La perdita

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Sinossi

La «perdita» è un tema da un lato troppo presente, dall’altro ancora lontano: idea assillante ma sospesa sul vuoto dell’esperienza che avrebbe potuto sostanziarlo di pensieri e sentimenti reali. Forse la condizione «giusta», né troppo dolorosa né troppo distaccata, per pensare la morte propria e delle persone che abbiamo amato, non si dà mai. La morte, come coscienza che siamo destinati a scomparire «a uno a uno», come dicono Rossanda e Fraire, è il «grado zero» della rappresentazione, l’«impensabile». Tra tutte le opposizioni «incomponibili» che danno un’impronta «tragica» alla vita, la più resistente ai nostri sforzi di pacificazione è sicuramente quella di un Io costretto a riconoscersi straniero nel proprio corpo, parte del ciclo biologico e, al medesimo tempo, di una «natura» speciale, irriducibile alla materia di cui sono fatti gli altri viventi. «C’è un momento in cui “pensare e scrivere la morte” non è più quell’impresa ardua che viene lasciata ai poeti, ai mistici, ai visionari. È quando si apre, dentro il ritmo vertiginoso degli impegni e delle relazioni quotidiane, una smagliatura, il passaggio rapido, inafferrabile di un tempo “altro”, la percezione che i morti, gli amici, i famigliari che abbiamo perduto strada facendo, non ci hanno mai lasciato del tutto». (Lea Melandri)

  • ISBN: 8833918750
  • Casa Editrice: Bollati Boringhieri
  • Pagine: 79

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