La mia identificazione totale con i libri che ho letto nella vita

di Giovanni Mastrangelo | 19.10.2016

"Molto prima di influenzare la scrittura, i romanzi hanno pilotato la mia esistenza da quando avevo sette anni. Leggere è rimasta l'unica certezza anche dopo...". Torna la rubrica #LettureIndimenticabili. Su ilLibraio.it Giovanni Mastrangelo, scrittore, fotografo, autore di documentari e sceneggiatore, in libreria con "Il sistema di Gordon", parla delle letture più importanti fatte nel corso della vita, e cita, tra gli altri, autori come Dostoevskij, Bolaño, Nabokov, Joyce e Bellow...


La lettura compulsiva comincia dall’infanzia: una malattia ai polmoni mi inchioda a letto durante i mesi invernali – niente scuola, niente pallone, in quegli anni niente televisione, niente di niente, solo antibiotici, punture e suffumigi. Libri e fumetti unica consolazione.
Molto prima di influenzare la scrittura, i romanzi hanno pilotato la mia esistenza da quando avevo sette anni. Leggere è rimasta l’unica certezza anche dopo, quando sono guarito e ho ricominciato una vita normale facendo a cazzotti fuori dalla scuola come gli altri. A undici anni avevo già divorato Dumas, Salgari, Verne, Philo Vance, Agata Christie e tutto il resto. Leggevo con ingordigia, senza sosta. A quell’età il mio preferito era Jack London – oltre a tutti gli Zanna bianca, uno in particolare: La strada, storia di ragazzini vagabondi che girano l’America sui treni merce. A quattordici, in prima ginnasio, scopro Hemingway cominciando dai 49 Racconti e mi innamoro di quella sua scrittura secca e ipnotica che da adolescente mi tirava dentro come una droga. Da Hem a tutti i beatnik che si intrecciano con la musica di quegli anni – da Jack Kerouac a Gregory Corso, Bob Dylan sopra tutti.
Bob Dylan
Bob Dylan, premio Nobel per la letteratura 2016

Solo dopo, verso i 17, trovo i russi. A Guerra e Pace segue subito Anna Karenina senza neanche il tempo di spegnere la luce, ma è quando comincio Dostoevskij che smetto di studiare. Non c’è tempo, non c’è più tempo per nient’altro, né greco né latino. A Milano si dice bigiare. Bigio scuola tutti i giorni e mi infilo a leggere nel bar che c’è all’ultimo piano della Rinascente in piazza Duomo – ogni mattina L’idiota sono io. La primavera seguente, dopo tutti i miei delitti e i miei castighi, comincio i Demoni e mollo la Rinascente: continuo a bigiare unendomi però alle prime manifestazioni studentesche con Dostoevskij nella tasca dell’eskimo invece di Marcuse.
Nel mio ultimo romanzo, Il sistema di Gordon, ho cercato di spiegare la mia identificazione totale con i libri della mia vita, poche righe che riporto qui di seguito, pronunciate da un personaggio messicano che si chiama Osvaldo: “Da ragazzino ero malato ai polmoni e dovevo stare a letto per mesi interi, così avevo cominciato a leggere romanzi fino da molto giovane e la lettura era diventata per me un luogo sicuro, un rifugio. I libri per me sono un rito di iniziazione alla vita: la guerra, la pace, il sesso, l’amore, la paura di morire, New York, ho conosciuto tutto per la prima volta leggendo. Poi, nella vita, ritrovo quello che ho letto e vedo che è così anche nella realtà.
Saul Bellow
Saul Bellow

Infatti qualche anno dopo abbandono il liceo per mancanza di tempo necessario anche allo studio, comincio a lavorare come assistente di un fotografo famoso e mi imbatto in Saul Bellow quasi per caso. Una settimana dopo aver finito Il Re della Pioggia decido di mollare tutto (tutto cosa? mi chiedo anche oggi) e parto per l’Africa dove apro il Rock of Ages bar a Dixcove, un villaggio sulla costa occidentale del Ghana – 1972, ho già vent’anni, resto lì a servire birre calde tutto il giorno e leggo dietro al banco, tra un’ordinazione e l’altra. Musil, Mann, Goethe e naturalmente anche Mr. Zarathustra che ancora oggi cattura i giovani anarchici come se fosse un virus. Leggo Le Affinità Elettive due volte di seguito e mi sembra che dopo Goethe non si possa leggere più niente, ma per fortuna mi spediscono Rilke dall’Italia e così lo leggo tutto di un fiato come una medicina – lettere, poesie, romanzi brevi, appunti.
I prossimi 44 anni continuano uguali, un libro dietro l’altro. Conrad Nabokov Woolf Lessing Mansfield Kristof Leonard McCarthy Coetzee e finalmente Joyce e naturalmente anche tutti gli altri che sono arrivati: gli indiani, i giapponesi, ho avuto anch’io il mio periodo sud-americano e quello inglese. Pochi francesi, ammetto. Scopro tardi gli italiani ma appena li leggo mi prende un amor di patria che avevo sempre rifiutato. Gadda Fenoglio Bianciardi Morante – la lingua, mi dico, è l’unica patria che ci sia lecito di amare.
elsa morante
Elsa Morante

Poi, una decina di anni fa sotto Natale, leggo I Detective Selvaggi ed è come se un fulmine mi centrasse in pieno dall’alto dell’Olimpo. Roberto Bolaño scrive orizzontale, non srotola la storia nel tempo, ma piuttosto la allarga nello spazio e apre la strada a una struttura nuova del romanzo. Finisco I Detective Selvaggi e per la prima volta mi impongo di aspettare prima di leggere qualcosa d’altro. Per mesi studio solo il testo di quel libro come se fosse un atlante geografico e trovo nuovi snodi del racconto – i personaggi non sono mai protagonisti, l’unico vero protagonista è lo spazio in cui si muovono. Divento anch’io un detective proprio come Bolaño chiede ai suoi lettori: Città del Messico è creatura viva e reale e i poeti che la abitano sono cellule di un’entità pensante che diventa metafora interiore, specchio di un’altra dimensione, coscienza collettiva.
Solo nel maggio dell’anno dopo leggo 2066 che è la vita di Benno Von Arcimboldi, già personaggio misterioso dei Detective, e mi accorgo che Bolaño non scrive singoli romanzi, ma un’unica Opera divisa in parti: ogni suo libro si intreccia con tutti gli altri, resta capitolo, sfaccettatura, dimensione altra di un’unica visione.
Roberto Bolaño
Roberto Bolaño

Negli ultimi dieci anni non mi sono più ammalato e oggi, tutti i suoi libri letti, aspetto senza alcuna ansia la mia prossima influenza.
LA RUBRICALetture impossibili da dimenticare, rivelatrici, appassionanti. Libri che giocano un ruolo importante nelle nostre vite, letti durante l’adolescenza, o da adulti. Romanzi, saggi, raccolte di poesie, classici, anche testi poco conosciuti, in cui ci si è imbattuti a un certo punto dell’esistenza, magari per caso. Letture che, perché no, ci hanno fatto scoprire un’autrice o un autore, di ieri o di oggi.

Ispirandoci a una rubrica estiva del Guardian, A book that changed me, rifacendosi anche al volume curato da Romano Montroni per Longanesi, I libri ti cambiano la vita. Cento scrittori raccontano cento capolavori, abbiamo pensato di proporre a scrittori, saggisti, editori, editor, traduttori, librai, bibliotecari, critici letterari, ma anche a personaggi della cultura, della scienza, dello spettacolo, dell’arte, dell’economia, della scuola, di raccontare un libro a cui sono particolarmente legati. Un’occasione per condividere con altri lettori un momento speciale.
L’AUTORE E IL SUO NUOVO LIBRO – Giovanni Mastrangelo ha vissuto per più di vent’anni in Africa dove ha lavorato come fotoreporter. Tornato in Italia, dalla fine degli anni Novanta vive e lavora a Roma. È scrittore, fotografo, autore di documentari, sceneggiatore. Ha collaborato con Bernardo Bertolucci alla stesura del soggetto del fim, Il piccolo Budda. Negli anni ha pubblicato racconti sulle riviste Linea d’Ombra, Nuovi Argomenti, Linus e Corto Maltese. Tra i suoi libri ricordiamo Bratto, illustrato da Copy, Il Coupè Scarlatto, African Soap (selezione Premio Strega 2003) e Henry.
Giovanni Mastrangelo il sistema di gordon
Il sistema di Gordon, in libreria per La Nave di Teseo, ci porta negli anni ’80: cosa sono stati in America ce lo racconta Gordon, leader carismatico di una setta new-age con un debole per i ragazzini.  È la Viners’ Brotherhood che sta prendendo forma come una cellula appena nata, in frenetica espansione. Gordon guida i suoi “studenti” verso la consapevolezza attraverso percorsi inusuali e predica il Ricordo di Sé anche se nessuno lo capisce fino in fondo, e mai nessuno allo stesso modo. Quando annuncia l’arrivo di Bob Dylan, si scatena un’attesa infinita che sconvolge la comunità. Droga, musica, filosofia, Gourdjieff, Goethe, rock and roll, sesso e meditazione. In poco tempo la Brotherhood diventa un’organizzazione religiosa quotata in borsa, un’entità tax-free, una cittadina agricola con terre e vigneti, strade, reception, ristorante, teatro, foresterie, magazzini agricoli e una grande cantina che esporta vini più o meno pregiati. Agli inizi del nuovo millennio, all’apice del successo economico, scoppia però uno scandalo mediatico che mette in seria crisi non solo Gordon ma ogni singolo studente, ponendo tutti di fronte a una svolta inevitabile e a una profonda crisi di coscienza.
Dello stesso autore La Nave di Teseo ripubblica Piccolo Buddha, il libro che è stato protagonista dell’omonimo film di Bernardo Bertolucci, alla cui sceneggiatura Mastrangelo ha lavorato.