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Isola di neve

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Valentina D'Urbano è un'autrice giovane e determinata che "cresce" a ogni libro.
Valeria Parrella, Grazia
La scrittura di questa giovane e talentuosa scrittrice punta dritto all'animo.
Eva Grippa, D la Repubblica
Valentina D’Urbano è scrittrice scrupolosa. Come già in "Acquanera", si ritrovano qui le sue descrizioni dettagliate e precise: il mare, l’isola, gli isolani sono resi vivi e credibili da una scrittura generosa, che racconta per immagini.
Elisabetta Gnone, Corriere della Sera
Un romanzo potente.
Il Fatto Quotidiano
Un’isola che sa proteggere. Ma anche ferire.
Un amore indimenticabile sepolto dal tempo.
 
2004. A ventotto anni, Manuel si sente già al capolinea: un errore imperdonabile ha di­strutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile.
L’unico suo rifugio è Novembre, l’isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato –, Novembre sembra il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo ine­stimabile violino. L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di quella donna: Tempesta.
 
1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. La sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata su cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.
 
Sullo sfondo suggestivo e feroce di un’isola tanto bella quanto selvaggia, una storia indimenticabile. Con la travolgente forza espressiva che da sempre le è propria, Valentina D’Urbano intreccia passato e presente in un romanzo che esalta il valore e la potenza emotiva dei ricordi, e invita a scoprire che, per essere davvero se stessi, occorre vivere il dolore e l’amore come due facce di una stessa medaglia.

Titolo
Isola di neve
ISBN
9788830448780
Autore
Collana
Casa Editrice
LONGANESI
Dettagli
512 pagine, Cartonato
Prezzo di questa edizione cartacea

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recensioni

  • Una piccola isola vicino una sua sorella più piccola, un mistero da scoprire e risolvere. Vite che si intrecciano tra passato e presente. Due persone che, per caso, si incontrano grazie ad un gioco del destino. Manuel che scappa da qualcosa che ha compiuto, che lo insegue instillando in lui un mare di sensi di colpa. Edith, tedesca, che si rifugia nell’isola di Novembre per riportare alla luce qualcuno scomparso cinquant’anni prima per riportarla “a casa”, nel posto nel quale deve stare. Il lettore, sin dalle prime pagine, viene catapultato all’interno del romanzo, le parole scorrono veloci, ben ritmate e la penna della D’Urbano si conferma essere accattivante già dall’introduzione del libro. Il suo stile semplice ed incisivo fa sì che chi legge venga catturato. Non ci sono lunghi paragrafi, descrizioni dettagliate che tendono a rallentare la lettura, eppure le immagini scorrono veloci in testa, grazie all’abilità dell’autrice di rendere tutto realistico. I personaggi, nei libri della D’Urbano, non sono mai soltanto bianchi o neri, ma si compongono di tantissime sfumature diverse riempiendoli di colori, ed è una delle cose che apprezzo di più. Tra i personaggi compaiono in modo indiretto: la madre, il padre e la ex di Manuel. Sono un po’ difficili da inquadrare visto che il protagonista spesso non vuole perdersi nei ricordi, ma soprattutto l’ex, per come è stata raccontata da Manuel, l’ho trovata un personaggio stereotipato: la solita femme fatale pronta a tutto per se stessa. Parallelamente a loro, il lettore si ritrova nel 1952, seguendo le vicissitudini di Neve che, forte di carattere per la corazza che ha deciso di costruirsi, per il lavoro che deve necessariamente fare come se fosse un maschio, sogna di andarsene da Novembre in modo quasi inconscio, sogna Roma, così diversa nella sua testa da Novembre, dove tutti sono invece retrogradi. Viene così attratta dal prigioniero di Santa Brigida, un uomo che non incontra esteticamente la sua idea di criminale e, grazie a giochi del destino, Neve si ritroverà ad ascoltare la sua musica che ha il potere di allontanarla, di farla sentire davvero a casa, e a parlare con il detenuto, conoscendo così una persona diversa da quella che immaginava, un persona che “sta in pensiero” per lei sapendo che ha la possibilità di essere picchiata dal padre. Arrivata quasi al 30% della lettura, ho pensato che lo stile della D’Urbano, nel tempo, è cambiato molto. È più descrittivo nelle azioni e meno introspettivo del suo titolo di esordio “Il rumore dei tuoi passi” e un po’ mi mancano le sue introspezioni che riuscivano a scavarmi dentro facendo sì che non volessi mai smettere di leggere. Sebbene siano indispensabili i vari salti temporali tra passato e presente, a volte li ho trovati fastidiosi, soprattutto quando con la testa ero dentro il 1952 e, nel capitolo successivo dovevo fare mente locale di essere tornata al 2004. La storia di Neve mi ha preso molto, catapultandomi in quelle due isole, sentendo quasi l’odore di salsedine. Anche se il romanzo sia composta di 500 pagine, il testo scorre talmente bene che si legge senza fatica, senza annoiarsi nemmeno un attimo. I personaggi secondari sono ben sfaccettati, soprattutto Libero e Livia. Greta, invece, la trovo alquanto piatta, quasi un cliché di cui avremmo potuto fare a meno. L’ho trovata molto finta, sin troppo. Trovo che “Isola di Neve” non sia all’altezza del libro di esordio della D’Urbano, ma penso che quello abbia un posto d’onore tra i miei libri preferiti e non ci sarà mai alcun romanzo che possa eguagliarlo. Più mi avvicinavo alla conclusione del romanzo e più avevo un certo timore a finirlo. Non i volevo allontanare dai personaggi di “Isola di Neve”: Neve, Andreas, Libero, Manuel ed Edith. E capisci che un romanzo ti è piaciuto, che ti ha preso tanto, proprio quando ti rendi conto che non vuoi salutare le “persone” che hai conosciuto, che ti hanno fatto compagnia per più giorni. Ne consiglio sicuramente la lettura, come tutti i libri di Valentina D’Urbano anche questo ti si incastra dentro.

  • Recensione Blog Ti Serve un libro " Se ami davvero qualcosa, la ami a tal punto da farti del male." " Lo faccio perchè non hai nessuna speranza. Perchè qui nessuno ha speranza. Perchè quest'isola ti mangia, e tu invece sei ancora tutta intera. Sbrindellata, piena di crepe, una vela senza vento, ma intera. T'è rimasta solo questa notte, Neve. T'è rimasta solo questa notte, e io non te la voglio togliere." " Vado via solo per tornare." " - Resta viva - mormorò. - Qualunque cosa succeda, sopravvivi. Resta viva.-" Il sesto romanzo di Valentina D' Urbano si chiama "Isola di Neve" ed è un libro di oltre quattrocento pagine. Avendo avuto poco tempo, ci ho messo più del dovuto a leggerlo, ma d'altronde per leggere un romanzo di Valentina non basta avere del normale tempo, serve piuttosto tempo di qualità. Perchè nelle storie che lei scrive ci si deve letteralmente affondare, si viene risucchiati in una realtà parallela, si vive e si respira coi suoi personaggi, come mi accadde col suo incredibile esordio "Il rumore dei tuoi passi", come accade sempre quando lei scrive e tu leggi. "Isola di neve" è uscito in libreria il 13 settembre, e ringrazio come sempre Longanesi per avermelo mandato alcuni giorni prima. La storia è intricata e si dipana su due binari paralleli; Nel 2005 il ventottenne Manuel si rifugia nella sperduta isola della sua infanzia, Novembre, in un momento in cui la sua vita sembra completamente perduta. Cerca la solitudine, vuole scomparire, ma i suoi piani verranno presto rovinati dall'incontro con Edith, giovane tedesca approdata a Novembre per fare luce sulla vicenda di un celebre violinista suo conterraneo, rinchiuso negli anni Cinquanta nel carcere di Santa Brigida, l'isoletta situata proprio di fronte a Novembre. Edith, anche lei appassionata violinista, e letteralmente ossessionata dalla storia di Andreas, cerca di far luce su ciò che successe all'epoca e su quella donna, chiamata Tempesta, che pare aver nascosto il suo prezioso violino. È il 1952 e la diciassettenne Neve vive a Novembre da sempre, in una famiglia poverissima, con un padre alcolizzato e violento che la picchia quotidianamente, è l'unica in grado di provvedere alla famiglia, di andare a pescare ogni giorno prima dell'alba come un uomo. Proprio approdando un giorno a Santa Brigida, si imbatterà nel nuovo prigioniero del carcere, appena arrivato e scortato dalle guardie, Andreas. Descritto come prigioniero pericolosissimo, Neve resta invece colpita dal suo aspetto, così delicato e diverso da tutti gli uomini di Novembre, e conoscendolo attraverso le sbarre della sua cella, capirà che Andreas è diverso in tutto dagli uomini alcolizzati e violenti con cui lei è cresciuta. Grazie a lui capirà che forse nella vita c'è anche altro, che non è destinata soltanto a subire e tacere. Cosa dire di questo romanzo se non che è sorprendente, è appassionante, scritto come sempre magistralmente, con la passione, la crudezza, la disperazione così poetica di cui solo Valentina è capace. È una storia complessa, intricata, misteriosa, con svariati colpi di scena, con personaggi che ti entrano dentro, che non sono mai perfetti, belli e profumati, mai nei suoi romanzi, e per questo li si ama incondizionatamente. C'è tanta forza femminile, c'è tanta empatia, c'è tanta speranza nella vita nonostante tutto, e c'è poesia...poesia nei luoghi decadenti in cui Valentina ambienta le sue storie, che sa dipingere meglio di un quadro, c'è poesia nelle frasi che arrivano così, all'improvviso, tra capo e collo, e ti spiazzano, ogni pagina di questo romanzo è poesia pura, potente e commovente. Valentina D' Urbano ha scritto davvero un romanzo meraviglioso, maturo, unico, ancora una volta indimenticabile.

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