"In questa nostra società piena di contraddizioni, è sempre più difficile trovare conforto. In questo senso, la lettura può venirci in soccorso...". Su ilLibraio.it l'intervento dello scrittore Michaël Uras, in libreria con "Le parole degli altri": "Leggere vuol dire cercare il silenzio in un mondo in cui il silenzio è visto come un elemento negativo"

In questa nostra società piena di contraddizioni, è sempre più difficile trovare conforto. In questo senso, la lettura può venirci in soccorso. Ecco perché si moltiplicano i club di lettura, i caffè letterari, i blog: tutti vogliono aiutarci a scegliere il libro giusto, quello che, forse, ci farà sentire meglio.

Mi sembra che i classici siano un rifugio sicuro dove trovare conforto. A ben vedere, hanno dimostrato il loro valore superando la prova del tempo. Quando c’immergiamo nell’opera di Proust, abbiamo già un’idea piuttosto precisa di quello che stiamo per leggere (ovvero il nostro orizzonte d’attesa) perché su di lui e sui suoi libri è stato scritto tutto, è stato detto tutto. Ci aspettiamo frasi lunghe, duchi e duchesse di altri tempi.

Ma in quell’opera ciascuno di noi vi troverà qualcosa di molto personale, ed è proprio questo l’aspetto interessante della lettura, e quindi della biblioterapia. E Proust (potrei citare anche un altro autore) ci può aiutare a comprendere meglio il dolore, la separazione, l’amore…

Sono un professore di lettere, perciò cerco di trasmettere il mio amore per la lettura ai miei alunni. Non è semplice. I giovani spesso fanno fatica a immergersi nei libri: la lettura spaventa, fa paura proprio perché è consigliata dall’insegnante.

Da scrittore, evoco spesso il potere della letteratura. In Io e Proust, il mio primo libro, racconto la storia di un uomo che impazzisce per via della sua passione smisurata per l’opera di Proust. La letteratura lo consuma lentamente, lo allontana dalla società. È il suo punto debole. Al contrario, ne Le parole degli altri, il mio protagonista è un biblioterapeuta, una sorta di medico che cura non con le medicine, ma con i libri!

La letteratura è stata una guida, un sostegno, per molti secoli. Al giorno d’oggi, ci serve semplicemente un po’ d’aiuto per ritrovarla. Perché ci sono tanti “trattamenti” diversi per risolvere i nostri problemi. Perché esistono milioni di libri. Perché bisogna accettare di trovarsi soli di fronte all’oggetto e al silenzio. Leggere vuol dire cercare il silenzio in un mondo in cui il silenzio è visto come un elemento negativo. Il rumore è ovunque. Il biblioterapeuta – ma anche il bibliotecario o il libraio – sono la luce nel labirinto dei libri. Loro ci guidano.

È ciò che fa Alex, il biblioterapeuta, nel mio romanzo Le parole degli altri.

michael uras

L’AUTORE E IL LIBRO – Figlio di padre sardo e madre francese, Michaël Uras è nato in Francia nel 1977. La grande passione per i libri lo ha portato verso studi letterari, conclusi alla Sorbona di Parigi, e a fare l’insegnate di lettere in una scuola superiore in Francia. Già autore di Io e Proust (Voland, 2014), Uras torna nelle librerie italiane con il suo nuovo libro, Le parole degli altri, Nord; un romanzo sull’arte di curare le persone con i libri: il protagonista, Alex, dovendo decidere cosa fare nella vita, sceglie di dedicarsi alla biblioterapia e, invece di prescrivere farmaci, prescrive consigli di lettura, per far stare meglio i suoi pazienti. E funziona: funziona con il ragazzo innamorato che non riesce a dichiararsi, funziona con il calciatore travolto dal successo, funziona con l’uomo d’affari che ha smarrito se stesso. Finchè anche Alex avrà bisogno del potere salvifico delle parole, senza sapere da che libro cominciare, perché è sempre più facile consigliare gli altri che se stessi.

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