"Non dobbiamo dimenticare che la "Scuola", nell’antica Grecia, era nata come un luogo di benessere in cui occupare il tempo in modo piacevole. Quando la si riduce a un mero sistema di prove, valutazioni e voti di fine anno, si snatura e perde la propria efficacia formativa" - La riflessione di Maria Ghiddi, un’insegnante davvero speciale

Prof non mi va più di studiare, non ce la faccio.

“Vuoi cambiare scuola Denis?”

“No io sto bene qui ma non ce la faccio, è tutto così difficile per me.”

Denis è un ragazzo come tanti, intelligente, creativo, ma fatica a trovare la motivazione allo studio. Il pomeriggio si chiude in camera con l’intenzione di fare i compiti ma poi il suo migliore amico, il cellulare, lo tormenta con mille notifiche che si succedono una dietro l’altra, o al contrario lo manda in ansia se tardano ad arrivare. È una vera e propria dipendenza. Eppure quello stesso smartphone, se usato in modo appropriato, potrebbe essere per i ragazzi l’alleato perfetto per accorciare le distanze nelle relazioni e nella comunicazione.

La responsabilità del dilagare del mondo digitale nel tempo – libero e non – degli adolescenti, è a mio avviso anche della scuola. Spesso gli studenti non trovano nell’attività didattica quotidiana stimoli sufficienti per crescere a livello relazionale e personale, così li cercano altrove, nel mondo virtuale. Il parametro oggi più diffuso tra gli adolescenti per misurare quanto sei figo è la popolarità sui social: il display dello smartphone si trasforma in un distorto specchio magico che troppo spesso supera e oscura la realtà. Puoi essere in gamba e intelligente quanto vuoi, ma se quello specchio delle brame non ti trasmette i messaggi giusti, il mondo ti crollerà addosso, con disastrose conseguenze sulla tua autostima. Non è infrequente che ragazzi con questo genere di difficoltà relazionale comincino a manifestare il loro disagio con forme di fobia scolastica o, nei casi più gravi, con l’autolesionismo.

La scuola, che ospita e occupa gli studenti per tante ore del loro tempo, oggi più che mai dovrebbe farsi carico dei loro problemi invece di limitarsi a gestirne l’istruzione. È nostro compito aiutarli a strutturare e rafforzare la propria identità e la propria capacità di interagire con gli altri nel mondo reale, dove ancora l’apprezzamento e i sentimenti – di amore come di amicizia – passano attraverso i gesti, il semplice battito di ciglia, un sorriso, una sonora risata. Uno strumento a nostra disposizione per perseguire questo non semplice obiettivo è senz’altro l’attività laboratoriale: svolta all’interno di un gruppo eterogeneo di compagni, permette al singolo studente di imparare a organizzare il proprio apprendimento, di valutare il proprio lavoro, di cercare consigli, informazioni e sostegno, se necessari. In una parola lo motiva a lavorare rispettando e valorizzando le diversità di ciascuno.

Le recenti riforme della scuola, da ultima la legge sulla “Buona scuola” di cui tanto si parla, stanno focalizzando l’attenzione proprio su questo aspetto: l’importanza di trasmettere il sapere utilizzando sia i nuovi che i vecchi alfabeti, potenziando l’informatica senza dimenticare l’importanza della cultura umanistica artistica, musicale. Le singole istituzioni, dotate di un organico potenziato, vengono incoraggiate a organizzare corsi extracurricolari che offrano agli studenti nuove opportunità di conoscere loro stessi e le proprie capacità. Probabilmente questi ragazzi non diventeranno mai cantanti, attori o scenografi professionisti, ma saranno cresciuti nella consapevolezza di valere qualcosa, sapranno lavorare in equipe rispettando i diversi ruoli e responsabilità, termineranno comunque gli studi sapendosi proporre positivamente al loro primo colloquio di lavoro, avranno maturato la curiosità di applicare tutto ciò che hanno imparato, dai vecchi e nuovi alfabeti, nei diversi contesti della loro vita.

Non dobbiamo dimenticare che la “Scuola”, nell’antica Grecia, era nata come un luogo di benessere in cui occupare il tempo in modo piacevole. Quando la si riduce a un mero sistema di prove, valutazioni e voti di fine anno, la scuola si snatura e perde la propria efficacia formativa. Molto ancora c’è da fare, ma io credo che siamo sulla strada giusta per ritrovare il senso originario.

Se vi state chiedendo com’è andata a finire per Denis, be’ è un po’ complicato. Quello stesso anno siamo riusciti a farlo partecipare a un corso per videomaker. Ha prodotto un suo video, ha vinto un premio – un iPad – ma alla fine non è stato promosso e ha lasciato la scuola.

L’ho rivisto quest’anno, si è iscritto al corso serale; lavora tutto il giorno e a fine turno viene a scuola. Gli ho chiesto se avesse voglia di tenere una specie di lezione per gli studenti delle classi “normali”. Ha accettato.

Un sabato mattina Denis ha raccontato ai suoi ex compagni le difficoltà con cui ha lottato durante il proprio percorso scolastico. Quando apriva un libro, ha detto, la vista gli si annebbiava, era così abituato a leggere sul display che seguire le righe su un foglio lo confondeva, lo annoiava. Ha anche parlato della sua esperienza più bella, il corso per videomaker dove ha capito che magari non sapeva scrivere i temi, ma idee ne aveva e la sua bravura particolare consisteva nel trasformarle in immagini.

La ditta per cui oggi lavora ha chiesto a Denis di girare uno spot pubblicitario. È piaciuto moltissimo e l’hanno pubblicato sul loro sito.

“Ora mi voglio diplomare, prof” mi ha detto Denis prima di andarsene, dopo la sua lezione. “Ho preparato una tesina che ho intitolato La motivazione. Ce l’ho qua sul mio iPad. Se lo ricorda?”

Maria Ghiddi
Maria Ghiddi

L’AUTRICE E IL LIBRO – È in libreria per Longanesi Come quando la piscina dorme, scritto a quattro mani da Stefania Nanni, madre di un ragazzo con sindrome di X fragile di cui il libro narra la storia, e Maria Ghiddi, vicepreside dell’Istituto superiore frequentato dal ragazzo. Maria – che ha scritto questo contributo per ilLibraio.it – è un’insegnante davvero speciale, tosta e allo stesso tempo amata dagli studenti. Da insegnante di sostegno è diventata vicepreside del Salvemini di Casalecchio di Reno, dove gestisce una galassia di progetti innovativi mirati a promuovere l’inclusione degli studenti con disabilità. Nel corso della sua permanenza al Salvemini la scuola è diventata un punto di riferimento.

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