"Resoconto"è un'indagine della memoria e dell'azione di ricostruire i ricordi, che inevitabilmente porta all'autofiction. Ma nel libro della scrittrice Rachel Cusk (il primo di una trilogia) trovano spazio anche riflessioni sul matrimonio, la vita coniugale e famigliare, il divorzio. Senza dimenticare il discorso sulla scrittura... - L'approfondimento in cui si parla anche di autori come Karl Ove Knausgård e Sheila Heti

Una scrittrice è a pranzo con un milionario, lui le vuole parlare di una rivista letteraria che gli piacerebbe fondare e finanziare, peccato che alla fine preferisca fare “un resoconto delle sua vita”.

Inizia così Resoconto di Rachel Cusk (traduzione di Anna Nadotti, Einaudi Stile Libero), autrice canadese che da anni vive in Gran Bretagna e che con questo romanzo, apparso per la prima volta nel 2014, apre una trilogia che si è appena conclusa con Kudos. Nel mezzo, Transit. La protagonista è sempre lei, la scrittrice, Faye. Una sorta di alter ego di Cusk: entrambe alla soglia della mezz’eta, divorziate, madri. Ma con delle differenze: ad esempio Cusk ha delle figlie, Faye solo maschi.

Rachel CuskRachel Cusk

Che Resoconto sia stato pubblicato nel 2014 non è un particolare da dimenticare: si tratta dell’anno di uscita de La morte del padre di Karl Ove Knausgård (Feltrinelli), che fa parte del mastodontico ciclo di titoli riunto sotto al nome di Min kamp, in cui lo scrittore norvegese ripercorre la sua vita in un flusso in cui il ricordo si fonde con la fiction. Uno dei primi casi – di grande successo – in cui il lettore si è trovato di fronte a un libro che non è né autobiografia né romanzo. O che forse è entrambi.

Infatti Resoconto è principalmente questo: da un lato c’è una riflessione sul matrimonio, la vita coniugale e famigliare, il divorzio, portata avanti dai resoconti delle vite di coloro che Faye incontra durante un viaggio ad Atene. Dall’altro c’è la scrittura, la professione di Faye e della stessa Cusk.

Fin dal viaggio in aereo che la porterà ad Atene, Faye incontra un uomo che fa un dettagliato resoconto dei suoi matrimoni e dei conseguenti divorzi. Delle mogli, quella che incuriosisce di più Faye è la seconda, perché “la narrazione presentava invariabilmente alcune persone – il narratore e i suoi figli – in una buona luce, mentre la moglie entrava in scena solo quando la si voleva stigmatizzare ancora di più”. Come se fosse già in Grecia a tenere le sue lezioni al corso Come scrivere, la protagonista si impegna a indagare le falle nella ricostruzione del passato fatta dal suo vicino di posto in aereo.

Sono in momenti come questo, di analisi delle storie raccolte durante le conversazioni, che la voce della scrittrice si fa sentire. Porta a galla gli errori di percezione e di ricostruzione, quelli che fanno della nostra memoria uno strumento fallace. E ricostruisce le storie con l’abilità di un narratore. Come a dirci che alla fine è un po’ quello che ha fatto anche lei scrivendo Resoconto e i due romanzi che lo seguono, ancora inediti in Italia.

Non c’è ombra di dubbio che Cusk sia una scrittrice abile, che conosce e sa giudicare il mondo letterario che la circonda: in Resoconto, oltre al milionario pigmalione della letteratura – che Faye immagina “volesse piuttosto diventare uno scrittore, con la rivista letteraria come entratura” – ci sono l’editore idealista, che investe in una casa editrice economicamente insostenibile e la scrittrice Angeliki, moglie di un diplomatico dedicatasi alla scrittura e impegnata in tournèe in giro per l’Europa.

Rachel Cusk

In Resoconto trova spazio anche una riflessione sul rapporto tra genitori e figli. Genitori come Angeliki, che credono che i figli appartengano “più al padre che alla madre”, e donne come la sua lettrice polacca Olga che invece “non lascerebbe mai i figli”, come invece ha fatto il marito. E ancora, la faccenda tutta femminile dell’”esistenza come moglie e madre”.

Un tema, quello della maternità affrontata attraverso la lente dell’autofiction, che ricorda Motherhood, il titolo più recente di Sheila Heti. La scrittrice canadese, già nel 2010, aveva testato il sottile confine tra fiction e autobiografia con La persona ideale, come dovrebbe essere? (Sellerio, traduzione di Moira Egan e Damiano Abeni), in cui racconta i suoi trent’anni, dopo un divorzio, e attraverso due incontri che potrebbero cambiarle la vita, quello con un’amica e quello con un nuovo amante. Il lavoro della narratrice sulla memoria anche in questo caso non è celato.

Ma già Gabriel Garcia Marquez scriveva che “la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla“.

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