Netflix non è una semplice piattaforma di streaming, ma una presenza in grado di entrare nella nostra vita di tutti i giorni, anche attraverso l'uso che fa dei social. È un mondo narrativo a se stante, un contenitore di storie che è sua volta una storia, a cui poter accedere costantemente, non solo quando siamo davanti a uno schermo... - L'approfondimento

Nella nostra società conflittuale, su poche cose le persone sembrano essere d’accordo all’unanimità, e una di queste è l’amore per Netflix. Non è detto che tutti debbano per forza amare la piattaforma di streaming che spesso ci salva dalla noia delle serate invernali; in tanti manifestano, per diverse ragioni, disappunto davanti all’enorme quantità di materiale audiovisivo che la grande N mette continuamente a disposizione dei suoi utenti (e non pochi sono preoccupati per il futuro del cinema), ma è possibile che molte di queste persone mentano a se stesse, o che, semplicemente, non abbiano (ancora) trovato la serie in grado di cambiargli la vita.

È esagerato? Può darsi. Infatti quest’articolo inizia parlando di amore e, si sa, l’amore è per definizione esagerato, categorico e irrazionale. Però è allo stesso tempo così travolgente che, inevitabilmente, a un certo punto arriva il momento di porsi l’esistenziale domanda: da cosa nasce?

È vero, amiamo Netflix perché ci ha dato Stranger Things, Narcos, The Haunting of Hill House; ma è anche vero che ci ha proposto Insatiable, Elite e The Rain (e la seconda stagione di 13 Reasons Why). Anzi, a voler essere onesti, la qualità di molte produzioni Netflix potrebbe essere equiparata a quelle della peggior tv generalista. Avete già perso un’ora e mezza della vostra vita per guardare Nei panni di una principessa?

A volte, sfogliando i cataloghi di altre piattaforme di streaming, sembra che l’offerta proposta sia di qualità superiore, eppure, messi davanti a una scelta, sono in tanti che preferirebbero Netflix senza ombra di dubbio. Questa scelta, come la maggior parte delle scelte, ha probabilmente una natura emotiva. Netflix non è una semplice piattaforma di streaming, ma una presenza in grado di infilarsi nella nostra quotidianità.

Non solo perché ha innescato una vera e propria rivoluzione culturale, cambiando abitudini, atteggiamenti e modi di dire (ricordate “Netflix and chill“?), ma anche per il tipo di comunicazione che ha scelto di utilizzare sui suoi canali, una comunicazione caratterizzata da un forte attaccamento all’attualità. Basta seguire la sua pagina Instagram (in questo caso il riferimento è a quella di Netflix Italia) per farsi un’idea.

Netflix Instagram

A parte lo stile ironico e ammiccante, quello che colpisce è la capacità di attingere a un immaginario indie-pop e adattarlo alla serie o al film in questione. Qualche esempio? Il post in cui per pubblicizzare Riverdale viene citata la canzone Paracetamolo di Calcutta, o quello in cui al personaggio di The End of The F***ing World viene associata come didascalia una strofa di Amore e capoeira di Giusy Ferreri. Per non parlare dell’immagine di Bojack Horseman con sottofondo il testo di Cosmo, o quella postata subito dopo il concerto di Liberato, o ancora quella pubblicata durante la settimana della moda di Milano.

Netflix Instagram

Ovviamente non è tutto qui. Quando si parla di riferimenti all’attualità non ci si riferisce soltanto ai social, ma anche a campagne pubblicitarie molto più elaborate. Famoso da noi è il caso legato all’uscita della seconda stagione di Stranger Things, quando è stato pubblicato un video in cui David Harbour, che nella serie interpreta lo sceriffo, ironizzava su uno sciopero in corso a Milano. Nel video si lascia credere allo spettatore che il vero motivo della chiusura della metro sia legato alla presenza del demogorgone nei sotterranei della città.

Sempre a Milano, un po’ di mesi fa, sono apparsi in giro manifesti con la scritta rossa “Basta Netflix” su sfondo completamente nero. A prima vista sembravano appartenere a un episodio di Black Mirror, da interpretare come una sorta di critica alla dipendenza da binge watching, ma pochi giorni dopo si è scoperta essere un’iniziativa partita proprio da Netflix. Sui social sono stati postati video di celebrità che indossavano t-shirt con su scritto “Basta Netflix”, tra cui quello con Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti.

Una strategia simile era stata usata tempo prima anche negli Stati Uniti: a Los Angeles e New York erano comparse diverse affissioni in cui appariva la frase “Netflix is a joke” (“Netflix è ridicola”), e poi, come nel caso italiano, si era rivelata la stessa Netflix a commissionare quei cartelli, per pubblicizzare una serie di spettacoli di stand up comedy.

Netflix pubblicità

In questo modo è come se Netflix smettesse di essere un semplice servizio di streaming, diventando un mondo narrativo a se stante, un contenitore di storie che è sua volta una storia, a cui poter accedere costantemente, anche quando non siamo a casa davanti a uno schermo.

Se si pensa anche al modo in cui Netflix mescola i vari personaggi dei suoi show (sempre su Instagram ci sono foto in cui Sabrina di Chilling Adventures of Sabrina appare accanto a Archie di Riverdale, o quelle in cui i protagonisti di Thirteen Reasons Why si trovano in casa di Will di Stranger Things), si intuisce come tutto faccia parte di una narrazione più ampia. Si costruisce quindi una sorta di serialità espansa su più media, in cui diversi contenuti si incontrano per dare vita una nuova storia, quella del contenitore.

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