"Il segreto è nel tempo. Ogni giorno bisogna inventarsi i modi per trovare un tempo di qualità da dedicare ai figli (e solo a loro). Perché il tempo è l’unica cosa veramente nostra e regalarlo a qualcuno significa dargli una parte della nostra vita. È il miglior modo per dire ti voglio bene...". Su ilLibraio.it i consigli di Pietro Vaghi, scrittore che si occupa anche di educazione e coaching per adolescenti...

Il segreto è nel tempo. Ogni giorno bisogna inventarsi i modi per trovare un tempo di qualità da dedicare ai figli (e solo a loro). Perché il tempo è l’unica cosa veramente nostra e regalarlo a qualcuno significa dargli una parte della nostra vita. È il miglior modo per dire ti voglio bene.

Comunicare e convivere con uno o più adolescenti è una bella sfida. D’altra parte, adolescenza è sinonimo di cambiamento e quindi se vogliamo davvero dialogare con i ragazzi dobbiamo essere noi i primi a cambiare.

Ecco cinque idee semplici che possono facilitare la comunicazione con gli adolescenti:

1. “Ha sempre quel cellulare in mano, a tavola, quando parliamo, davanti alla tv…”
Ribaltiamo il problema per un attimo. Quando parli con un adolescente e il tuo smartphone vibra, è il momento per far capire quanto è importante per te. Spegnilo tu per primo, forse toglierà anche il secondo auricolare dalle orecchie e inizierà ad ascoltarti.
PS. Spegni, non metterlo silenzioso. E non sbirciare chi era 🙂

2. “Torna tardi la sera, non rispetta gli orari…”
C’era una volta la cena insieme in famiglia. È un miraggio oggi? Forse. La cosa certa è che se noi non arriviamo mai puntuali, loro faranno lo stesso il sabato sera (e il venerdì e il giovedì e ogni giorno).
Una proposta: almeno una cena sì e una no tutti insieme, stessa ora, facendo in modo di arrivare anche quando lei/lui non c’è. E farle/gli comunque compagnia (anche i papà!) quando cena da solo/a perché torna più tardi, dall’allenamento o dalle ripetizioni, o quando semplicemente è arrivato in ritardo.

3. “Arriva a casa e non parla, dice che è stanca/o, si spalma sul letto a far niente, si chiude in camera…”
Non c’è bisogno di chiedere “Com’è andata?” perché comunque si rigiri la domanda e qualunque cosa sia successa quel giorno, la risposta sarà sempre “Bene” seguita da una rapida fuga in stanza. A volte servono un ciao, un sorriso e uno sguardo affettuoso per iniziare il dialogo. Deciderà lui/lei se e quando rispondere, ma intanto il messaggio è arrivato: mi interessi tu, non cosa hai fatto oggi (di male o di bene).

4. “Quegli sguardi storti, la faccia lunga, a volte si vede che ha pianto…”
Oltre a un silenzio carico di affetto, i ragazzi hanno bisogno di molti sorrisi. E magari un po’ di ironia e autoironia. Sorridere, far ridere, lasciarsi prendere in giro. Una risata insieme può salvare qualunque crisi.

5. “Sempre lì fino a tardi su whatsapp… Ieri sera ultimo accesso alle 2:07”
Da Steve Jobs in giù i nerd della Silicon Valley hanno sempre condiviso un obiettivo educativo per i loro figli: dopo cena, in camera da letto nessuno schermo acceso (tv, tablet, pc, smartphone). Forse sarà dura con i ragazzi, ma intanto iniziamo da noi. Spegnere cellulari e tablet e parlarsi un po’ di più a letto è il primo passo per migliorare la comunicazione in famiglia.

ps. avete visto il trailer di Inside Out, vero?

L’AUTORE DEI CONSIGLI – Pietro Vaghi, trentatré anni, ha una laurea e un dottorato in Filosofia. Copywriter in un’agenzia di comunicazione, si occupa anche di educazione e coaching per adolescenti. E’ in libreria il romanzo Scritto sulla mia pelle (Salani).

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