Si è molto parlato della pagina satirica Il Signor Distruggere, che ha messo in luce la presenza nei gruppi social delle "mamme pancine", realtà “estreme” legate alla maternità, al fanatismo religioso e alla povertà culturale - La riflessione della scrittrice Giada Sundas

Impossibile non essersi mai imbattuti in un post di uno dei fenomeni social del momento, Il Signor Distruggere, pagina satirica che si ripromettere di mettere in piazza quelle realtà “estreme” legate alla maternità, al fanatismo religioso e alla povertà culturale che si celano nelle piaghe nascoste del web.

Sì, perché nel calderone social, tutte queste persone si sono trovate e riunite in gruppi segreti dove, spalleggiandosi l’una con l’altra, si confidano e raccontano i loro bizzarri episodi di vita materna. Così, Il Signor Distruggere, si è premurato di raccogliere i post più grotteschi e imbarazzanti e diffonderli al mondo attraverso la sua pagina.

Quello che ne è venuto fuori è una realtà al di fuori della più fervida immaginazione umana: placente “cucinate e mangiate”, cordoni ombelicali trasformati in gioielli, bambole realistiche trattate come bambini veri, torte a forma di vagina partoriente, feste rocambolesche organizzate per figlie adolescenti alla prima mestruazione, ricette preparate con latte materno e offerte a ignari commensali…

Cosa ne è scaturito? Ora sappiamo che là fuori esistono realtà culturali così povere da essere preoccupanti e, se dapprima la situazione risultava comica e bizzarra, adesso il tutto rischia di trasformarsi in una grossa caccia alle streghe. Improvvisamente si sono create le consuete fazioni: “noi” e “loro”, dove “loro” sta per persone in tutto e per tutto inferiori a “noi”.

Io stessa mi sono sollazzata davanti agli screen delle “mamme pancine”, ho riso di fronte alla foto di una torta partoriente, mi sono stupita leggendo episodi di maternità morbose, poi è successo qualcosa: ho iniziato a provare pena. Le mie risate sono diventate amare e ho iniziato a sentirmi in colpa.

Là fuori ci sono donne cresciute in realtà intellettualmente rurali, con retaggi culturali così radicati da vivere la propria esistenza secondo credenze e scaramanzie paleolitiche, aggrappate con gli artigli a nozioni religiose ormai scardinate dall’epoca scientifica attuale, irrazionali, pregne di un’ignoranza di fondo che non hanno scelto.

Mentre noi, da qui, ci domandiamo come abbiano fatto queste persone a non aprirsi una finestra sulla realtà con i mezzi che la società moderna gli fornisce, ci arrabbiamo per la loro preclusione mentale, per l’assenza di curiosità e desiderio di crescita intellettuale, loro, “rinchiuse” nella loro vita medievale non sono nient’altro che vittime. Prima di una educazione ignorante e becera che ha attecchito così profondamente da non permettere alla razionalità di venire fuori e, in seguito, vittime di noi intolleranti, che, per sentirci meglio, abbiamo bisogno di sapere che là fuori c’è qualcuno che sta molto peggio di noi. E di insultarlo, marcando così un forte confine distanziatore: noi sempre migliori, loro sempre più povere e chiuse nella loro snervante ignoranza.

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In sostanza, il fenomeno Distruggere, per me, è un po’ sfuggito di mano al popolo dell’internet sempre famelico e con l’indignazione pronta in tasca, e se c’è una cosa che ho avuto modo di provare sulla mia pelle, è la cattiveria dei cosiddetti “haters” che prima di premere invio non si rendono conto che, dall’altra parte dello schermo, c’è una persona vera.

L’AUTRICE – Giada Sundas è una giovane madre molto seguita in rete. Sui social racconta la sua esperienza di “madre imperfetta ma imperterrita” con freschezza e ironia. Il suo romanzo d’esordio, edito da Garzanti, si intitola Le mamme ribelli non hanno paura, e racconta la storia di Giada dal giorno in cui la piccola vita di Mya, sua figlia, ha cominciato a crescere dentro di lei.

Qui tutti gli articoli di Giada Sundas per ilLibraio.it.

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