“La mia relazione con Bangkok è strana: non mi sento uno del luogo e non mi sembra di appartenere alla città", racconta a ilLibraio.it lo scrittore thailandese Prabda Yoon, il libreria con "Feste in lacrime", una raccolta venata di umorismo dark e momenti di quotidianità stravolti da tocchi di magia. E sul contrasto tra Est e Ovest, lo scrittore, che ha vissuto a lungo negli Usa, ammette: "L’Occidente che conosco è più democratico, ed essendolo io stesso solitamente mi sento più a mio agio lì" - L'Intervista

June “voleva imparare a piangere per divertimento”. E così i suoi amici, per ricordarla dopo la sua morte, organizzano una “festa in lacrime” nel suo vecchio appartamento. Questo, in sintesi, è il primo dei dodici racconti che compongono la raccolta dello scrittore thailandese Prabda Yoon e anche quello che dà il titolo al libro, Feste in lacrime, pubblicato in Italia da Add Editore e tradotto dalla versione inglese da Luca Fusari.

Prabda Yoon è un talento poliedrico – è scrittore, ma anche grafico, traduttore, editore e regista – e nei suoi racconti scrive del suo paese, la Thailandia, attraverso gli occhi dei suoi simili. Ci sono, ad esempio, il creativo che inventa campagne pubblicitarie prendendo spunto dall’infanzia trascorsa con i nonni in campagna, o il corridore che incontra una sorta di saggio al parco… La realtà tuttavia non basta alla penna di Prabda Yoon: lo scrittore, infatti, non esita a introdurre elementi quasi magici nella quotidianità dei suoi racconti. Bottoni del pigiama che scompaiono, vampiri nella città di mare di Pattaya, un incontro che scaturisce dalle spaziature di un testo scritto a mano dalla misteriosa Miss Wondee, un “odore nell’aria, che si rifiutava di rispettare il tempo e il luogo”, rendendo così un giovane colpevole agli occhi della polizia.

Prabda Yoon, i suoi racconti sono molto legati all’ambiente urbano in cui si sviluppano. Quanto è importante l’ambientazione di una storia per definirne la struttura?
“Sono un tipo da città e spesso l’ispirazione per le storie arriva dagli incontri e dalle scene che vivo, quindi è naturale che i miei racconti abbiano un’ambientazione urbana. Posso scrivere anche storie ambientate in aree rurali e nella foresta, ma i protagonisti quasi sempre arrivano dalla città. In generale la mia scrittura è più incentrata sui personaggi che sull’ambientazione. E mi interessa raccontare di chi è perseguitato dalle ansie della vita cittadina”.

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Nei racconti è molto presente Bangkok. Come descriverebbe una città così caotica a un “farang” (uno straniero)?
“La mia relazione con Bangkok è strana: non mi sento uno del luogo e non mi sembra di appartenere alla città. Quando ne parlo agli stranieri spesso risulto pessimista e pieno di risentimento. So che molti amano Bangkok e in qualche modo li capisco, anche se non condivido la loro ammirazione: la natura caotica della città può essere affascinante, ma per chi ci vive è frustrante. Bangkok non è una città ben pianificata ed è governata da criminalità e corruzione. Tuttavia non è niente male come ambientazione per una storia: ecco perché continuo a scriverne, si adatta bene al mio humor nero”.

Ha anche vissuto negli Usa: quali sono le più grandi differenze tra la cultura occidentale e quella orientale?
“Ci sono differenze ovvie tra Oriente e Occidente, anche se sarebbe sbagliato generalizzare. Ho vissuto in aree molto cosmopolite degli Stati Uniti, con amici provenienti da ogni parte del mondo: non è stata un’esperienza poi così americana. Anche in Asia conosco grandi città come Bangkok e Tokyo, che hanno più somiglianze che differenze con l’Occidente. I particolari a cui presto maggiore attenzione sono i principi e le strutture politiche di ogni luogo. L’Occidente che conosco è più democratico, ed essendolo io stesso solitamente mi sento più a mio agio lì”.

Ci sono autori thailandesi che si sente di consigliare ai lettori italiani?
“Ammiro l’inventiva e lo humor di Rong Wongsawan, un pioniere della letteratura modernista in Thailandia, prolifico e audace. Peccato che le sue opere siano tanto difficili da tradurre in altre lingue e che lui sia scomparso recentemente. Ho avuto la fortuna di conoscerlo durante i suoi ultimi anni ed è stato un vero maestro per me”.

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