È grave? Peggio: acuto. Come il dolore che si prova a vedere sfigurato il volto di “perché”, “né”, “affinché” a colpi di “è-è-è”: “perchè”, nè”, “affinchè” - L'intervento di Simone Regazzoni, scrittore e filosofo, in difesa della lingua italiana...

È grave? Peggio: acuto. Come il dolore che si prova a vedere sfigurato il volto di “perché”, “né”, “affinché” a colpi di “è-è-è”: “perchè”, nè”, “affinchè”. Mettiamo ben in chiaro le cose: qui non si tratta di scadere nella difesa iper-razionalistica di una qualche norma linguistica. La lingua viene prima di qualsiasi grammatica; ed è viva perché storica, concretamente usata dai parlanti, soggetta alle loro invenzioni e manipolazioni. Ma però. Ma però (mi si conceda l’accumulo di congiunzioni avversative) la sciatteria da tastiera che conosce solo l’accento grave è altra cosa: non è invenzione linguistica, è mancanza di stile. Come un papillon da smoking già annodato. Esagero? Pensate non faccia differenza alcuna scrivere “perché” o “perchè”? Bene. Allora provate voi, se ci riuscite, a pronunciare la famosa battuta de Il mucchio selvaggiowhy not/perché no?”, con l’accento grave, senza perdere la dignità: “Perchè no?”. È grave? Peggio: è acuto!

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