“La consapevolezza grammaticale e linguistica è il metodo migliore per governare l’intelligenza artificiale”, per metterla al nostro servizio e non finire invece in balia delle sue scelte…”. Massimo Barattari è in libreria con “101 errori di italiano che non farai più – Un pronto soccorso grammaticale”, e in questa riflessione spiega, esempi alla mano, perché ha deciso di scrivere questo libro anche se, in teoria, grazie all’editing delle IA, non ci sono più gli errori di ortografia o di grammatica di una volta…

Quando ho detto a mia figlia che stavo scrivendo un libro sugli errori di italiano da non fare mai più, lei mi ha chiesto se non temevo la concorrenza dell’IA: “Ormai sono quasi contenta di vedere strafalcioni in un testo, perché vuol dire che l’ha scritto un umano. Anche in un gruppo WhatsApp ho visto comparire il maledetto tratto lungo [il marchio della Bestia, NdR], il che vuol dire che la gente usa ChatGPT non solo nelle email o nelle relazioni, ma anche per scrivere un messaggio sul telefono”.

Anche chi per lavoro deve leggere manoscritti di romanzi dice che, grazie all’editing delle IA, non ci sono più gli errori di ortografia o di grammatica di una volta. Perché allora non ho rinunciato all’idea di scrivere un libro sugli errori?

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Intanto, perché i chatbot scrivono in maniera stupefacente, ma non possiamo fidarci ciecamente di loro. Questo vale prima di tutto per i contenuti, naturalmente, ma anche per la grammatica.

Ho chiesto al più famoso di questi chatbot se c’è qualcosa di sbagliato nella frase seguente, tratta da un articolo di giornale (uno dei primi errori che esamino nel mio libro):

Sono attese per domani le dimissioni del paziente, che lascerà l’ospedale e tornerà a casa.

La sua risposta (che riporto testualmente) comincia così:

La frase non contiene un errore grammaticale vero e proprio, ma presenta una possibile ambiguità sintattica e un problema di precisione logica.

La proposizione relativa:

«che lascerà l’ospedale e tornerà a casa»

è introdotta da che, il quale ha come antecedente più vicino il paziente:

le dimissioni del paziente, il quale lascerà l’ospedale…

Quindi, grammaticalmente, la frase si interpreta correttamente: è il paziente che lascerà l’ospedale, non le dimissioni.

Tuttavia, la posizione della relativa dopo il gruppo nominale «le dimissioni del paziente» crea un’ambiguità potenziale, perché il nome immediatamente precedente a che è paziente, mentre quello più lontano è dimissioni; inoltre dimissioni è un nome plurale che potrebbe teoricamente concordare con un verbo come lasceranno. Qui il verbo al singolare (lascerà) risolve l’ambiguità, ma in una frase più complessa potrebbe non bastare.

Vi sarete accorti che la “possibile ambiguità sintattica” è un non-problema, un dubbio che non sarebbe venuto a nessun lettore umano: per ragioni sintattiche (il relativo sta esattamente dove dovrebbe stare, vicino al suo antecedente; il verbo è al singolare, appunto) e soprattutto per ragioni di significato (perché mai una persona sana di mente dovrebbe pensare che a lasciare l’ospedale siano le dimissioni?).

L’analisi continua:

C’è poi una questione semantica: “le dimissioni sono attese” è corretto, ma nel linguaggio medico spesso si direbbe più semplicemente:

«Il paziente sarà dimesso domani e lascerà l’ospedale per tornare a casa».

oppure:

«Sono previste per domani le dimissioni del paziente, che potrà così lasciare l’ospedale e tornare a casa».

In sintesi: non c’è un errore grammaticale, ma la frase può essere migliorata perché la relativa con che è potenzialmente ambigua.

Insomma, il chatbot ha scritto troppo per non dire nulla e non si è accorto dell’unico, vero, banalissimo errore presente in questa frase: un ministro darà le dimissioni, ma quella di un paziente dall’ospedale è la dimissione, al singolare.

Però il motivo per cui ho scritto un libro sugli errori di italiano non è dimostrare che l’intervento umano è sempre necessario, pur nell’era dell’IA. O meglio, sono (abbastanza, per ora) convinto anche di questo, ma ancor più del fatto che ragionare sugli errori sia un ottimo metodo per capire il funzionamento profondo della lingua, e raggiungere un obiettivo fondamentale: la consapevolezza grammaticale e linguistica.

Perché è sbagliata una frase come Il ragazzo ha accusato che i compagni lo avevano bullizzato?

Se nella reggente ci fosse un verbo di dire come rivelare o sostenere, il periodo funzionerebbe; ma accusare, quando significa “incolpare”, richiede un complemento oggetto (la persona responsabile) e l’indicazione della “colpa”, che può essere una frase all’infinito introdotta dalla preposizione di: Il ragazzo ha accusato i compagni di averlo bullizzato, e di averlo bullizzato è un’oggettiva obliqua.

Dunque un errore ci aiuta a capire come funziona l’analisi del periodo, e il mio libro vorrebbe dare suggerimenti utili anche per l’insegnamento scolastico della grammatica.

La consapevolezza grammaticale e linguistica è il metodo migliore per governare l’IA, per metterla al nostro servizio e non finire invece in balia delle sue scelte. Anche perché alcune IA sono meno affidabili di altre. Il correttore “grammaticale” (sottolineatura blu, non rossa) del più diffuso programma di scrittura insiste per farmi aggiungere un apostrofo a un aspirapolvere, con l’intimazione “Accorda l’articolo con il nome a cui si riferisce”: considera cioè femminile aspirapolvere, e mi invita pure a riscrivere il testo con l’ausilio dell’intelligenza artificiale del programma. Naturalmente ho declinato: sono capace di sbagliare da solo, grazie.

Massimo Birattari 101 errori di italiano

L’AUTORE – Massimo Barattari, scrittore, traduttore, consulente editoriale, ha scritto saggi sulla grammatica italiana, per adulti, per bambini, per studenti, e tiene un corso di ortografia e grammatica italiana alla triennale della Scuola Holden.

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Ora torna in libreria per Ponte alle Grazie con 101 errori di italiano che non farai più – Un pronto soccorso grammaticale: un manuale definitivo per capire come funziona la nostra lingua, uno strumento che aiuta a scrivere con correttezza, parlare con chiarezza e smettere di aver paura della grammatica. Spazio, tra le altre cose, a pagine di esercizi pensate anche per il pubblico degli eserciziari per adulti.

Tra i suoi libri ricordiamo Benvenuti a Grammaland, La grammatica ti salverà la vita, Scrivere bene è un gioco da ragazzi.

Qui i suoi articoli per ilLibraio.it.

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