiene che la politica sia questo anche oggigiorno?
“Soprattutto oggigiorno. L’Italia e l’Europa, dopo la fine della Seconda guerra mondiale e dopo la vittoria sul nazifascismo, hanno vissuto una stagione di grandi idealità e speranze politiche, anche se quasi sempre tradite o sopraffatte. Oggi, esauritasi quella spinta, tornati prepotentemente sulla scena pubblica paura e risentimento, la politica è indubbiamente di nuovo scaduta ad arena di vizi. Ci sono indubbiamente molte differenze rispetto a cento anni fa, ma il clima sociale e politico di allora manifesta sorprendenti ed agghiaccianti analogie con quello odierno. Leggere per credere”.

Nel romanzo si trova grande attenzione alla psicologia della massa: a suo parere ancora oggi potremmo farci incantare da un Mussolini sul palco?
“Lo facciamo. Senza condizionale. Benito Mussolini è stato, senza ombra di dubbio, un formidabile innovatore del linguaggio e dell’agire politico. Il fondatore di qualsiasi populismo successivo. Un uomo del popolo – figlio di un fabbro di provincia – asceso al potere grazie a una formidabile intelligenza degli umori del popolo. E del modo di cavalcarli più che di influenzarli. La rivoluzione che apporta al linguaggio giornalistico, suo strumento di conquista del potere insieme alla violenza quadristica, è avveniristica. Niente più discorsi paludati e articolati della erudita oratoria ottocentesca. Frasi martellanti, soggetto-verbo-predicato, e tutte precedute da un ‘Io’ perentorio. Ogni frase uno slogan. Senza nessuna preoccupazione per la verità, la realtà, la fattibilità. Pura emozionalità, o mitopoiesi politica (come preferivano dire i fascisti). Gli articoli del Mussolini giornalista sono gli antenati dei tweet odierni”.

A pagina 139 leggiamo: “Il futuro esiste per riscattare i torti”. La pensa così anche Antonio Scurati o solo il narratore?
“Nelle sue giornate migliori – sempre più rare – la pensa così anche Antonio Scurati. In fondo, il fatto che possa oggi scrivere un romanzo che svisceri l’aberrazione fascista, e i lettori leggerlo e discuterlo, sta a dimostrare che il futuro ha riscattato i torti. Il futuro in cui gli antifascisti di allora speravano ardentemente, disperatamente, pur non vedendone nessun segno all’orizzonte, quel futuro siamo noi. Non dobbiamo mai dimenticarlo”.

L’APPUNTAMENTO – Sabato 22 Settembre, alle 11:30, in occasione del festival Pordenonelegge, Piazza San Marco ospiterà un incontro dal titolo “M il figlio del secolo. Dialogo su Mussolini e il fascismo”. Protagonisti Antonio Scurati e Paolo Mieli, coordina Alberto Garlini

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