In fuga dal marito violento, Juni si rifugia nella casa di famiglia, dove scopre che sua nonna Tekla nascondeva una verità sconvolgente: un amore proibito nella Norvegia occupata dai nazisti. “Quando la nonna ballava sotto la pioggia”, primo volume della saga familiare dell’autrice norvegese Trude Teige, è il viaggio di una nipote tra le macerie del passato, per capire più a fondo nonna Tekla e per ritrovare la forza di affrontare il presente…

Entrare in angoli nascosti della Storia, svelare vicende sepolte e restituirle in un romanzo è un vero e proprio bisogno del nostro tempo: e in questo filone si inserisce la saga familiare dell’autrice norvegese Trude Teige, che in Italia si apre con Quando la nonna ballava sotto la pioggia.

Uscito in Norvegia nel 2015, dove ha ottenuto grande successo e il premio dei librai locali, questo primo volume arriva nelle librerie italiane per Fazi, con la traduzione di Lucia Barni.

Nelle primissime pagine facciamo la conoscenza di Juni, che ritorna su un’isoletta norvegese dove ha vissuto fino all’adolescenza. Un posto perfetto per riposarsi, sì, ma anche per nascondersi e riflettere senza pressioni. Specialmente adesso, che ha appena scoperto di essere incinta del marito Jahn, violento e possessivo.

Quando la nonna ballava sotto la pioggia

Tra i tanti luoghi dove fuggire, Juni ha scelto l’unico dove si è sempre sentita accolta totalmente: la casa dei nonni.

Ancora oggi è abitata dai ricordi (come le volte in cui la nonna ballava sotto la pioggia, senza dare spiegazioni a nessuno), e Juni ha vissuto lì tutta l’infanzia e la pre-adolescenza. Sua madre, Lilla, trovava infatti asfittica l’isoletta e preferiva lavorare in città durante la settimana e tornare nel weekend.

Al contrario, in quelle stanze Juni prova sempre conforto, e ora vi si mescola la nostalgia per la scomparsa recente dei nonni. Non sa però che quelle mura non hanno protetto solo lei e la sua fragilità, ma anche dei segreti che risalgono alla Seconda guerra mondiale, ovvero a quando nonna Tekla era una ragazzina.

Quello che era successo […] sarebbe appartenuto a un’altra epoca, un’altra vita, e lei non ne avrebbe mai parlato. Perché se Lilla non l’avesse saputo, se nessuno l’avesse saputo, allora la verità non sarebbe esistita da nessuna parte, se non dentro di lei. Con il tempo sarebbe diventata come il sedimento in una bottiglia scura. Invisibile finché non lo si versa fuori. (p. 283)

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Noi lettori scopriamo cosa è accaduto prima ancora di Juni, perché dal quarto capitolo Trude Teige inserisce pagine in presa diretta sul passato, e quindi possiamo maneggiare pensieri, azioni e dialoghi con maggior precisione.

Incontriamo una giovanissima Tekla in viaggio su un pullman, in mezzo ad altre “reiette” come lei, ovvero ragazze norvegesi diventate amanti dei tedeschi, oggetto di scherno e di punizioni da parte dei compaesani. Eppure, la presenza di Otto al suo fianco le allontana qualsiasi preoccupazione su come gli altri la bolleranno. Il loro amore genera la forza necessaria per superare ogni ostacolo: per quanto seguire un soldato tedesco nel suo ritorno a casa, dopo la Liberazione, non sia affatto semplice né consigliabile, vista la devastazione della Germania, Tekla è sicura di aver fatto la scelta migliore.

La Storia, certo, mette a dura prova le convinzioni di Tekla, perché il percorso è pieno di sacrifici, di fame, di pericoli. E quando i due arrivano in un “campo”, Tekla mostra di non sapere nulla di quello che i tedeschi hanno fatto in guerra: molti civili, infatti, non avevano idea del genocidio in atto, né dell’esistenza dei campi di sterminio.

Più volte chiede in merito al coinvolgimento di Otto o dei suoi amici in simili atti di barbarie, ma le risposte sono perlopiù evasive. Solitudine, disperazione, dolore si avvicendano a solidarietà, speranza e generosità, resuscitando la voglia di vivere in Tekla ogni volta che il destino le mostra tutta la sua spietatezza.

Gli orrori – contro singoli individui e contro una comunità intera – vengono svelati strada facendo dalla giovane Tekla, così come sua nipote Juni si trova a maneggiare via via un passato difficile da comprendere. Perché nessuno gliene ha mai parlato, né le ha mostrato la foto della nonna sorridente abbracciata a quel soldato tedesco?

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La storia del passato di Tekla procede di pari passo con quella della nipote Juni, in un controcanto che mostra singolari punti in comune. Entrambe si troveranno a dover prendere da sole decisioni fondamentali per il loro futuro, e dovranno ricorrere a una resistenza e un’energia non comuni.

Se l’impianto di Quando la nonna ballava sotto la pioggia non è particolarmente innovativo, Trude Teige ha il merito di riportare alla luce l’esistenza delle cosiddette “tyskerjente”, cioè le ragazze norvegesi considerate reiette.

Oltre allo studio delle fonti, l’autrice ha avuto la fortuna di incontrare una di loro e di sentire dalla sua voce il calvario che ha attraversato per amore.

Insieme a questo, Teige ha trattato il dramma di Demmin (nel romanzo, la città tedesca originaria di Otto), dove nel maggio 1945 si è consumato un suicidio di massa impressionante, in concomitanza con l’avanzata dei soldati russi verso ovest. Si avrà modo nel romanzo di comprendere più a fondo le ragioni profonde per cui tante persone si sono date la morte insieme ai loro figli.

Ed è proprio questa parte, quella ambientata durante la Seconda guerra mondiale, a convincere maggiormente, sia per pathos sia per vivacità narrativa.

Ma Juni ha ancora molto da svelare, e lo intuiamo sul finire di questo primo volume della trilogia, che ci lascia in attesa del seguito con ancora tante domande in sospeso.

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Fotografia header: Trude Teige, foto di Tine Poppe

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