A inizio gennaio Einaudi propone le "Poesie politiche" di uno dei più importanti uomini di teatro del '900. Convinto che neppure l'artista può essere indifferente a ciò che appartiene a tutti: la politica

I lavoratori gridano per avere il pane
I commercianti gridano per avere i mercati
Il disoccupato ha fatto la fame. Ora
fa la fame chi lavora.
Le mani che erano ferme tornano a muoversi:
torniscono granate.

Bertolt Brecht non è stato solo uno dei più importanti uomini di teatro del ‘900, ma anche uno dei massimi lirici di lingua tedesca. Lo dimostrano le Poesie politiche che saranno pubblicate da Einaudi a inizio gennaio (in un volume a cura di Enrico Ganni, con un’introduzione di Alberto Asor Rosa) in cui i versi del poeta di Augusta si misurano con la dura realtà, prendendo posizioni nette. E lo fanno attraverso una lingua che non indulge mai a vuoti artifici retorici e che, invece, è asservita al fine pratico della conoscenza.

In netto contrasto con le tendenze individualistiche dei suoi contemporanei, Brecht trasforma ogni verso in strumento di lotta e di persuasione, al servizio di una società libera e democratica. Una società in cui nessuno, neppure l’artista, può essere indifferente a ciò che appartiene a tutti: la politica.

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