"Un'educazione sentimentale" in otto tappe. Così è stato definito "Cyrano - L’amore fa miracoli", il nuovo programma di Massimo Gramellini, in onda da venerdì su Rai3, in prima serata. ilLibraio.it ne ha parlato con il conduttore e con lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi (tra gli autori)

Un’educazione sentimentale” in otto tappe. Così è stato definito Cyrano – L’amore fa miracoli, il nuovo programma di Massimo Gramellini, che vedrà la partecipazione di Ambra Angiolini e di molti ospiti. La prima puntata andrà in onda domani (venerdì 23 marzo, ndr), alle 21.15, su Rai3.

In ognuna delle puntate verranno lette le lettere più significative arrivate alla “Posta del Cuore” del programma e, con i protagonisti, si racconteranno le storie d’amore che hanno fatto la cronaca. Gramellini, tra l’altro, dimostrerà come i grandi classici della letteratura sono in grado di rispondere agli interrogativi sentimentali di oggi e racconterà alcune tra le relazioni più iconiche del Novecento. L’autore di Fai bei sogni, firma di punta del Corriere della Sera, concluderà ogni puntata con una favola della buonanotte.

Ci sarà anche spazio per quella speciale forma di amore che è l’amicizia, nello spazio “Due sul Divano” a cura del giornalista Malcom Pagani, mentre Margherita Vicario racconterà i sentimenti attraverso la musica.

Ma per conoscere meglio il programma (una produzione originale Rai, ndr), e per sapere quanto spazio troverà la letteratura, abbiamo intervistato lo stesso Gramellini ed Emanuele Trevi, uno degli autori.

Tre domande a Massimo Gramellini, conduttore

Gramellini

Com’è nata l’idea del programma?
“Avete presente la celebre frase di Re Artù ‘Siamo stati costretti ad andare nel mondo in cerca di avventure perché non eravamo più capaci di viverle nei nostri cuori’? Ecco, volevo proprio tornare lì dentro; volevo un viaggio che avesse come presupposto l’amore: l’amore che non ha un perché, ma è il perché. Com’è possibile che ogni volta che si parla di sentimenti si scivola sempre nel pettegolezzo, nel morboso, tra imbarazzi e superficialità? La sfida che si lancia Cyrano è di far parlare il cuore seriamente, senza vergogna, divertendoci, emozionandoci, commuovendoci”.

Quanto è importante, da scrittore, riuscirà a parlare (anche) di libri in televisione, e in particolare di classici?
“Molto. A volte ci dimentichiamo che lì dentro, a saperli leggere, ci sono tutte le risposte alle nostre domande. Anche a quelle che non sapevamo di avere”.

Tra gli ospiti del programma ci saranno anche scrittrici e scrittori?
“Saranno ospiti soprattutto i personaggi. Scrittori e scrittrici sono presenti tutte le settimane nel mio programma Le parole della settimana: in Cyrano volevo che a parlare fossero le storie, i protagonisti, non i loro narratori. Nella prima puntata, ovviamente, comincerò con Cyrano: chi era davvero l’inventore della frase ‘Un bacio è un apostrofo rosa tra le parole T’amo’? Quanto è contemporanea la sua figura, quanto è eroica, complessa e struggente?”.

Tre domande a Emanuele Trevi, uno degli autori del programma

Quali saranno i classici della letteratura protagonisti delle puntate?
“Si va da un classico della letteratura antica come La favola di Amore e Psiche di Apuleio a un capolavoro del tardo novecento, L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez, passando per Romeo e Giulietta, Orgoglio e pregiudizio, Il grande Gatsby. Sono tutti racconti che hanno creato una vera e propria mitologia del sentimento. Paradossalmente, hanno influenzato la nostra vita sentimentale anche nel caso in cui non li abbiamo mai letti direttamente”.

E con quali criteri sono stati scelti?
“Le scelte sono sempre dolorose, perché implicano delle esclusioni, anche di cose che, prima di metterci concretamente le mani, ti sembravano perfette. Faccio un esempio: eravamo sicuri, fin dalla prima riunione in cui abbiamo messo giù una lista di titoli, che avremmo fatto una puntata con Cime tempestose. All’atto pratico, però, è una costruzione narrativa troppo distante da quello che cercavamo, diventava troppo rischioso. Abbiamo sempre evitato che la trama sovrastasse lo spazio necessario a Massimo (Gramellini, ndr) per esprimere una sua visione”.

Lei è un raffinato scrittore, oltre che un critico letterario: com’è stato dedicarsi alla scrittura televisiva?
“Ho lavorato molto alla radio, ma sempre conducendo io i programmi, e scrivendo molto poco, solo degli appunti, delle scalette. Quindi è stata un’esperienza molto bella e nuova. Fondamentalmente, ho familiarizzato con il modo in cui Massimo parla in tv, sfruttando Youtube, e poi sono andato avanti come ho fatto sempre lavorando in teatro, cioè cercando il più possibile di scrivere con le cadenze dell’oralità, e pensando sempre a Gramellini come a un attore, più che come a un conduttore. Invece, ho tralasciato tutte le considerazioni che di solito si fanno sulla televisione, del tipo: è necessario essere molto semplici, il pubblico si annoia subito, e tutte quelle ‘regole’ che mi sembrano assolutamente arbitrarie… ho puntato tutte le mie carte su Massimo, perché so che è una persona capace di far ‘passare’ contenuti anche molto alti con il mezzo televisivo. Se non stimi una persona, è meglio che non inizi nemmeno a lavorarci assieme. Vale anche per il teatro, dove ho sperimentato che il criterio fondamentale è scrivere per chi ti piace”.

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