“Ho sentito parlare per la prima volta della bambina trisomica affidata al single napoletano alla radio. Era fine settembre 2017. Ho cominciato a scrivere immaginando un uomo della mia età che prende con sé un bambino disabile ma non riesce a spiegare, neanche ai suoi più intimi amici, che non lo ha fatto come gesto caritatevole: vuole semplicemente un figlio”. Su ilLibraio.it Luca Mercadante racconta come si è avvicinato alla storia di Luca Trapanese, gay, cattolico praticante, impegnato nel sociale, che ha deciso di adottare Alba, una bambina con la sindrome di Down. Da questo incontro è venuto fuori “Nata per te”, un reportage narrativo “che vuole essere al contempo apologia e messa in discussione della figura del padre”

Ho sentito parlare per la prima volta della bambina trisomica affidata al single napoletano alla radio. Era fine settembre 2017 e stavo inviando il file di quella che pensavo potesse essere la-bozza-definitiva di Presunzione a minimum fax. Non ho spento il computer, ho ricominciato a scrivere immaginando un uomo della mia età che prende con sé un bambino disabile ma non riesce a spiegare, neanche ai suoi più intimi amici, che non lo ha fatto come gesto caritatevole: vuole semplicemente un figlio.

È cominciato così il percorso di avvicinamento al single napoletano (quello reale) che un po’ già conoscevo e per il quale adesso provavo una leggera diffidenza: la stessa che mi accompagna ogni volta che m’imbatto in qualcuno in odore di santificazione; ancora di più per questo Trapanese rinominato “quello delle case famiglia”: un cattolico praticante, molto vicino alla curia e tuttavia gay dichiarato; che si presenta come un perfezionista anche nell’estetica, un uomo affermato nel lavoro, ma che riesce a usare la parola “dono” quando si parla delle imperfezioni e degli handicap altrui. 

Ci siamo incontrati qualche mese dopo. Gli ho detto che la sua storia m’interessava perché volevo scoprire cosa ci fosse davvero sotto le sue pittoresche contraddizioni. Trapanese non ha battuto ciglio e allora ho continuato: davvero voleva farmi credere che esiste il desiderio di paternità? A me che non riconosco neanche quello di maternità?! Anche volendolo intendere solo come istinto alla continuazione della specie, credo che per mandare avanti la vita basti l’eccitazione sessuale, l’impulso (questo sì) all’accoppiamento. I discorsi del genere “è opportuno oppure no che un single cresca una bambina?” neanche mi interessavano, perché per me la risposta affermativa è scontata e mi permetto di sghignazzare quando sento qualche pragmatico dire che quattro braccia sono meglio di due: la realtà che ho davanti agli occhi tutti i giorni è che quelle quattro braccia sono spesso impegnate a farsi la lotta, non certo a condurre la prole verso la serenità. Dato quindi per assodato che una famiglia è tale anche se composta da un adulto e un bambino, mi sono concentrato su un’altra domanda, per alcuni indicibile: cosa crede di ricavarne Trapanese? La maggior parte degli uomini soddisfa il proprio ego paterno attraverso il riconoscimento biologico (la tesi secondo la quale i figli sono di chi li fa) o culturale (i figli sono di chi li cresce) al quale hanno accesso anche i genitori adottivi. Ma Trapanese e Alba non sono legati né da una discendenza di sangue né potranno costruirne una, soddisfacente, di tipo intellettuale. Non potranno percorrere nessuna delle due strade, e allora mi sono domandato: dove sono diretti? Cosa rimarrà tra le mani di quest’uomo?

A differenza di Trapanese sono ateo, ho una compagna e in caso di diagnosi prenatale avversa sarei stato favorevole all’interruzione di gravidanza, ma non credo che la decisione spetti agli uomini. Chiunque voglia fare le domande che ho fatto io a Trapanese deve avere l’onestà di farle prima a sé stesso. Per questo nel raccontare questa storia ho scelto la forma del reportage narrativo: c’è una sola voce narrante – la mia – con la quale racconto i mesi che precedono la decisione di Trapanese e poi quelli a ridosso dell’adozione, ma metto sistematicamente in discussione anche il mio modo di intendere la paternità: ero convinto che passasse per il sangue prima ancora che per l’accudimento, e che il miglior lascito paterno fosse la spinta al miglioramento: il desiderio di andare più lontano di chi ci ha preceduto. Tra le pagine c’è quindi anche la mia vita, in un libro che non è fatto di applausi e pacche sulle spalle ma che vuole essere al contempo apologia e messa in discussione della figura del padre.

nata per te

L’AUTORE E IL LIBRO – Alba ha la sindrome di Down e appena nata è stata lasciata in ospedale. Trenta famiglie l’hanno rifiutata prima che il tribunale decidesse di affidarla a Luca Trapanese. Gay, cattolico praticante, impegnato nel sociale: con lui è stato inaugurato il registro degli affidi previsti dalla legge per i single. Ma Luca non è spaventato. Di battaglie ne ha combattute tante, conosce il dolore e ha imparato a trasformarlo, abbattendo muri e costruendo spazi di solidarietà. Il suo non è un gesto caritatevole: vuole semplicemente una famiglia. E per difenderla consegna la sua storia a un altro padre, che ha la sua età e il suo stesso nome, ma non potrebbe essere piú diverso. Da quest’incontro viene fuori Nata per te (Einaudi Stile Libero), un libro in cui lo scrittore Luca Mercadante racconta la storia di Luca Trapanese e Alba.

Luca Mercadante è ateo e favorevole all’interruzione di gravidanza. Classe ’76, ha ricevuto la menzione speciale della Giuria della XXX edizione del Premio Calvino per il romanzo Presunzione, che uscirà nel 2019 per minimum fax, e ha pubblicato racconti su diverse riviste letterarie. Mercadante è convinto che la paternità passi per il sangue prima che per l’accudimento. Cosa resta del padre quando è privato anche di qualcuno che possa raccogliere la sua eredità intellettuale? Dal racconto della vicenda di Alba, tra difficoltà pratiche, momenti di sconforto e molta gioia, affiorano inattese le ragioni di una scelta importante e fortissima.

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