Marco Giarratana, ideatore del blog "L'uomo senza tonno", è al debutto in libreria con "Romanzo con angolo cottura". Visto che lui ci è riuscito, gli abbiamo chiesto di dare qualche consiglio a chi vorrebbe cambiare vita...

Marco Giarratana, ideatore del blog L’uomo senza tonno, è al debutto in libreria con Romanzo con angolo cottura (Longanesi). Il protagonista, Marco, quando ha lasciato la Sicilia per Milano si aspettava sì la gavetta, ma pensava anche di riuscire a far presto carriera. Poi invece… la crisi, l’affitto, il lavoro che non c’è e se lo trovi è bene tenertelo anche se non ti piace. Gli anni volano via mentre lui fotocopia le sue giornate nell’open space dove scrive annunci pubblicitari per otto euro l’ora. Fino alla Settimana che Cambia Tutto, quella in cui prima viene sfrattato e poi, con tre quarti dell’open space, licenziato. Catastrofe. Ma lo è davvero? Perché non approfittarne per provare a fare qualcosa che gli piaccia davvero? E a Marco piacciono moltissimo diverse cose: la musica, il sesso, il cibo. Non per forza in quest’ordine. Nasce così il foodblog dell’Uomo Senza Tonno, il barbuto “scièf” a domicilio che prima conquista il web e poi, una cena per volta, seduce Milano e dintorni con i suoi piatti stravaganti, spesso arditi, capaci di far sorridere anche i palati più severi. Mentre fioccano i clienti e con loro incontri e situazioni impreviste, in una sarabanda di cucine, città e menu, Marco parte per un viaggio che lo porterà parecchio fuori dalle rotte già tracciate. Ma al centro esatto di questa cosa imprevedibile chiamata vita.

Visto che lui ci è riuscito, abbiamo chiesto a Giarratana di dare qualche consiglio a chi vorrebbe cambiare vita…

Come ho vinto la paura con una tazzina da caffè

di Marco Giarratana

Quando la prima volta una mia Follouà – che gli altri chiamerebbero follower – mi ha chiesto a bruciapelo di cucinare per lei e alcuni suoi amici, senza che ci fossimo mai visti prima, senza che mi fossi mai cimentato in una simile Prova di Coraggio, me la sono fatta un po’ sotto. Ma mentre mi ripetevo: No Non Farlo!, ho risposto: “Epperché no?”. È stato quello il momento in cui mi sono trasformato da disoccupato-che-prova-a-far-qualcosa-con-un-blog in Scièf a Domicilio sotto pseudonimo: L’Uomo Senza Tonno. E Superman e la kryptonite: scan-sa-te-ve. Ma come diavolo ero arrivato a quel punto?

Brlbrlbrlbrlbrlbrl [rumore di un nastro che si riavvolge].

Correva l’anno 2015. Avevo appena compiuto trentadue anni (pacca sulle spalle e auguri, eh!). Nel giro di cinque giorni sono stato sfrattato dall’appartamento in cui vivevo Solo & Soletto da cinque anni, e l’azienda dove lavoravo come web editor chiamò tutti in adunata per comunicarci che, Be’, ragazzi, sapete, la Crisi. Goodbye lavoro. Una doppietta da far stramazzare un T-Rex. Anziché scorticarmi l’anima e rosolarmi nel triste soffritto dell’autocommiserazione, Oh Mondo Infame, ho pensato che reagire, a conti fatti, fosse l’opzione più confortevole e ho iniziato con qualcosa che mi aiutasse a sentirmi bene e mi divertisse. Ci sono tre attività che rispondono a questi requisiti. Libri. Musica. Cibo. Aggiungo il Sesso come jolly, ma per una carriera nel porno era troppo tardi, così mi sono concentrato su altro.

Immaginate a questo punto uno come me, un cagasotto con panzetta e barba, un totale autodidatta, che all’improvviso decide di mettersi alla prova in un mondo che non conosce e altamente competitivo come quello dei foodblogger. Poi da cosa nasce cosa e si ritrova a spignattare nelle cucine di perfetti sconosciuti. È roba che stimola l’istinto di sopravvivenza. Fare il cuoco a domicilio mi ha portato a lavorare in luoghi sempre diversi, poco importa che i fornelli siano a gas o a induzione, che un forno di quel tipo io non l’abbia mai visto e tantomeno usato, che i piani di lavoro siano enormi o microscopici, o magari che manchi il mestolo per scagliare il brodo nel risotto e mi tocchi usare le tazzine da caffè. Sì, mi è successo anche questo: mi sono ustionato i polpastrelli, ma il piatto era una bomba. Dopo quell’impresa ero a posto, potevo affrontare qualunque cosa.

Molti mi hanno detto che sono stato coraggioso. Che parolone. Credo che coraggioso non sia chi “non prova paura” ma chi le sue paure, come un alchimista, impara a trasmutarle. Da freno diventano benzina.

Bene Tonno, mi direte voi. Tutto bello, ma che significa, qual è la perla di Tonnata Saggezza che vorresti condividere con noi? Be’, ragazzi, guardiamoci negli occhi: siamo tutti figli della Crisi, e non riguarda solo la mancanza di lavoro. É una Crisi più profonda, che con la sua incertezza cronica sta minando la nostra Fiducia In Noi Stessi. Ci siamo tutti dentro fino al collo, ma servirà a qualcosa continuare a piangerci addosso? Non credo. Però possiamo aggrapparci a quello che ci fa sentire realizzati, che ci dà la forza di andare avanti in una realtà disordinata e a tratti indecifrabile. Le passioni, quando le si coltiva anche alla faccia di dieci ore di ufficio col capo che vi ringhia addosso, possono diventare il salvagente a cui aggrapparsi quando arriva una marea di letame imprevista.

La sto facendo facile quando facile non è per niente? Lo so. Agguantare una passione, un obiettivo, e vedere dove porta può essere spaventoso, ma ne vale la pena. Per qualcuno sarà la musica, per altri arrampicare in montagna, per altri ancora vincere il campionato mondiale di tosatura delle pecore*. Per me è stata la cucina. Mi ha aiutato, per dirla con David Foster Wallace, a “toccare i trenta, magari i cinquanta, senza il desiderio di spararsi un colpo in testa”. Possibilmente divertendomi lungo la strada.

Fatelo anche voi.

#StayTuna

*Non fate quella faccia. La Nuova Zelanda si sta battendo duramente per farla accreditare come disciplina olimpica!

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