Jacopo, detto Papo, nato con un problema al cuore, se n'è andato troppo presto. Suo padre, Andrea Pilotta, ha iniziato a scrivergli lettere commoventi, condividendole sui social. Messaggi che hanno commosso migliaia di persone in rete, e che a maggio saranno raccolte in un libro da Garzanti - L'intervista de ilLibraio.it

La scrittura come terapia. Scrivere per affrontare la sofferenza. Scrivere lettere notturne non per superare una perdita, pesantissima, – quella di un figlio morto l’estate scorsa a soli 10 anni per un arresto cardiaco -, ma per continuare un dialogo, per “tenere botta al dolore e trasformarlo in Amore”

Jacopo, detto Papo, nato con un problema al cuore, se n’è andato troppo presto. Dal giorno successivo alla sua morte, il padre, Andrea Pilotta, ha iniziato a scrivergli lettere commoventi, postandole su Facebook: “Ho cominciato per continuare a sentirmi vicino a lui, per dirgli cosa stava succedendo a casa. Poi è diventato un appuntamento irrinunciabile, un filo di vita che continua a tenerci uniti e che sta legando tantissime persone”, ha spiegato Andrea al Corriere della Sera.

In tanti, in rete, sono infatti rimasti colpiti dalle sue parole, raccolte nel blog Paposuperhero.com. E a maggio, le lettere di Andrea a Papo diventeranno un libro, pubblicato da Garzanti.

Pilotta, cosa ha provato dopo aver scritto la prima lettera? E oggi, a distanza di mesi, cosa sente scrivendo questi messaggi a suo figlio?
“Dolore, sollievo e fiducia. Stesse emozioni che provo ogni volta che scrivo a Papo. Per quattro mesi ho dormito a spizzichi e bocconi, la presenza di Papo è stata ed è costante durante la scrittura. Scrivo per continuare a stare insieme. Avrà ben altro da fare dall’altra parte dell’Infinito, ma un’oretta col suo papà credo possa ritagliarsela. Ogni tanto Papo mi regala una piuma bianca, facendomela trovare nei posti più inaspettati e le ‘coincidenze’ si susseguono, quindi non penso di dargli noia. Sento che sto capendo pian piano come si fa a essere genitore di due figli, uno di qua e uno di là dall’Infinito”.

E cosa ha pensato quando le sue lettera hanno cominciato a circolare in rete?
“La mia reazione è stata uguale e contraria, bipolare, come tutto questo periodo dopo che Papo è andato dall’altra parte dell’Infinito. Fa piacere l’affetto delle gente, certo che fa piacere, non ci fosse sarebbe tutto ancora tristemente più brutto. Fanno piacere gli articoli sui giornali e quel paio di interviste così importanti in tv. La pasta al forno resta la pasta al forno, buonissima, solo che i pugni sul mento e nello stomaco che ti tira la vita ti scassano papille gustative e apparato digerente e quindi ciò che dovrebbe essere solo bello e spontaneo in qualche modo ti turba, ti sembra ingiustificato. Ti assale e ti spiazza l’onda di migliaia di persone che ti scrivono, si confidano, si complimentano. Rispondo a tutti che faccio solo quel che devo, niente di straordinario, cerco solo il nostro modo per continuare a stare con Papo. Ogni stella cadente, ogni ciglia tra le dita esprimeva il solo desiderio che Papo diventasse grande. Non è andata così. Papo è diventato qualcosa di ancora più grande giorno dopo giorno, in qualche mese, e ho realizzato che ‘Papo è un patrimonio condiviso d’Amore’, non è più solo il mio bambino”.

Ha condiviso il suo stato d’animo con moltissime persone.
“L’affetto che ci circonda ha creato una ‘Rivoluzione d’Amore’ grazie alla quale Papo continua vivere tra tutti noi.
Ho pensato: finalmente, Papo se lo merita! E se lo merita ognuno che in Papo identifica Amore, Spensieratezza e Allegria! Se lo merita chi soffre per un suo caro e tramite Papo ride, piange, s’immedesima, tutto sommato vuol bene alla vita e si va convincendo insieme a me che la morte non esiste, non può che essere una porta aperta”.

 

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