"Le due vite di Lucrezia Borgia" di Lia Celi e Andrea Santangelo è un saggio piacevole come un romanzo. Tra intrecci di sesso, intrighi, strategie e politiche matrimoniali degni dei migliori sceneggiatori… - L’approfondimento

“Cercare ostinatamente quel che è giusto, sforzarsi di essere buona, ma ritrovarsi sempre in situazioni sbagliate è la costante della sua vita, a Roma come a Ferrara” (p. 177). Potremmo proprio riassumere così la vita di Lucrezia Borgia (1480-1519), che nei suoi trentanove anni è stata al centro di intrighi in grado di suscitare curiosità morbose, dicerie, invidie, illazioni… Le sue luci e le sue ombre hanno da sempre ispirato i commediografi e gli scrittori che, per secoli, hanno riplasmato a loro piacimento Lucrezia, spesso esaltandone la crudeltà. Ma è andata davvero così?

Anche la serie tv de I Borgia ha messo in luce soprattutto l’intreccio di sesso, potere e sangue all’interno della famiglia; tuttavia, Lucrezia, in particolare, non è un personaggio facile da incasellare. A far chiarezza, riconfermando come si possa divulgare la storia in modo lieve e divertente, è arrivato in libreria per UTET Le due vite di Lucrezia Borgia, frutto del felice sodalizio scrittorio di Lia Celi e Andrea Santangelo. Se Celi, giornalista e scrittrice satirica, cosparge di pepe la scrittura, Santangelo, storico militare e archeologo, si occupa della ricerca. In ogni caso, non è possibile discernere le due parti, perché il saggio è piacevole come un romanzo, omogeneo come se scritto da una sola penna.  

Le due vite di Lucrezia Borgia

Fin dal principio, emerge una delle caratteristiche fondamentali della terza figlia (illegittima) di Papa Alessandro VI: i suoi capelli biondi lunghi un metro e mezzo, curati ossessivamente e invidiati da tutte le donne dell’epoca sono solo uno dei tanti pregi che hanno fatto di lei un modello di bellezza. E il padre Alessandro VI ha visto subito i potenziali vantaggi di una figlia simile: trattata più volte come oggetto di scambio per suggellare alleanze politiche, Lucrezia si è sposata tre volte senza poter mai scegliere il proprio consorte. Anche se alle prime nozze era poco più che una bambina, Lucrezia non ha conosciuto altrettanto presto le gioie del matrimonio: suo marito Giovanni Sforza, infatti, trattava con indifferenza la moglie e per lungo tempo si è sottratto ai doveri coniugali. Piuttosto inevitabile, poi, che la giovane Lucrezia si rivolgesse altrove, ma anche la scelta di un amante è tutt’altro che semplice, perché lo “Sforzino”, costretto dal suocero a chiedere l’annullamento del matrimonio, non esita a gettare sulla ex consorte fango e pesanti accuse di incesto.

Per quanto la fama – cattiva menzognera – serpeggi per le corti d’Italia e d’Europa, Alessandro VI riesce ugualmente a far risposare la figlia con l’avvenente Alfonso d’Aragona: un altro matrimonio d’interesse, ma infinitamente più fortunato, perché pare che tra i due consorti fosse scoppiato immediatamente l’amore. La felicità non è contemplata in casa Borgia, lo si comprende ben presto: Alfonso viene ucciso drammaticamente proprio dai Borgia (da Cesare detto “il Valentino”, fratello di Lucrezia), ma non è semplice spiegare i retroscena. Fin dal principio del saggio, infatti, gli autori si preoccupano di seguire gli intricati fini del Papa, mosso sempre dalla “ragion di stato”. Un sistema in qualche modo pre-mafioso fa sì che non si possa mai dormire sonni tranquilli: incesto, simonia, peculato, assassinio sono solo alcuni dei tanti reati che si potrebbero probabilmente imputare a Papa Alessandro VI. Ma cosa è vero e cosa è stato continuamente riscritto dalla maldicenza e dall’invidia? Non sono pochi, in effetti, i punti ancora incerti e misteriosi della storia dei Borgia, e forse proprio questo anima smisuratamente la nostra curiosità. 

Quel che è certo è che Lucrezia si ritrova vedova ancora giovanissima, e questa volta pare non riprendersi dalla perdita del marito. Forse anche per questo Alessandro VI si affretta a cercare un terzo marito per la figlia in lutto, e lo trova, nel vedovo venticinquenne Alfonso I d’Este. Di lui si diceva che fosse dedito alla ceramica e alle armi, e soprattutto si vociferava che fosse periodicamente affetto dai sintomi del “mal francese”: questo non è bastato a fermare papa Borgia; d’altra parte, all’epoca si credeva che la sifilide si trasmettesse solo al di fuori del matrimonio e che un marito devoto non avrebbe mai infettato la consorte! Il matrimonio non è tuttavia una completa imposizione: Lucrezia partecipa attivamente agli accordi e probabilmente pensa più ai benefici dell’unione con la corte estense che a quella con Alfonso. In effetti, una volta là, Lucrezia si trasforma e non ci vorrà molto perché il suocero le affidi più volte compiti di estrema responsabilità. Peccato solo che la salute di Lucrezia venga più volte messa a rischio dalle numerosissime gravidanze (ne inizierà sedici nel corso dei suoi trentanove anni!): poche tuttavia saranno portate a termine e più figli non supereranno l’infanzia. 

Del periodo ferrarese non possiamo dimenticare la speciale liaison che ha unito Lucrezia al letterato di corte, il già celebre Pietro Bembo, con cui intesse una relazione adulterina e del cui affetto sono rimaste delicate prove nella corrispondenza. Ma la “Felicissima Ferrarese”, titolo con cui Bembo si rivolge all’amata, presto comprenderà i rischi di una simile relazione e i due riusciranno a trasformare lo stretto legame in un’autentica amicizia, sempre coltivata nell’epistolario. 

L’anno 1512 è quello che segna maggiormente il cambiamento: la duchessa di Ferrara smetterà le vesti sontuose con cui era solita rivaleggiare con Isabella d’Este, per scegliere l’umiltà e indossare un cilicio. Scegliendo di sposare la causa francescana, la sua vita subisce una svolta totale: Lucrezia si preoccupa di aiutare il popolo in difficoltà, fondando il Monte di Pietà di Ferrara, sacrificando le tante ricchezze e i gioielli della dote per comprare cibo per i più poveri. Gli ultimi sette anni della sua vita trasformano completamente Lucrezia, riconoscibile ancora per i suoi capelli biondissimi, stretti però in una crocchia sul capo, come segno di umiltà. E chissà quali altri importanti sorprese avrebbe riservato la duchessa di Ferrara, se solo la sua salute già fragilissima non fosse stata definitivamente stroncata da un ultimo parto!

Attorno ai trentanove anni di vita di Lucrezia, il saggio di Celi e Santangelo riesce a far danzare i grandi protagonisti dell’epoca, passando da eventi storici a curiosità e aneddoti in grado di tenere sempre desta l’attenzione e dimostrandoci, ancora una volta, come l’intreccio tra sesso, sangue e potere – di cui dicevamo all’inizio – non appartenesse affatto solo ai Borgia, ma fosse un modus operandi drammaticamente in voga, tra intrighi, strategie e politiche matrimoniali degni dei migliori sceneggiatori. 

Commenti