Su IlLibraio.it la testimonianza di una professoressa di un liceo pugliese, sulla difficoltà di promuovere la lettura nelle scuole

 di Gabriella Ciccarone

Quanti fili spezzati
di vite, di romanzi
fra acacie, sui prati”

da Generazione di Vittorio Bodini [1]

Immaginate che io viva in un paese del Sud, più esattamente nella Puglia dei trulli, dove centro storico e campagna sono incantevoli, se risparmiati da solerti cementificatori, e il paesaggio disegna ogni giorno per noi scenari unici. Immaginate anche che in quel paese di circa 20mila abitanti non ci sia una libreria, né un cinema, né una biblioteca realmente funzionante. Immaginate ancora che io debba percorrere, per scelta,   insieme a tanti studenti, 18 chilometri per raggiungere il Liceo un tempo sperimentale (prima della devastante Gelmini)  in cui insegno. Fate adesso un ultimo sforzo e provate a osservare quegli studenti pendolari provenienti da tanti paesi, alcuni dei quali più fortunati, invidiabili direi,  perché dotati di migliori servizi – cinema, piccole librerie, biblioteche –  ma in cui gli spazi di socialità  sono realmente al di sotto delle necessità.

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Ora tirate le somme e chiedetevi: “Come parlar di libri a ragazzi che hanno poca confidenza fisica con i libri e con i luoghi della cultura?”. Insieme a voi me lo chiedo anch’io da anni, perché insegno Lettere e dei libri mi occupo, ma pure perché molti di quegli studenti se ne andranno, ad esempio al Nord per studiare o lavorare, e dovranno portare nel proprio bagaglio l’idea dell’appartenenza; oppure perché resisteranno alla tentazione di andarsene, un po’ per indolenza un po’ per non spezzare quel forte legame che alla propria terra li lega.

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Eppure, “il sud è bipolare, il sud fallisce, il sud rinasce, ti esalta e ti avvilisce, impasta nel presente il suo passato, il sud corrompe, arranca, chiasso e silenzio, terre gremite, terre abbandonate”[2] come scrive  Franco Arminio che ama definirsi paesologo. Non tutti se ne vanno, in vero.  C’è chi decide di restare e di prendersi cura di questa terra. C’è chi ha il coraggio di tornare e di inventarsi un lavoro. C’è chi, perfino , emigra al contrario, dal Nord (anche d’Europa, ad esempio) per venire a vivere in una regione dalle variegate risorse, paesaggistiche anzitutto ma nondimeno culturali. Una nuova coscienza di sé attraversa  la Puglia da anni e produce fermenti  interni che rigenerano, ma che rischiano di disperdersi se non  accompagnati da una gestione dei servizi capillare e di lungo corso.

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Ecco il punto. Parlar di libri in realtà di provincia,  laddove  gli eventi culturali si moltiplicano – specialmente d’estate quando arrivano i turisti – ma mantengono un carattere episodico e mancano di strutture di sostegno ampie e durature entro cui inserirsi. Così la scuola, realtà indiscutibilmente  durevole, finisce per esercitare un ruolo decisivo, oltre il dovuto, di supplenza di funzioni che non le spetterebbero. E altrettanto i suoi docenti vengono investiti da incombenze che travalicano le proprie forze, in una scuola “riformata” che aumenta impropriamente il numero di alunni per classe, riduce drasticamente le ore d’insegnamento, frammenta ogni disegno didattico.

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Parlar di libri, quindi. Come? Solo se si è credibili e tenacemente si crede nel proprio mestiere di educatori, se si cercano nei libri le parole giuste che in quel momento toccano l’anima. Tuttavia, non è sufficiente.  Intorno ci vogliono strutture, legami, radici ramificate e profonde. Investimenti della politica, ma anche di chi nel mondo della produzione culturale si muove e ha il dovere di  essere credibile tanto quanto si chiede di esserlo alla scuola e ai suoi docenti.  Ci vogliono, insomma,  reti  di servizi che facciano diventare  vicino ciò che è lontano, anche i libri e i loro autori.

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Parlar di libri, allora, nonostante tutto e senza recriminazioni. Talvolta, basta poco per incuriosire i ragazzi: mettersi un libro in tasca, entrare in classe e leggerne qualche passaggio in sintonia con l’argomento di studio o la temperie del momento; raggiungere la biblioteca scolastica e far scegliere i libri che colpiscono il loro immaginario; proporre laboratori di lettura monografici; o, meglio, creare insieme ai colleghi esperienze  pratiche e pianificate di lettura collettiva aperte al confronto.  Vero. Però quel poco è diventato negli anni  pochissimo per l’estrema parcellizzazione  dell’orario cattedra nelle scuole post-Gelmini: con due ore in una classe, due in un’altra, un anno sì e l’altro chissà, un registro elettronico e un altro cartaceo,  32  cognomi e altrettanti nomi da interpellare, programmi ministeriali mimetizzati sotto altre formule ma insormontabili da affrontare. Nel mentre il tempo scorre, l’ora termina e il libro  è rimasto  in tasca.  Restano così frammenti di tempo da amministrare con cura.

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Quando occasionalmente si riesce a fruire del piacere di sentire la voce degli scrittori e non solo dei loro scritti quei frammenti di tempo scolastico si riempiono di senso.  Negli incontri con gli autori, un tempo più frequenti, ora più pigri – anche per le magre risorse economiche disponibili – la fantasia dello studente si accende, la curiosità si alimenta, il desiderio del confronto si fa concreto. La scuola è troppo spesso il luogo della mediazione culturale più che della sperimentazione, come dovrebbe essere, ed è questo un punto su cui far leva per ridare fiato ad un’istituzione troppo spesso bistrattata. Ma a intercettare questi bisogni forse dovrebbero essere anche le case editrici e gli  scrittori stessi, se vogliono contribuire – con la scuola – a creare dei buoni lettori.

*L’autrice è docente di Lettere nel Liceo Polivalente “Punzi” di Cisternino (Brindisi)

[1] POESIE, Vittorio Bodini, edizione Negroamaro, Salento Books, 2011

[2] Geografia commossa dell’Italia interna, Franco Arminio, Bruno Mondadori, Milano-Torino, 2013

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Le foto che accompagnano l’articolo, che ritraggono il paesaggio delle Murge pugliesi, sono di Vincenzo Intermite e Maria Domenica Maggiore; la foto degli studenti della classe dello Scientifico-opzione Scienze Applicate & Scienze Umane del Liceo Polivalente “Punzi” di Cisternino (Br) è di Gabriella Ciccarone

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