"M Train", il nuovo memoir di Patti Smith, non ha il glamour proto-punk di "Just Kids": non ci sono serate allo Studio 54, non si incontrano Andy Warhol e Allen Ginsberg, non si dorme al Chelsea Hotel, né si suona al CBGB's. Al contrario si percepisce il calore di una casa colma di ricordi raccolti nei quarant'anni che vanno dall'uscita di "Horses" a oggi

“Non è facile scrivere del nulla”. Così dice a Patti Smith il mandriano che si presenta ciclicamente nei suoi sogni. E lei inizia a scrivere un libro sul “nulla”.

Ogni giorno si dirige da Cafè ‘Ino, un bar del Greenwich Village, a New York, il quartiere in cui abita da quasi sempre. Ordina caffè nero e pane tostato che intinge in olio di oliva e scrive ricordando. O forse ricorda scrivendo. Perché il suo “nulla” è fatto di momenti in bilico tra presente e passato, memorie e sogni, da cui scaturisce un libro, M Train, disponibile in Italia nella traduzione di Tiziana Lo Porto e pubblicato da Bompiani.


Patti Smith al Caffè ‘Ino

M Train è un viaggio nella memoria, la M infatti sta proprio per “memory”. Uno stream of consciousness che ci porta a riempire le lacune lasciate da Just Kids, il primo memoir dell’autrice, scritto in ricordo dell’amicizia ventennale con il fotografo Robert Mapplethorpe. Perché se Just Kids è un viaggio nella giovinezza di Patti Smith, da quando, appena ventenne si trasferisce a New York – allora città decadente, ma proprio per questo fulcro dei movimenti artistici e culturali della East Coast – fino all’uscita del suo primo album, Horses, M Train è un’esplorazione di tutto quello che è successo dopo.

Racconta la donna dietro all’artista visuale, musicista, scrittrice e poetessa, eroina punk. La persona che vive con due gatti abissini, mangia minestra di fagioli alla trattoria di quartiere, cucina spaghetti alle acciughe e segue le serie poliziesche in tv. E così scopriamo che Patti Smith non si asciuga i capelli col phon, ma li raccoglie in trecce quando sono ancora umidi. Beve sempre caffé nero e, dopo l’uscita di Horses, decide di investire il denaro guadagnato in una caffetteria. Comprò anche un locale, ma poi abbandonò il progetto per trasferirsi a Detroit con Fred Smith, chitarrista del gruppo MC5, che sarebbe divenuto suo marito e padre dei suoi due figli. E a cui sono state dedicate le canzoni Because the night e Frederick. Dieci anni lontani dalle scene che sono stati fondamentali per Patti Smith che ha affermato: “La vita con Fred fu il paradiso che sognavo. Nonostante gli impegni domestici riuscivo a ricavarmi del tempo per scrivere, senza pensare alla pubblicazione o a eventuali editori. Non ci sarebbe stato Just kids se non avessi migliorato le mie qualità narrative in quegli anni a Detroit”.

Patti Smith ci apre le porte della sua casa e ci invita nell’intimità domestica, nei momenti di tenerezza coi suoi gatti, che di notte dormono sul suo letto. Ci mostra anche alcuni suoi cimeli, come la vecchia scrivania del padre. E inserisce nel libro fotografie scattate agli oggetti cari ai suoi idoli. Il letto di Frida Kahlo nella Casa Azul. Il bastone di Virgina Woolf. Il tavolino a cui era solita sedersi al Cafè ‘Ino. Era, perché all’improvviso il caffè chiude e Patti Smith ci rende partecipi del suo dispiacere per la perdita di un luogo caro.


Patti Smith e Fred Smith

Ci sono anche i viaggi. Veri e propri pellegrinaggi per rendere omaggio alle tombe dei suoi maestri e idoli, da Rimbaud a Sylvia Plath, fino in Marocco da Genet. Patti Smith ci racconta i suoi riti e le sue idiosincrasie. I momenti in solitudine, come il Capodanno trascorso bevendo caffè nero sui gradini davanti a casa, come quelli in compagnia degli amici. Ci porta con lei a Rockaway Beach, la spiaggia fuori New York dove compra un cottage poco prima che la zona venga distrutta dall’uragano Sandy. E ci racconta anche lo sconforto che si prova a vedere la propria nuova abitazione distrutta dalle forze della natura, e il desiderio di ricostruirla.

M Train non ha il glamour proto-punk di Just Kids: non ci sono serate allo Studio 54, non si incontrano Andy Warhol e Allen Ginsberg, non si dorme al Chelsea Hotel, né si suona al CBGB’s. Al contrario si percepisce il calore di una casa colma di ricordi raccolti nei quarant’anni che vanno dall’uscita di Horses fino a oggi. Si riprendono le trame intessute negli anni passati, quando Patti Smith scriveva e pubblicava poesie. Le ambientazioni oniriche di Mar dei coralli e i ricordi d’infanzia raccolti ne I tessitori di sogni, dove racconta delle sorelle e anche del suo cane Bambi, si uniscono in questo nuovo memoir.

M Train è l’opera in cui Patti Smith scopre le proprie debolezze, prima fra tutte la mania per il caffè nero, e ci racconta con modestia la vita adulta e matura di una diva del punk. I suoi momenti di tranquillità, trascorsi leggendo Murakami e guardando la tv, così come quelli di fermento creativo. Una vita ben diversa da quella che ci si potrebbe aspettare da una donna che ha scritto e cantato strofe come Gesù è morto per i peccati di qualcuno, non i miei. Patti Smith ci ha tenuto a precisarlo durante una recente intervista a Repubblica: “Vivo in semplicità e ho un’età che incute rispetto”.


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