La scuola della disobbedienza

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Sinossi

Questo libro raccoglie gli scritti relativi alla vicenda che dal 1965 vide coinvolto don Lorenzo Milani in un processo per apologia di reato, per aver difeso l’obiezione di coscienza alla coscrizione militare. In apertura proponiamo la lettera ai giudici, conosciuta anche come L’obbedienza non è più una virtù, arringa con cui don Milani rispose all’accusa. Segue la lettera con cui il priore di Barbiana replicò a un documento dei cappellani militari in cui si definiva l’obiezione di coscienza «un insulto alla patria, estraneo al comandamento cristiano dell’amore ed espressione di viltà». Questa lettera è all’origine della denuncia che porterà don Milani a processo. Presentiamo poi le lettere che durante il procedimento giudiziario don Milani indirizzò all’avvocato difensore assegnatogli d’ufficio. Per aver difeso gli obiettori di coscienza «un insulto alla patria, estraneo al comandamento cristiano dell’amore ed espressione di viltà». Questa lettera è all’origine della denuncia che porterà don Milani a processo. Presentiamo poi le lettere che durante il procedimento giudiziario don Milani indirizzò all’avvocato difensore assegnatogli d’ufficio. Per aver difeso gli obiettori di coscienza, dopo un’assoluzione in primo grado, il priore di Barbiana è condannato in appello, ma il reato – recita la sentenza sopraggiunta postuma – «è estinto per la morte del reo». Introduce i testi una premessa di Roberta De Monticelli (Dell’obbedienza e della servitù). Seguono alcuni scritti civili di don Milani: L’acqua è di tutti. Lettera dalla montagna; Non di solo pane. Lettera a Ettore Bernabei; Meno che uomini. Lettera a un magistrato (i titoli sono redazionali). Il libro si chiude con una testimonianza di padre Ernesto Balducci (1922-1992) su don Milani, scritta nell’anno della morte del priore di Barbiana (1967). Lo stesso padre Balducci fu sottoposto a processo per aver difeso pubblicamente l’obiezione di coscienza, e condannato per apologia di reato. Passerà otto mesi in carcere. Il titolo del libro riprende un’espressione di don Milani ricordata da Roberto Saviano, che ringraziamo per questo, durante la manifestazione «Dimettiti» organizzata da Libertà e Giustizia al Palasharp di Milano il 5 febbraio 2011.

Don Lorenzo Milani (1923-1967). Si avvicina al cristianesimo all’età di vent’anni e a ventiquattro è ordinato sacerdote. Diventa cappellano a San Donato di Calenzano, importante centro operaio vicino a Firenze, dove avvia il suo esperimento di istruzione popolare contro la scuola classista che condanna i più poveri all’ignoranza, dunque alla servitù. È un prete scomodo per la Chiesa, che sceglie di isolarlo esiliandolo in una minuscola comunità sopra Firenze: Sant’Andrea a Barbiana. Siamo nel 1954. Nel 1965 don Milani scrive una lettera aperta a un gruppo di cappellani militari che in un loro comunicato ufficiale avevano definito vile e anticristiana l’obiezione di coscienza. Il gesto gli costa un rinvio a giudizio per apologia di reato e una condanna postuma. Con i ragazzi della scuola di Barbiana don Milani compie una straordinaria avventura umana e spirituale, culminata nel maggio del 1967 con la pubblicazione di Lettera a una professoressa, opera collettiva oggi letta in tutto il mondo.

  • ISBN: 8861907296
  • Casa Editrice: Chiarelettere
  • Pagine: 112

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