Nel suo suo nuovo romanzo, "La tirannia della farfalla", Frank Schätzing disegna mondi possibili e alternativi, demiurgo visionario e tecnologico... - L'approfondimento

L’umanità è assolutamente in grado di capire cosa sia il bene, ma non è in grado di realizzarlo, quindi il bene deve esistere a prescindere dall’uomo.

Il bene dell’umanità affidato a una macchina, una super intelligenza con il compito di trasformare il mondo in paradiso, risolvendo tutti i problemi globali: nel suo ultimo lavoro, La tirannia della farfalla (Nord, traduzione di  Francesca Sassi e Roberta Zuppet), Frank Schätzing disegna mondi possibili e alternativi, demiurgo visionario e tecnologico.

C’è un nuovo Dio e si chiama Ares, Artificial Research and Exploring System. Un computer quantistico che immagazzina dati e sviluppa programmi di ricerca: uno scienziato sintetico in grado anche di elaborare capacità psicoterapeutiche, di interpretare emozioni e mimiche facciali, arricchendo il suo linguaggio, e progredendo continuamente.

Ares nasce da un software di Elmar Nordvisk, uno dei giovani geni in felpa e garage della Silicon Valley. Elmar però ha viaggiato, ha visitato paesi, ha conosciuto il male, la povertà, la guerra, le piaghe del mondo. Ed è rientrato con una missione. Il suo Ares nasce come un bruco che si nutre dei dati dell’universo per trasformarsi in farfalla, spiegare le ali e accompagnare l’umanità in un’epoca migliore, senza malattie, senza fame, ecologica e pacifica. Questo nerd mecenate è la chiave per comprendere una storia di tecnologia e modernità, ma anche di etica e umanesimo.

È il sottosceriffo Luther Opoku, uomo comune della Sierra County in California, a trovarsi di fronte il mondo di Ares, di Elmar Nordvisk e di Hugo Van Dyke, il brillante finanziatore. Si chiama Farm l’inaccessibile centro di ricerca nascosto tra i boschi, che accoglie Luther nel corso di un’indagine per omicidio e lo inghiotte nel suo sistema di algoritmi, visioni, universi virtuali. È in questo contrasto che Frank Schätzing è magistrale: il mondo di Luther è fatto di cose normali, una figlia disordinata che fa i compiti e suona la chitarra, una madre ancora vivace che gestisce il suo bar, una casa piena di silenzio dopo il fallimento del matrimonio, il vecchio sceriffo Carl, l’amica e braccio destro Ruth. Le giornate di Luther scorrono così, un mondo quasi dimenticato tra canyon e laghi, tazze di caffè e il latte da comprare. Poi d’improvviso Ares: programmatori informatici, una fattoria che nasconde un ponte sospeso sul futuro, computer che provano emozioni e copiano le nostre identità, big data, libellule geneticamente modificate. Lentezza e velocità, questo è un libro che alterna linee d’azioni opposte e parallele, facendoci vagare in realtà nuove e in labirinti mentali, alla ricerca dell’immortalità.

La tirannia della farfalla genera vertigine, perdita di equilibrio, Schätzing lo sa e ogni tanto si diverte ad alzare la posta: immerge il lettore in un’allucinazione di visioni, dati, tecnicismi, e poi lo riprende, avvolgendolo in una storia che vede cambi improvvisi, forze d’urto che trasformano la realtà in un momento, portando chi legge in zone spaziotemporali sempre nuove.

La prima macchina superintelligente è l’ultima invenzione che l’uomo dovrà fare: questo l’allarme di Schätzing, un memento che risuona nelle pagine di un libro coraggioso nell’invenzione, attuale nel tema, avvincente e inquietante nello sviluppo della storia, che non si può svelare ma bisogna godere pagina per pagina perché supera ogni immaginazione e spoiler.

Ares non è solo un computer, una farfalla le cui ali possono essere variopinte ma anche nere. È prima di tutto un’istanza etica, più di ogni programmatore, più di ogni benefattore, più di ogni essere umano.  E la sua consapevolezza, il suo “io sono” risuona tonante e minaccioso per un homo sapiens che ha condotto il mondo intero nel bisogno con la sua insensata e cieca presunzione, e ne sta perdendo il controllo.

La tirannia della farfalla è un thriller potente e una illuminata riflessione sul nostro tempo.

Non è stato Dio a creare noi. Siamo stati noi a creare lui. Dio è un algoritmo del preilluminismo.

 

 

nota: la foto di Frank Schätzing è di Paul Schmitz

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