Basta soffermarsi sulle varie ipotesi relative alla sua identità. La realtà è che con soli sei brani Liberato è riuscito a conquistare un pubblico vasto, di napoletani e non. Puntando sulla serialità dei video e facendo della cultura partenopea un vero e proprio stendardo, pur con uno sguardo rivolto all'esterno - L'approfondimento, canzone per canzone

9 maggio è una data importante per tutti i fan di Liberato. E non solo perché è il giorno in cui si è esibito per la prima volta nella sua città, Napoli, alla rotonda Diaz, sul lungomare di Chiaia, ma anche perché è il punto focale attorno a cui sembra ruotare tutta la produzione del cantante sconosciuto. Di Liberato, infatti, non si sa praticamente nulla. Come a novembre, al concerto del Club To Club di Torino, nemmeno durante l’esibizione a Napoli ha rivelato la sua identità, presentandosi sul palco accompagnato da tre figure con il volto coperto da una bandana.

Il cantante è arrivato dal mare e, ovviamente, ha aperto il concerto con la canzone NOVE MAGGIO. A seguire, GAIOLA PORTAFORTUNA, ME STAJE APPENNENN’ AMÒ, INTOSTREET, JE TE VOGLIO BENE ASSAJE, per finire con TU T’È SCURDAT ‘E ME. Durante il concerto, durato appena un’ora, c’è stato spazio anche per un omaggio a Pino Daniele sulle note di Quanno Chiove.

Inutile soffermarsi sulle varie ipotesi relative all’identità di Liberato. Alcuni sostengono che la segretezza derivi da una scelta di marketing e che dietro quel nome non si nasconda una sola persona, bensì un collettivo di artisti. In ogni caso, l’unica cosa a cui si può far riferimento, per ora, è la sua produzione musicale. Una produzione che con soltanto sei brani è riuscita a conquistare un pubblico vasto, di napoletani e non.

NOVE MAGGIO

“Nove maggio m’hê lassato so’ rimasto sott’ ‘a bott’, ‘mpressiunato”

14 febbraio 2017, San Valentino. Esce il primo brano di Liberato. Il video è girato tra le strade di Napoli, dalla periferia a Piazza del Plebiscito: scorci del golfo, un murale di Maradona, la scritta “Kiatto vive”, motorini e sneakers. Mostra una ragazzina con un abbigliamento streetwear che balla e canta in playback il testo della canzone.

Quando viene pubblicata, l’unica informazione che si conosce del cantante è la sua provenienza: Napoli. Si sa anche un’altra cosa, però: il video è firmato da Francesco Lettieri, che da questo momento in poi sarà il regista di tutti i video di Liberato. Napoletano, classe ’85, Lettieri ha iniziato a girare clip musicali con quello che all’epoca era il suo coinquilino Giovanni Truppi, lavorando poi per artisti come Calcutta, Motta, i The giornalisti, Emis Killa Davide Petrella.

TU T’E SCURDAT’ ‘E ME

“Na rosa ‘e ciento spine si stong senz’ ‘e te ca piogg’ dint’ ‘o core tu t’hê scurdat’ ‘e me”

È il 9 maggio e arriva il secondo video di Liberato che racconta la storia d’amore tra un ragazzo dei quartieri e una tipica posillipina. Lui è Adam, lei Demetra. Conosciamo la loro relazione attraverso alcune immagini che li mostrano a Marechiaro, avvinghiati davanti a un altarino della madonna o in un bar, contro le slot, durante una partita del Napoli. Si capisce subito che la storia non può funzionare. Lei è a disagio insieme agli amici di lui, a passarsi una canna seduta sul marciapiede di una strada vuota; dall’altra parte lui non appartiene al mondo di lei, fatto di camicie e feste chic in piscina. Così il video si chiude su Adam, presumibilmente alla fine della relazione, da solo, mentre fuma sul lungomare di Mergellina.

GAIOLA PORTAFORTUNA

“‘A voce ‘e ‘na sirena quanno stev’ assieme a te, il cuore mi batteva mo’ diceme pecché nun me vuo’ cchiù, je t’o ggiuro maje giuro maje cchiù. St’appucundria ciente lacreme pe ‘na bucìa”

La terza canzone di Liberato si discosta leggermente dalle precedenti. GAIOLA PORTAFORTUNA parla sempre di sofferenza amorosa ma, a differenza delle prime, ha un ritmo molto meno malinconico e cupo. A dire il vero, le sonorità del brano rimandano alle classiche hit estive, ma il fatto che sia stato pubblicato a settembre fa intuire la volontà di distaccarsi più che mai dai tormentoni stagionali. Il video è ambientato sempre nella solita città, ma protagonista questa volta non è la Napoli “dei ragazzini” con il taglio all’Insigne e la rasatura di lato a cavallo del T-Max, ma la Napoli della Gaiola e della zona di Castel Volturno, che sembra assomigliare più a territori latini che all’Italia. L’intuizione del video, infatti, è proprio quella di far credere allo spettatore di trovarsi a Cuba, mentre in realtà siamo vicino alla zona abusiva di Villaggio Coppola.

ME STAJE APPENNENN’ AMÒ

“M’ê ‘ppicciato ‘o core e po’ te ne vaje ‘n’ata vota ancora, but don’t ask me why, m’ê mannat’ afore stongo tutt’ I love you è ‘na croce d’oro si tu non ce stai cchiù”

Presentata per la prima volta al Club To Club di Torino, la quarta traccia di Liberato, come le precedenti, è una canzone romantica e ruota intorno alla domanda: “Perché mi stai lasciando, amore?”. Dall’ultima canzone in particolare, il nuovo singolo riprende il desiderio di raccontare un lato “diverso” di Napoli. Il video di ME STAJE APPENNENN’ AMÒ si apre con la confessione di Rosa Rubino, attivista transessuale, e racconta ancora una volta la città di Napoli, concentrandosi però sul tema LGBT. Il regista, Francesco Lettieri, ha dichiarato in un’intervista a RepubblicaXL di essersi documentato molto prima di girarlo, proprio per non rischiare di trattare l’argomento con superficialità: “Piuttosto mi premeva il voler spiegare ancora una volta che essere transessuali non vuol dire essere una prostituta”. Gli scorci sono quelli notturni dello stadio San Paolo, delle discoteche, di Mergellina e di Piazza del Plebiscito alle sei di mattina. Nei credits si ringraziano il comitato Arcigay Antinoo di Napoli e l’Arcigay Vesuvio Rainbow di Torre Annunziata.

INTOSTREET e JE TE VOGLIO BENE ASSAJE

“Me so’ ‘mbriacato ‘e te pecché non pozz’ sta’ senza ‘e te stu vase è na canzone pe’ te fa turnà guardame ‘int all’uocchie senza parlà”

Il 2 maggio esce INTOSTREET e in pochissimi giorni raggiunge circa due milioni di visualizzazioni. Il video vede protagonista un personaggio già conosciuto, Adam di TU T’E SCURDAT’ ‘E ME. La storia racconta i giorni del 2 e del 3 maggio e chi ha seguito il percorso di Liberato già comincia a collegare tutti i tasselli seminati nel corso della produzione del cantante. Questa volta Adam sta frequentando una ragazza diversa da Demetra, capelli neri, cerchi argentati alle orecchie e felpa fucsia. Anche con lei, però, le cose sembrano non andare bene: infatti, poche scene dopo, scopriamo che Adam si sente ancora con Demetra (si inviano messaggi audio lunghissimi, anche mentre sono al bagno). I due si rivedono e passano una notte insieme, ma il 9 maggio li ritroviamo per la strada: lui con la ragazza dell’inizio e lei con un altro, che dall’abbigliamento si direbbe molto più vicino al suo mondo.

“‘O saccio ca parti dimane don’t go, addò vaje? ‘na vota diciste ‘na cosa nun t’ ‘a scurdà maje cu’ l’uocchie pittate ‘e smeraldo e ‘o core p’ ‘a via diciste: tu si tutta ‘a vita mia”

A distanza di poche ore dal rilascio dell’ultimo video, esce JE TE VOGLIO BENE ASSAJE, che racconta la stessa storia di INTOSTREET, ma attraverso lo sguardo di Demetra. Da questo video è ancora più evidente la differenza sociale tra i due protagonisti. Differenza che nei precedenti è soltanto vagamente intuita da alcuni dettagli. Adesso conosciamo le abitudini di Demetra, vediamo la sua casa, i suoi genitori e i suoi amici. La osserviamo sfilare davanti al Cinema Posillipo e durante le solite feste in piscina. Per poi tornare al fatidico 9 maggio, giorno dell’addio, in cui i due ragazzi, rispettivamente in compagnia di altri, si lanciano un ultimo sguardo sul lungomare.

Con questi ultimi video si definisce la serialità iniziata con il primo brano di Liberato, comunicata anche dall’immagine della catena intrecciata che, se da un lato rappresenta le due prospettive che si intersecano, dall’altra è anche il simbolo dell’infinito e quindi di un racconto che, potenzialmente, potrebbe non finire mai.

liberato

Tutte le canzoni di Liberato sono cantate in dialetto stretto e fanno riferimento, non solo nei testi ma anche nei video, a uno scenario e a un immaginario prettamente partenopeo. Eppure, sembra che il riscontro più grande, almeno inizialmente, sia provenuto da città come Roma e Milano. È vero che Napoli è diventata, soprattutto ultimamente, l’arena preferita di molte narrazioni, tra libri, film e serie tv, ma i testi di Liberato fanno della cultura napoletana un vero e proprio stendardo. Nonostante questo, riescono a essere comunicativi anche per chi non conosce affatto quella lingua e quel territorio. Probabilmente perché il suo sguardo non è stato rivolto da subito alla propria terra, ma all’esterno. È come se il cantante avesse preso da fuori una musica nuova, fresca, per poi rielabolarla con un testo e una voce neomelodici, trovando così un linguaggio locale e globale allo stesso tempo.

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