"Restare vive" di Victoria Redel racconta la storia di cinque amiche che riescono a restare unite, nonostante lo scorrere del tempo. Il romanzo ripercorre tutti i momenti più belli della loro amicizia ed è composto da brevi (brevissimi) capitoli che, forse, più che capitoli, potrebbero essere definiti quadri, o fotografie: una serie di immagini che si succedono velocemente e davanti alle quali non si può far altro che procedere, proprio come se ci si trovasse a camminare in una galleria della memoria

“Le Vecchie Amiche. 

Alla fine della prima media ne fecero il loro nome ufficiale. Una battuta un pomeriggio, ma suonava bene e piacque. Indelebile. ‘Le vecchie amiche’. Una dichiarazione: chiunque fosse entrata nella loro vita – l’anno successivo in seconda o più tardi alle superiori – avrebbe anche potuto essere nuova ed elettrizzante, magari considerata amica per la vita, ma non poteva fare parte delle Vecchie Amiche”.

 

Sembra il nome di un gruppo rock, o il titolo di una strana serie poliziesca, pensano Anna, Helen, Caroline, Molly e Ming il giorno in cui decidono di battezzare la loro amicizia. Avvertono il bisogno di rendere ufficiale il legame che le tiene unite e che hanno già capito essere indissolubile. Hanno solo undici anni, eppure sono convinte che saranno amiche per tutta la vita.

Ma da bambini è normale fare questi pensieri, perché per sempre è ancora una prospettiva possibile. Da grandi, invece, le cose cambiano, si complicano. Può succedere, per esempio, che dopo anni passati a combattere contro il cancro, “in un giorno di fine marzo, quando già si avvertiva quella punta acre di primavera, Anna, che se l’era cavata bene, riuscendo addirittura in un paio di guarigioni miracolose, si limitò a poche parole: – Adesso basta“.

restare vive

Così inizia Restare vive (Einaudi Stile Libero, traduzione di Paola Brusasco), il romanzo della scrittrice e giornalista statunitense Victoria RedelCome ha raccontato a Elle, la storia prende spunto da un evento autobiografico: subito dopo la morte della sua migliore amica, l’autrice sentiva l’urgenza di scrivere dell’amicizia come un luogo protetto – un giardino – dove potersi nascondere e sentire al sicuro. Ma, soprattutto, voleva dimostrare come il passare del tempo, al contrario di quello che si possa pensare, non allenta un legame, ma lo approfondisce e lo espande.

Il titolo originale, Before Everything, introduce una sfumatura che si perde nella traduzione italiana ma che è fondamentale per comprendere a pieno il senso romanzo: prima di tutto, infatti, le protagoniste di questo libro sono amiche. Certo, ognuna ha il proprio carattere e le proprie peculiarità, ognuna di loro ha una storia e un percorso personale, ma la loro identità si definisce prima di tutto in relazione al rapporto d’amicizia. Un’amicizia che nasce durante l’adolescenza e che continua a dare prova della sua forza anche durante l’età della maturità: un’età in cui gli impegni – la famiglia, i figli, il lavoro – tolgono spazio e tempo a questo tipo di legami.

Dopo il successo della tetralogia di Elena Ferrante, potrebbe sembrare ripetitivo trovarsi di fronte all’ennesimo libro che racconta l’amicizia tra donne, anche perché in questo romanzo, proprio come nei volumi della Ferrante, viene narrato un legame che si sviluppa nell’arco di una vita intera. Ma Restare vive non ha nulla a che fare con L’amica geniale e con gli altri capitoli della saga, per diversi motivi: il tema affrontato, l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, la struttura narrativa.

Il romanzo è composto da brevi (a volte brevissimi) capitoli in cui vengono mostrati, in ordine sparso, tanti episodi della vita delle cinque protagoniste: le giornate a scuola, gli incontri con i futuri mariti, i test di gravidanza, i tradimenti, le notti trascorse insieme. A questi ricordi, che affiorano come flash, istantanei e sconnessi, è alternata la narrazione principale, che riguarda la scelta di Anna di rinunciare alle terapie per godersi gli ultimi attimi di normalità nella sua casa tra le colline del Massachusetts, insieme alle altre.

Il lettore si trova di fronte a quelli che forse, più che capitoli, potrebbero essere definiti quadri, o fotografie: una serie di immagini che si succedono velocemente e davanti alle quali non si può far altro che procedere, proprio come se ci si trovasse a camminare in una galleria della memoria. Questo tipo di struttura non ha solo il potere di restituire a pieno la sensazione del ricordo, che è sempre frammentario e immediato, ma anche di affidare all’immaginazione di chi legge parte della costruzione della storia.

Una storia che, alla fine, non parla tanto di cancro, ma di come alcuni legami riescano a resistere, nonostante il tempo. La domanda allora potrebbe essere: qual è la sostanza di questi rapporti che rimangono immutati e che, dopo tanti anni, mantengono sempre la stessa forza e la stessa fragilità? Victoria Redel sembra dare una sola risposta, chiara: l’amore.

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