Non era scontato che un’enciclica diventasse un caso editoriale. Eppure, “Magnifica humanitas”, il documento con cui Papa Leone XIV affronta la sfida dell’intelligenza artificiale, è entrata rapidamente nel dibattito pubblico, diventando una presenza costante, ormai da settimane, nella classifica dei libri più venduti. Quale futuro stiamo costruendo con l’intelligenza artificiale? Per Robert Francis Prevost è questa la domanda centrale. In tempi in cui i sistemi di IA hanno sempre una risposta per tutto e su tutto, il Pontefice americano non offre una risposta tecnica (a una questione che non è solo tecnica), e non alimenta né entusiasmi ingenui né paure apocalittiche. Ma fa qualcosa di molto più difficile…

Non era scontato che un’enciclica diventasse un caso editoriale. Eppure, Magnifica humanitas, il documento pubblicato il 25 maggio scorso con cui Papa Leone XIV affronta la sfida dell’intelligenza artificiale, è entrata rapidamente nel dibattito pubblico, diventando una presenza costante, ormai da settimane, nella classifica dei libri più venduti, letti e discussi, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. …

Un “bestseller da ombrellone”, e un segno dei tempi significativo: un testo del magistero della Chiesa non resta confinato agli ambienti religiosi, ma diventa un oggetto di discussione culturale, intercettando una domanda che riguarda l’intera società: quale futuro stiamo costruendo con l’intelligenza artificiale?

Quale futuro stiamo costruendo con l’intelligenza artificiale?

Magnifica humanitas. Lettera Enciclica

Anche il percorso editoriale di Magnifica humanitas racconta questa attenzione. L’enciclica oggi è disponibile in 10 edizioni (alcune a un costo inferiore ai 3 euro): oltre a quella della Libreria Editrice Vaticana, la “casa editrice” del Papa, ci sono Edizioni San Paolo, Feltrinelli, Ancora (che ha pubblicato anche una versione per ragazzi), AVE, Paoline, Dehoniane, Shalom, Velar e Messaggero di Padova. Va ricordato, però, che i testi delle encicliche vengono diffusi liberamente dalla Santa Sede e sono disponibili gratuitamente, in diverse lingue, anche sul sito ufficiale del Vaticano. Non si tratta quindi di un fenomeno editoriale paragonabile a quello di un normale bestseller commerciale, ma è significativo che un documento pontificio trovi interesse in molti editori anche laici e, di conseguenza, anche un’ampia circolazione nelle librerie.

Un testo poco “clericale”, nel senso più alto del termine

Il successo di Magnifica humanitas non si spiega soltanto con la curiosità intorno al nuovo pontificato, o con il fatto che affronta il tema più discusso del momento. È, a ben vedere, un testo poco “clericale”, nel senso più alto del termine perché non parla anzitutto (e soltanto) ai cattolici, ma a chiunque si interroghi sul destino dell’uomo nell’epoca della tecnica. E non è neanche un’enciclica sull’intelligenza artificiale, o meglio, non solo sull’intelligenza artificiale, ma qualcosa di molto più profondo: tiene insieme la magnifica humanitas, cioè la dignità infinita dell’essere umano, e la sua umana fragilità. È probabilmente questa la ragione del suo successo editoriale: usa l’intelligenza artificiale non come argomento, ma come lente attraverso cui interrogarsi su che cosa significhi oggi essere uomini.

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C’è un terzo aspetto che spiega perché l’enciclica è diventata un bestseller. Per mesi il racconto dominante sull’intelligenza artificiale è stato soprattutto quello della grande opportunità economica, della rivoluzione inevitabile, moltiplicatore di produttività, strumento capace di generare nuovi mercati e nuove ricchezze. Una narrazione ingenuamente entusiastica, nella quale il progresso tecnologico viene presentato come un processo davanti al quale adeguarsi più che come una realtà da governare.

Un rapporto di Hermes Center, realizzato analizzando quasi 600 articoli pubblicati da Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore e Il Giornale, evidenzia proprio questa prevalenza di una lettura tecno-ottimista. L’intelligenza artificiale viene raccontata soprattutto attraverso la lente dell’impresa, delle startup e della crescita economica. I benefici vengono descritti come concreti e imminenti mentre i rischi, dall’impatto sul lavoro agli effetti sociali, sono spesso relegati al campo delle ipotesi. Ancora più significativo è ciò che manca. Secondo i ricercatori Fabio Chiusi e Laura Carrer, che hanno curato il rapporto, trovano poco spazio il dibattito sulle regole, sull’AI Act europeo, sugli abusi nei sistemi di sicurezza nazionale, sui bias algoritmici e, soprattutto, le voci della società civile.

Chi controlla questi strumenti? Chi decide come vengono utilizzati? Quali conseguenze avranno sulla democrazia, sul lavoro e sulle disuguaglianze? Sono esattamente le domande che attraversano Magnifica humanitas. Un caso?

Il Papa non demonizza l’innovazione, ma…

Magnifica humanitas. Lettera Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale

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La forza, e forse anche il successo, dell’enciclica sta nello spostamento del punto di osservazione. Leone XIV non guarda all’intelligenza artificiale soltanto come a una questione tecnologica o economica  ma come a una questione profondamente umana. Magnifica humanitas, con una grande lezione di realismo (perché il realismo è prima la virtù del cristiano), non demonizza l’innovazione. La tecnologia appartiene alla storia dell’uomo ed è espressione della sua creatività. Ma proprio perché nasce dall’intelligenza umana deve rimanere al servizio della persona e non trasformarsi in uno strumento di dominio. “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa“, scrive il Papa. Per questo invita a “disarmare” l’intelligenza artificiale, non a fermarne lo sviluppo ma a sottrarla alla logica della distruzione e del controllo.

L’enciclica descrive scenari che fino a pochi anni fa sembravano appartenere alla fantascienza: droni armati capaci di individuare e colpire autonomamente bersagli umani; sistemi che profilano le persone attribuendo loro una probabilità di commettere reati sulla base dei dati; algoritmi che concentrano ricchezza e potere nelle mani di pochi soggetti privati “spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi”; robot destinati a sostituire il lavoro umano anche per quel campo delicatissimo che è l’assistenza e la cura delle persone più fragili.

Chi governa questa trasformazione?

Non sono profezie apocalittiche, ma possibilità già in parte presenti che pongono una domanda decisiva: chi governa questa trasformazione? Per Leone XIV la risposta passa da una consapevolezza fondamentale: la tecnologia non è mai neutrale, ma “assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa”. Dietro ogni algoritmo ci sono quindi scelte politiche, interessi economici e, non dimentichiamolo mai, una determinata idea dell’uomo e dell’umano.

La domanda del Papa, ancora una volta, non è tecnica. Non chiede semplicemente cosa l’intelligenza artificiale sia in grado di fare, ma chiede cosa essa possa fare all’uomo. Ed è probabilmente questo il motivo per cui Magnifica humanitas ha intercettato lettrici e lettori ben oltre il pubblico dei credenti.

Il confronto tra la ricostruzione delle mura di Gerusalemme e la Torre di Babele

Tra le immagini più suggestive dell’enciclica c’è il confronto tra la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, affidata a Neemia, e la Torre di Babele.

Nel primo caso ciascuno costruisce un tratto del muro, mettendo a disposizione il proprio lavoro senza perdere la propria identità. È un’opera condivisa, nella quale ogni persona conta: la Torre di Babele, invece, sembra – e, per certi versi, lo è – il paradigma dell’efficienza, il trionfo dell’intelligenza e dell’operatività umane. A Babele sono tutti d’accordo, non c’è nessun capo, non ci sono dissidi e violenze, tutto funziona, tutti collaborano allo stesso progetto. Eppure, Dio interviene e decide di fermare quella costruzione. Perché il problema non era la superbia, ma la persona dimenticata nel progetto. Perché la costruzione ha preso il sopravvento sui costruttori che nella Bibbia sono, anzitutto, ma non solo, la vedova, l’orfano, il povero, lo straniero. Cioè, noi.

È forse questa la chiave più attuale di Magnifica humanitas. Una società può essere perfettamente efficiente, governata da algoritmi impeccabili, organizzata da sistemi sempre più intelligenti e tuttavia smarrire ciò che la rende veramente umana: il valore irriducibile della singola persona, la sua unicità, la sua originalità, il suo limite, parola che a molti oggi fa venire l’orticaria ma che il Papa richiama come fondamentale, e ineliminabile, dell’esperienza umana: “Tutto ciò che appare come ‘limite’ – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione”, scrive Leone XIV, “invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite“.

Quello che per l’algoritmo è soltanto un errore da correggere, per l’esperienza umana è qualcosa di interessante e decisivo

Quello che per l’algoritmo è soltanto un errore da correggere, per l’esperienza umana è qualcosa di interessante e decisivo: “È proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento, l’esperienza spirituale e l’adorazione di Dio“, scrive il Papa, “lo vediamo in tanti momenti in cui il limite si fa concreto nella nostra vita, quando riceviamo un rifiuto, quando soffriamo per la malattia o la morte di una persona amata, quando sperimentiamo l’incapacità o il fallimento”.

Per questo Papa Leone non propone una critica astratta e moralistica della tecnologia, ma critica ogni modello di sviluppo – e l’intelligenza artificiale ha tutte le caratteristiche per diventarlo- in cui l’efficienza diventa più importante dell’uomo. L’intelligenza artificiale è una straordinaria opportunità finché resta uno strumento; diventa un problema quando il progetto vale più delle persone per cui quel progetto dovrebbe esistere.

Forse è questa la ragione per cui Magnifica humanitas è diventata uno dei libri dell’estate. Non offre, in tempi in cui i sistemi di IA hanno sempre una risposta per tutto e su tutto, una risposta tecnica a una questione che non è solo tecnica, e non alimenta né entusiasmi ingenui né paure apocalittiche.

Fa qualcosa di molto più difficile. Rimette al centro una domanda che il dibattito pubblico affronta ancora troppo poco: non quale futuro e potenzialità avranno le macchine, ma quale futuro vogliamo per l’essere umano. Ed è probabilmente proprio questa domanda, prima ancora delle risposte, ad aver trasformato un’enciclica in un piccolo caso editoriale.

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