Cosa siamo disposti a sacrificare per ottenere ciò che vogliamo? “Firma qui”, dark comedy di Claudia Lux, porta letteralmente dentro l’inferno del lavoro contemporaneo. Alla scoperta del romanzo da cui sarà tratta una serie prodotta da Phoebe Waller-Bridge per Prime Video
Peyote Trip ha un impiego particolare, lavora al Quinto piano dell’Inferno. Una posizione che si è conquistato dopo centinaia di anni passati ai piani inferiori, con mansioni molto più triviali, come torturare anime sul nastro trasportatore del Terzo piano.
Un impiego stabile? Non si direbbe proprio. Basta un passo falso per retrocedere. Obiettivi facili? Nemmeno, dato che la sua “mission”, per parlare nel gergo lavorativo del terzo settore, è quella di assicurare all’Inferno quante più anime possibili.
Un’identità che coincide con il suo lavoro e che rende le sue giornate orgogliosamente più sopportabili? Forse. Ma andiamo con ordine.
Peyote Trip ha una missione, soprattutto. Ha bisogno che l’ultimo membro della famiglia Harrison gli venda l’anima, e ora sembra che i tempi siano fecondi perché questa opportunità finalmente si presenti.
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Gli Harrison sono una placida famiglia americana, composta da padre, madre e due figli adolescenti (Silas, Lily, Sean e Michaela) e stanno per imbarcarsi in una apparentemente tradizionale vacanza da famiglia americana al lago, portandosi appresso anche Ruth, la migliore amica della figlia minore.
Tra bugie, tradimenti e un segreto che pesa come piombo fuso nel passato di queste anime, forse già perse prima ancora che intervenga il funzionario infernale, vediamo dipanarsi una vicenda costruita con il magistero dei grandi orchestratori di suspense. Tassello su tassello riemergeranno ricordi, tessiture, trame intenzionali, destini aiutati dalla fortuna o affossati dalla disgrazia, scelte infauste, dettate dal libero arbitrio o forse no, con un grimaldello che porta alla luce ciò che gli Harrison non avrebbero voluto far riemergere dal fondo limaccioso del lago per nessun motivo al mondo. E questo grimaldello è Ruth, adolescente in odore di Lolita, che sembra essere stata partorita proprio dalla mente di Peyote Trip.
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E a proposito di Peyote Trip, questo non è nemmeno il suo nome. Di suo non ricorda quasi niente, avendo bevuto l’acqua del fiume Lete. La perdita di memoria è il primo contratto che si firma all’Inferno.
Una manna, che rende più sopportabile la permanenza in questo luogo, ma anche una condanna, perché il ricordo di chi siamo stati in vita è anche l’unica via per uscire, dall’Inferno.
Peyote Trip ricorda, appunto, solo una cosa, il suo cognome. E a questo punto saprete anche quale sia il suo piano.
Molto si è scritto di Firma qui, dark comedy di Claudia Lux, uscita per Ne/oN edizioni nella mirabile traduzione italiana di Benedetta Gallo. Firma qui è stato giustamente definito un mash-up tra The Good Place, Succession e The Office. Godetevi quindi tutto il sarcasmo e la cattiveria che potrete trarre dalla sua lettura.
E riflettete anche sulla domanda primaria che ne scaturisce e che ha fatto da perno a molta letteratura tra ‘800 e ‘900: cosa siamo disposti a sacrificare per ottenere ciò che vogliamo.
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Ma infine, forse Claudia Lux ha anche voluto porre l’accento su un aspetto meno visibile del male di vivere contemporaneo. Un aspetto, diciamo, forse più contrattualistico, nel senso marxiano del termine: Peyote Trip si barcamena in un brutto ambiente lavorativo. È sottoposto alle angherie costanti di un capo orrendo, passa le sue giornate con colleghi urticanti, beve sempre negli stessi posti e sempre le stesse cose, il sesso è una proiezione mentale, più che una possibilità concreta di sollievo dalle pene, i turni sfiancanti, gli appartamenti tutti uguali, ciò che gli viene chiesto è un altissimo grado di professionalità, a fronte di riconoscimenti scarsi o nulli, la convivenza con gli altri un insulto alla sua intelligenza.
Se vi riconoscete in questa descrizione, tranquilli, probabilmente avete ragione. Anche voi, se siete fortunati e avete un impiego per cui alzarvi la mattina, operate in un regime di scambio tra tempo di lavoro e denaro. Immaginate ora di vivere per sempre in un luogo dove il tempo di lavoro è l’eternità.
Un luogo dove il tempo è mangiato dalla vostra produttività.
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Come in notevoli prove letterarie recenti, La valle oscura di Anna Wiener o Il cerchio, di Dave Eggers, Claudia Lux ci porta letteralmente dentro l’inferno del lavoro contemporaneo, in cui non c’è più sospensione tra quello che produci e la tua identità, solo una corsa ad accaparrarsi la fetta migliore della torta, senza sapere come arrivarci, né quali siano gli ingredienti di quella torta, perché, quando sostituisci la soddisfazione dei bisogni primari all’oggetto del desiderio, alla fine quello che stai tentando di riscattare sei proprio tu.
A meno che, come Peyote Trip, non si riesca a trovare una piccola falla del sistema.
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