Il 7 novembre 2017 ricorrono i 150 anni dalla nascita di Maria Skłodowska, che diventerà un’icona della scienza, aprendo di fatto la strada a molte altre donne che presto la seguiranno... - L'approfondimento

Ci sono momenti della storia nei quali si percepisce quasi fisicamente che qualcosa di profondo sta franando, che il terreno su cui poggiamo – che pensavamo solido, un’ottima base su cui continuare a costruire – in effetti trema e scricchiola da tutte le parti.

Agli inizi del Novecento, a Parigi, capitale del mondo, un giovane fisico e la sua moglie polacca stanno scoprendo nientemeno che una falla nella materia. Gli atomi ipotizzati da Democrito nell’antichità, di cui i fisici del nuovo secolo sentono quasi l’odore tanto sono vicini a provarne l’effettiva esistenza, si dimostrano più complicati del previsto. Per dirne una, emettono raggi. Altro che “indivisibili”, da loro esce qualcosa di potente, che lascia tracce sulla carta fotografica. In più, con i raggi gli elementi si trasformano. La sufficienza compiaciuta con cui la chimica ottocentesca aveva trattato gli alchimisti medievali, con quella loro assurda pretesa di mutare una sostanza in un’altra, inizia a vacillare: le fondamenta stesse della natura tremano con la scoperta della radioattività e chissà queste novità dove porteranno.

Il giovane fisico francese, Pierre Curie, assieme alla moglie Marie, passa le ore notturne nel suo laboratorio a osservare affascinato il riverbero verdastro e luminescente dei sali di radio nelle boccette di vetro. Sono completamente ignari del pericolo. E visto che tutto è messo in discussione, Pierre e Marie passano anche parecchie serate ad assistere alle performance della medium Eusapia Palladino, e giurano di vedere ectoplasmi uscire dal suo corpo, muovere gli oggetti e levitare a mezza altezza. Se ci sono dei raggi che escono dalla materia potranno ben esserci anche degli spiriti che escono dai corpi, tutto considerato. Tanto sta franando tutto, dunque tutto pare plausibile. Frana la musica, che perde la tonalità, frana la pittura, che perde la forma, e nel giro di poco franeranno anche i confini, e con loro un’intera generazione di giovani europei.

Altri fisici stanno demolendo la fisica classica e in breve crolleranno uno dopo l’altro i concetti di tempo, spazio, continuo, causa e effetto. E dire che pochi mesi prima tutti pensavano che la fisica avesse ormai esaurito il suo compito e che restassero ancora da verificare solo poche minuzie, una questione di dettagli.

Il 19 aprile 1906 Pierre, armato di ombrello sotto la pioggia battente, attraversa Rue Dauphine. Un carro carico di merci, in discesa, trainato da cavalli poco avvezzi al traffico congestionato della capitale, si trova in rotta di collisione con un tram elettrico, che però si ferma in tempo e lo fa passare. Ma dietro al tram spunta Pierre, che sbatte su uno dei cavalli e scivola. Il cavallo si impenna, il carro ha uno scarto, la ruota posteriore sinistra colpisce in pieno la testa dell’uomo e Pierre Curie muore sul colpo.

Qualcosa di immenso sta franando. Per Marie Curie frana il progetto di una vita; il lutto è atroce. Lo stesso giorno in America frana San Francisco, colpita da un terremoto devastante. Eppure, in tutto questo franare, succede una cosa quasi spettacolare. Succede che alla Sorbona non sanno bene a chi affidare la cattedra che era appena stata assegnata a Pierre, fresco di Nobel. Nessuno potrebbe ragionevolmente prenderne il posto, nessuno tranne Maria Skłodowska Curie. Solo che è una donna. E tuttavia è anche lei un premio Nobel e non c’è alternativa: indicandola come chargé de cours e non come docente a pieno titolo, per salvare le apparenze, la facoltà è costretta a invitare Marie a organizzare il (peraltro suo) laboratorio e i corsi universitari. E così, tra tutte le cose che scricchiolano in quegli anni di profondo cambiamento di inizio Novecento, cade anche una barriera odiosa e antica. All’una e trenta del 5 novembre 1906 Marie entra alla Sorbona per insegnare. Una folla la sta aspettando fin dall’alba. A seguire la prima lezione di una donna alla Sorbona c’è mezza Parigi: «uomini di mondo, artisti, cronisti, fotografi, celebrità francesi e straniere … e anche alcuni studenti», commenta una testimone.

Anche quando tutto frana non tutto è perduto. Marie Curie, con la sua forza straordinaria, diventerà un’icona della scienza, aprendo di fatto la strada a molte altre donne che presto la seguiranno.

Le informazioni su Marie Curie sono tratte dal libro di Susan Quinn, Marie Curie. Una vita (Bollati Boringhieri 2013). Di Marie Curie e di altre cinque donne coraggiose parla Gabriella Greison in Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo (Bollati Boringhieri 2017).

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