In “Una piccola cosa proibita”, Andrea Fazioli mette in scena una nuova indagine dell’investigatore Elia Contini, in cui degli haiku anonimi ricevuti da un giovane libraio saranno “la chiave per avvicinarsi alla soluzione”. In questa riflessione, lo scrittore spiega in che modo due mondi agli antipodi come i romanzi polizieschi e la poesia giapponese del ‘600 possano congiungersi: “Ho trovato delle risonanze fra l’atmosfera svizzera e quella giapponese. Non solo, ma ho scoperto che i versi brevi, con la loro reticenza, con il loro non detto, si inseriscono bene fra i misteri di un giallo. Forse perché lo haiku – come il poliziesco – non teorizza, non si perde nelle chiacchiere…”

Pesci rossi

Una notte d’estate nel 1987, a Tokyo, la scrittrice Mayuzumi Madoka si svegliò e andò in cucina a bere un po’ d’acqua. Nella penombra del soggiorno intravide l’acquario con i pesci rossi. Erano immobili, con gli occhi spalancati. Chissà se fanno dei sogni, si domandò Mayuzumi. E se immaginassero di volare?

Le tornarono in mente dei disoccupati che aveva visto seduti su un marciapiede a Shibuya, in mezzo ai neon. A loro forse sarebbe piaciuto librarsi nell’aria. Mayuzumi pensò anche a sé stessa: aveva venticinque anni e, più di tutto, sognava di spiccare il volo.

Nel 1994, nel libro Il lato B dell’estate (B men no natsu), l’autrice inserì questa poesia: «A notte fonda / i pesci rossi sognano – / stanno volando!». L’originale rispetta i vincoli dello haiku, cioè tre versi di cinque, sette e cinque sillabe: «tobu yume o / mitakute yoru no / kingyo tachi». Il termine kingyo, cioè “pesce rosso”, è una “parola di stagione” che allude all’estate. Un’altra regola, infatti, esige sempre un rimando al periodo dell’anno.

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Illuminazioni

A volte penso in forma di haiku.

Matsuo Bashō (1644-94): «su un ramo spoglio / un corvo si posa / sera d’autunno». Non ci sono commenti, metafore, stati d’animo suggeriti dal poeta: semplicemente, chi scrive lascia che il corvo si posi anche nell’animo di chi legge.

Gli haiku entrano ed escono dal tempo. Ecco due autori e un’autrice nati nel XVIII secolo: «La pioggia cade / silenziosa sul muschio – / Quanti ricordi!» (Yosa Buson); «Anche il mio babbo / guardava questi monti / nel lungo inverno» (Kobayashi Issa); «La prima neve – / si perde ciò che scrivo / e si cancella» (Fukuda Chiyo-ni).

Tutto questo accade oggi, qui, nel momento in cui le parole vivono dentro di me.

Gli haiku comprimono il massimo del significato nel minimo dello spazio. Per me, che sono un romanziere e che rischio di usare più parole del necessario, sono un buon insegnamento. Sembra che non accada niente: cantano le cicale, una rana salta in uno stagno, passa un uomo a cavallo, la luna si riflette in una ciotola di zuppa. Uno haiku afferra un frammento di vita quotidiana e lo illumina per il tempo di un respiro, prima di lasciare che scorra insieme a tutto il resto.

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Una piccola cosa proibita

Che cosa evocano gli haiku? La poesia, la quotidianità, la brevità. E io invece che faccio? Scrivo, in prosa, dei romanzi polizieschi… direi che siamo agli antipodi. Non solo: i miei libri sono ambientati fra la Svizzera e l’Italia, mentre lo haiku proviene dal Giappone del 1600.
Su può essere più distanti?

Chissà, forse proprio per questo da sempre amo gli haiku.

Scrivendo Una piccola cosa proibita ho provato a portare queste fulminee apparizioni fra gli snodi di un romanzo giallo. In fondo la poesia viene fin troppo spesso considerata come “una piccola cosa proibita”, una deviazione oziosa sulla vita del profitto.

Nel mio romanzo saranno proprio gli haiku la chiave per avvicinarsi alla soluzione. Ma in maniera sommessa, con eleganza. Perché chi sembra più lontano dal mondo, chi è piccolo e sprovvisto di mezzi, riesce a cogliere alcune verità che sfuggono ai potenti.

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Dov’è quel ragazzo?

Ho trovato delle risonanze fra l’atmosfera svizzera e quella giapponese. Non solo, ma ho scoperto che i versi brevi, con la loro reticenza, con il loro non detto, si inseriscono bene fra i misteri di un giallo. Forse perché lo haiku – come il poliziesco – non teorizza, non si perde nelle chiacchiere, “non formula ma, rapido, si fa slancio verso la cosa, fusione con essa, silenzio già all’interno delle sue parole” (Yves Bonnefoy).

Oltre le origini orientali, queste poesie intercettano un’inquietudine occidentale: come riuscire a vedere veramente il mondo, in mezzo agli inganni e alle fake news? Gli haiku non hanno risposte, però ci parlano. Il poeta Andrea Zanzotto diceva che “sono spiragli da cui filtra qualcosa di accecante e insieme di carezzevole, sono cuspidi elastiche di qualcosa che deve restare sommerso, per noi (e forse per tutti), ma che pure sentiamo necessariamente nostro”.

Da ragazzo, mentre preparavo gli esami di maturità, annotavo degli haiku su un taccuino. Ho ritrovato quegli appunti. Alcuni di essi – attribuiti a un personaggio fittizio – sono finiti nel romanzo. Ora mi chiedo: dov’è finito quel ragazzo che faticava a studiare? Sono io, ma non sono più io. E questo è un bene, perché gli haiku ci insegnano a tacitare il nostro ego, a fare un passo indietro per accogliere senza ingombri la malinconia e la bellezza del mondo.

copertina di Una piccola cosa proibita di Andrea Fazioli

L’AUTORE E IL LIBRO – Andrea Fazioli, classe ’78, vive a Bellinzona, nella Svizzera italiana (qui i suoi articoli per ilLibraio.it). Vincitore del Premio internazionale Chiara giovani nel 1998, oltre a scrivere, lavora come giornalista e conduttore per la Radiotelevisione svizzera (RSI). Nel 2017 il presidente Mattarella gli ha conferito l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia per la sua opera letteraria.

Dell’autore (che ha un blog) Guanda ha pubblicato, tra gli altri, L’uomo senza casa (2008, Premio Stresa di Narrativa, Premio Selezione Comisso), Come rapinare una banca svizzera (2009), La sparizione (2010, Premio Fenice Europa), Uno splendido inganno (2013), Il giudice e la rondine (2014), L’arte del fallimento (2016, Premio Fenice Europa), Gli svizzeri muoiono felici (2018) e Il commissario e la badante (2020).

Veniamo al suo nuovo libro, Una piccola cosa proibita: una nuova indagine di Elia Contini. Il libro, che vede per la nona volta protagonista l’investigatore privato, si apre su un feroce omicidio avvenuto nella Svizzera italiana: il corpo di un uomo, un importante avvocato di Milano, è stato rinvenuto davanti all’ingresso di un’antica miniera. Ad affiancare Contini, più a suo agio tra i boschi che tra le persone, arriva dal capoluogo lombardo l’ispettrice Anna Scovalupi, che si trova a confrontarsi con la cauta macchina giudiziaria elvetica. Mentre la polizia segue piste che conducono ai lati più oscuri della finanza fra Svizzera e Italia, un giovane libraio continua a ricevere anonimi haiku che sembrano anticipare ogni sviluppo delle indagini…

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