"La distopia permette di prevedere il futuro, o almeno alcune possibilità, e potenzialmente di evitare che si avverino", racconta, intervistata da ilLibraio.it, Helen Phillips, in libreria con "La bella burocrate", romanzo che riflette "sulla tendenza della tecnologia a registrarci come numeri piuttosto che come individui"... Tra le ispirazioni, Margaret Atwood e il nostro Italo Calvino...

“Se il mercato del lavoro non fosse stato così squallido da così tanto tempo, se l’estate non fosse stata così cupa e afosa”, Josephine non avrebbe accettato il lavoro. Inserire date e verificare nomi in un database, per otto ore al giorno. La bella burocrate dell’americana Helen Phillips (Safarà Editore, traduzione di Cristina Pascotto) è la storia della trentenne Josephine e di suo marito Joseph, che hanno lasciato il Midwest per cercare lavoro a New York.

Helen Phillips
Helen Phillips – foto di Andy Vernon-Jones

Quello che la Grande Mela ha loro da offrire, oltre a una catapecchia in subaffitto, è un lavoro da “burocrate”, in un palazzo di cemento grigio, senza finestre. Giorno dopo giorno le azioni ripetitive e monotone, l’ambiente di lavoro asfissiante e strani avvenimenti rendono la vita della coppia sempre più difficile.

“Si sentiva come un’aliena. Come se mai prima fosse stata esposta al modo in cui vanno le cose sulla Terra: che potevi tornare a casa da qualcuno che teneva a te…”, scrive Helen Phillips a metà del libro, quando ormai l’estraniamento di Josephine è totale. Quello in cui si muove la coppia, infatti, è un mondo freddo e inospitale, in contrasto con i ricordi dei loro primi anni insieme, in una terra verde e fertile. Ma da cui, a un certo punto, Joseph sembra essere risucchiato.

Il suo romanzo ci vuole forse mettere in guardia dalla tecnologia?
“La storia di Josephine mi è venuta in mente quando facevo un lavoro che richiedeva delle mansioni di data entry. Immettere informazioni su delle persone sconosciute in un sistema mi ha fatto riflettere sulla quantità di dati registrati per mondo. Il romanzo è una sorta di riflessione sulla tendenza della tecnologia a registrarci come numeri piuttosto che come individui”.

Dal suo romanzo fino al rinnovato interesse per Margaret Atwood: la distopia sta tornando in auge?
“Di sicuro a me piace, ma sembra che interessi anche molti altri lettori. Riscaldamento globale, estremismi politici, avanzamento tecnologico sono temi che fanno riflettere sul possibile futuro dell’umanità. La distopia permette di prevedere il futuro, o almeno alcune possibilità, e potenzialmente di evitare che si avverino”.

La realtà influenza la letteratura distopica?
“I miei romanzi partono dalla realtà anche se sono ambientati in mondi leggermente diversi. Un articolo sulla decimazione delle api o una macchia sul muro possono servirmi da spunto per una storia che si svolge in una distopia. Ma sono sempre mondi ben poco diversi dai nostri”.

Invece i libri possono influenzare la realtà?
“Spero che i lettori riconoscano il loro mondo riflesso in quello fittizio, così da vederlo sotto una prospettiva diversa. Inoltre i romanzi donano empatia e permettono di sviluppare la fantasia, oltre a suscitare puro terrore (almeno nel caso della distopia), in grado di influenzare il comportamento quotidiano di alcuni lettori”.

La realtà cittadina in cui si muove la coppia è spesso in contrapposizione con i loro ricordi della campagna: un tema che al lettore italiano lo stesso Italo Calvino. Quali sono, invece, gli autori che l’hanno ispirata?
“Calvino è una delle influenze più importanti sul mio lavoro. Ho letto le sue Città Invisibili, una rivelazione: ho capito che un libro per essere un romanzo non deve sembrarlo per forza. E mi ha dimostrato che la narrativa non sempre segue un arco tradizionale, come nel caso di Se una notte d’inverno un viaggiatore. Altre influenze provengono da Margaret Atwood, Jorge Luis Borges, Dino Buzzati, Lydia Davis, Franz Kafka, Jamaica Kincaid, Ursula K. LeGuin, Kelly Link, Gabriel García Márquez, Haruki Murakami, Jenny Offill e Kurt Vonnegut”.

L’AUTRICE IN ITALIA – Helen Phillips incontrerà i suoi lettori italiani in occasione del Festivaletteratura di Mantova venerdì 8 settembre alle ore 15,45 presso il Conservatorio Campiani con Marcello Fois. E a Bologna, sabato 9 settembre alle ore 18, presso la Libreria Coop Zanichelli in Piazza Galvani, 1/H.

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