"Che razza di 'specie superiore' danneggia l'ambiente che la circonda?", si domanda Megan Mayhew Bergman in libreria con "Paradisi minori", dodici racconti su umani, animali, famiglie, ambiente. Intervistata da ilLibraio.it la scrittrice ha espresso le sue preoccupazioni sul futuro del pianeta e ha parlato del suo rapporto con il sud degli Usa, al centro di un "esorcismo tardivo", dopo un passato tristemente legato alle piantagioni e alla schiavitù...

Dodici racconti su umani e altri animali compongono la raccolta Paradisi minori di Megan Mayhew Bergman (NN, traduzione di Gioia Guerzoni). Tra i personaggi, la madre single che viaggia fino alla sua regione natia solo per incontrare il vecchio pappagallo appartenuto all’ormai defunta madre, nella speranza di udirlo parlare con l’intonazione della genitrice; la donna incinta che si scontra con il fidanzato per cui i bambini non sono altro che “produttori di carbonio”; l’animalista che deve scegliere tra i suoi quattro zampe (tre vecchi retriever, dei gatti selvatici, due pecore, un procione) e il suo compagno.

Megan Mayhew Bergman

Genitori, figli, amatissimi animali domestici, belve selvatiche, animalisti convinti, estremisti che si augurano l’estinzione degli esseri umani: tutti abitanti della Terra, un pianeta in pericolo, come ci ricorda l’ultimo racconto che compone Paradisi minori.

Il cuore artificiale, infatti, è ambientato nel 2050: la tecnologia permette al padre della protagonista di vivere fino ai novantun anni, ma l’ambiente ormai è distrutto, “la catastrofe è avvenuta”. Il paradiso di Key West è un accozzaglia di “tetti di antichi villaggi turistici” e sulla spiaggia “pesci morti, alghe putride. Guanti di gomma, mozziconi di sigaretta, lattine di birra, cacche di cane”.

Megan Mayhem Bergman

I protagonisti dei racconti che compongono Paradisi minori hanno spesso degli animali: in quanto essere umani abbiamo delle responsabilità nei confronti degli altri esseri viventi?
“Ricordo spesso alle mie figlie che anche gli esseri umani sono animali. Visto il nostro controllo sulle risorse del pianeta siamo anche i supervisori della natura. Abbiamo bisogno di essa. Noi stessi siamo natura. Che razza di ‘specie superiore’ danneggia l’ambiente che la circonda? Credo negli atti di empatia e penso che bastino piccole azioni per prevenire molta sofferenza nel mondo”.

Megan Mayhew, nei suoi racconti si parla spesso di famiglia: orfani, genitori single, gravidanze inattese o desiderate. Quanto ci definisce la famiglia?
“Dopo un periodo difficile, ho iniziato a comprendere il valore della ‘tribù’, quello che ci spinge a costruirci una famiglia o almeno a provarci. Molti non gestiscono bene la solitudine, inoltre siamo più sicuri se connessi con gli altri, è un bisogno primario. Quindi, nel caso dei personaggi di una storia, uno dei tratti che li rende più umani è proprio il desiderio di connessione e appartenenza”.

Molti racconti sono ambientati nella zona sudorientale degli Stati Uniti: c’è una ragione precisa?
“Sono cresciuta al sud. Alcuni scrittori sono ossessionati dalle primissime battaglie che hanno combattuto contro il mondo, e il conflitto è alla base di una bella storia. Ero arrabbiata quando ero giovane al sud, ma mi hanno insegnato a nasconderlo. Nonostante abbia trascorso trent’anni in conflitto con il mio luogo d’origine, riconosco che lì la mia immaginazione è più vivida: paesaggi selvaggi, vegetazione rigogliosa, case abbandonate, scontri culturali, fantasmi…”.

L’ambientazione diventa anche un sottotesto?
“In questo momento in America il sud sta subendo una sorta di esorcismo tardivo. Si è finalmente preso atto che non ci si può permettere di romanzare il passato confederato e l’era delle piantagioni e che ci sono problematiche reali e attuali che derivano proprio da quell’epoca. Si tratta di un conflitto presente da molti anni, lo sentivo anche da bambina. Ora che vivo da otto anni nel Vermont mi accorgo delle differenze culturali negli Stati Uniti. Tuttavia, scrivendo il libro ho capito che sento di più il bisogno di una vita rurale, vicina alla natura, e mi intereessa meno appartenere a una certa cultura geografica”.

Come immagina il futuro prossimo del nostro pianeta e delle forme di vita che lo abitano?
“A un certo punto dovremo affrontare le conseguenze delle nostre scelte come consumatori. L’attenzione all’ambiente crescerà: siamo complici del declino della salute della Terra, alcuni si sentono già in colpa (io inclusa). Spero nell’innovazione e nella presa di coscienza: avevamo un paradiso a portata di mano e non lo abbiamo apprezzato. Mi auguro che ce ne accorgeremo prima che sia troppo tardi”.

Quali sono gli autori che ama di più?
“Mi piacciono, tra gli altri, Amy Hempel, Justin Torres, Roxane Gay, Isak Dinesen, Lauren Groff, Ross Gay, E. O. Wilson, John Berger, Sharon Olds, Susan Sontag”.

 

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