Saviano vicino a Erri De Luca: “Questo processo è una barbarie”

di Antonio Prudenzano | 21.09.2015

"Non condivido molte cose di De Luca, ma la mia vicinanza a lui, corpo e mente, è totale". Intervistato da ilLibraio.it, Roberto Saviano esprime la sua vicinanza a Erri De Luca, nel giorno in cui il pubblico ministero di Torino ha chiesto per lo scrittore una condanna di 8 mesi di reclusione per istigazione al sabotaggio della Tav. Saviano attacca poi gli autori italiani: "Tranne rarissime eccezioni, sono un gruppo di ininfluenti che si accaniscono gli uni contro gli altri per sottrarsi misere copie, che si invidiano per premi che nessuno ricorda più, che si vendono per comparsate tv. Che odiano per il successo altrui e invidiano persino per un processo che può distruggere e compromettere, ma dà visibilità e quindi..." - L'intervista


Questa mattina il pubblico ministero di Torino ha chiesto per Erri De Luca una condanna di 8 mesi di reclusione per istigazione al sabotaggio della Tav (qui i dettagli, ndr), e in queste ore la rete si è mobilitata in difesa dello scrittore (con l’hashtag #IoStoConErri).

ilLibraio.it ne ha parlato – via mail – con lo scrittore Roberto Saviano (come De Luca, napoletano e autore Feltrinelli, ndr).

Saviano, in questa vicenda è in gioco l’articolo 21 della Costituzione, e la libertà di manifestazione del pensiero è a rischio, come ha dichiarato Erri De Luca?
“Vergognoso e inquisitoriale. Non condivido molte cose di De Luca, ma la mia vicinanza a lui, corpo e mente, è totale. Questo processo è una barbarie”.

In un’intervista concessa a ilLibraio.it nei giorni scorsi, lo scrittore ha sottolineato che in Italia gli sono stati vicino soprattutto i lettori. In questi mesi sono stati pochi gli autori italiani a solidarizzare nei suoi confronti (“Nel mondo intellettuale, il comportamento delle celebrità è stato prudente, hanno tutti famiglia…”, ha dichiarato De Luca). 
“Gli scrittori italiani? Non esistono. E, tranne rarissime eccezioni, sono un gruppo di ininfluenti che si accaniscono gli uni contro gli altri per sottrarsi misere copie, che si invidiano per premi che nessuno ricorda più, che si vendono per comparsate tv. Che odiano per il successo altrui e invidiano persino per un processo che può distruggere e compromettere, ma dà visibilità e quindi… Invidierebbero anche un funerale, se pieno di persone e vicinanza. Gli scrittori italiani? Cercano la candidatura politica (e poi la nascondono) per uno stipendio sicuro. Non è sempre stato così e non vale per tutti. Parlo però per la parte maggiore. Da questi non puoi aspettarti nulla. E anche il pubblico se ne accorge e li legge sempre meno”.

Pensa dunque che, in generale, gli intellettuali italiani dimostrino poco coraggio nello “schierarsi” in vicende “delicate”?
“In questi casi dare solidarietà non serve a vendere qualche copia in più e quindi non lo fanno. Si possono non condividere idee e prassi, ma bisogna sempre stare dalla parte di chi rischia scrivendo. Di chi assume sulla pagina, e nelle parole, posizioni che possono fargli smarrire serenità, equilibro, libertà, credibilità”.

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