Su IlLibraio.it la riflessione di Giovanni Fasanella, che dopo l'orrore di Charlie Hebdo si interroga sul grado di pericolosità del terrorismo islamista e sui rischi di certe reazioni all’attentato

di Giovanni Fasanella*

La strage di Parigi pone due problemi da affrontare con decisione e intelligenza. Il primo riguarda il grado di pericolosità del terrorismo islamista, la sua capacità d’azione anche fuori dai confini tradizionali, nel cuore dell’Europa. Parigi è qualcosa di diverso e per certi aspetti, se possibile, persino più preoccupante della New York dell’11 settembre. Non siamo più di fronte a un nemico che arriva da fuori per colpire i suoi obiettivi. La minaccia, questa volta, è interna: islamisti di cittadinanza francese che non agiscono come lupi solitari, ma come soldati di un esercito organizzato, dotato di mezzi economici, armi, rete logistica e anche, con ogni probabilità, di un certo consenso. E’ un terrorismo con appoggi esterni ma, al tempo stesso, con profonde radici interne: è un prodotto anche delle nostre società occidentali. Per questo è assai più insidioso e difficile da combattere. Non è più sufficiente monitorare i flussi delle correnti islamiste dal Medio Oriente e dall’Africa sino alle frontiere europee. Occorre agire anche in casa nostra. La strage nella redazione di Charlie Hebdo è opera di giovani con precedenti, già noti all’intelligence e alle autorità di polizia francesi. E il fatto che abbiano potuto agire indisturbati -tra l’altro, contro un obiettivo anch’esso notoriamente e da tempo nel mirino dell’Isis- dice quanto sia urgente alzare anche il livello dell’attenzione interna.

Il secondo problema riguarda certe reazioni all’attentato. Si sono sentite pronunciare parole sconcertanti da leader politici e si leggono sui giornali titoli e commenti ancora più sconcertanti. L’assioma xenofobo secondo cui mondo arabo, religione islamica e terrorismo islamista sarebbero un tutt’uno, solo diverse facce di uno stesso nemico della civiltà occidentale e cristiana a cui rispondere lanciando una moderna crociata, oltre ad essere culturalmente e politicamente rozzo, è quanto di più lontano ci possa essere dalla storia e dalla realtà. Reazioni scomposte, annebbiate dall’emozione e da istinti in libertà, che finiscono per avvantaggiare il terrorismo islamista, invece di aiutare a combatterlo. Persino un bambino capirebbe che, se si fa di tutta l’erba un fascio, l’unico risultato è quello di ampliare l’area della simpatia intorno ai boia di Parigi. E a quelli ancora dormienti, ma pronti a colpire in qualsiasi altra parte d’Europa.

*L’autore è giornalista, documentarista e sceneggiatore. Tra i suoi libri, pubblicati da Chiarelettere, Intrigo internazionale, scritto con Rosario Priore 

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