Lunedì Erri De Luca torna in tribunale per il processo che lo vede protagonista. A ilLibraio.it lo scrittore conferma che non farà appello in caso di condanna: "Penso che questo caso riguardi l'articolo 21 della Costituzione: la libertà di manifestazione del pensiero resta in vigore o viene sospesa?". Quanto allo scarso sostegno nei suoi confronti da parte degli scrittori italiani, sottolinea: "Nel mondo intellettuale, il comportamento delle celebrità è stato prudente, hanno tutti famiglia..." - Intervista e particolari

Lunedì 21 settembre Erri De Luca, 65 anni, torna in tribunale, a Torino, per il processo che lo vede protagonista dopo il rinvio a giudizio per istigazione a delinquere per aver pronunciato all’Huffington Post le parole “la Tav va sabotata”: “Ascolterò le richieste penali dei miei accusatori pubblici e di quello privato, della ditta. Saprò quanta prigione per me desiderano ottenere dalla sentenza. Sarà la parte più interessante, per i toni di voce e gli argomenti. Poi la parola toccherà ai miei difensori Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale. Spero che tutti siano brevi e che il giudice possa emettere la sentenza il giorno stesso.  Altrimenti toccherà ritornare in aula in altra data. Grazie assai a chi mi ha dimostrato e mi dimostra sostegno”, ha scritto su Facebook lo scrittore.

Nella deposizione ai giudici del maggio scorso De Luca ha spiegato che “il verbo sabotare secondo il vocabolario della lingua italiana ha numerosi significati. Il  primo che risulta è quello di danneggiamento materiale. Gli altri sono intralciare, impedire e ostacolare”. E ha sottolineato: “Ritengo di aver detto che la Tav, questa linea di presunta alta velocità, ma si tratta di modesta accelerazione, vada ostacolata, impedita e intralciata e perciò di fatto sabotata”. Aggiungendo, tra l’altro: “In nessuna della manifestazioni a cui ho partecipato sono stati commessi atti di violenza e questa è la ragione per cui ho ribadito la mia adesione a questa comunità”. E ancora: “Sono uno che può istigare alla lettura e al massimo alla scrittura… Per 20 anni ho fatto l’operaio e ho partecipato a molte lotte e scioperi, che vuol dire sabotare la produzione. Dunque, del verbo ho e conosco molti significati che considero nobili, giusti e necessari“.

Nei mesi scorsi, in nome della libertà d’espressione, lo stesso François Hollande (oltre a scrittori come Salman Rushdie e Paul Auster), hanno firmato un appello (“Liberté pour Erri De Luca”) a sostegno dello scrittore e poeta.

In Italia, invece, come lo stesso Erri De Luca ha fatto notare, sono stati pochi gli intellettuali a schierarsi in sua difesa: “Nel mondo intellettuale, il comportamento delle celebrità italiane è stato prudente, hanno tutti famiglia…”, commenta lo scrittore al telefono con ilLibraio.it. Autori nostrani a parte, “è dai lettori che mi sono arrivate le manifestazioni d’affetto più sentite. In centinaia in questi mesi mi hanno sostenuto anche in diversi incontri organizzati nel territorio. E per me conta molto questo fermento che parte al piano terra della società“. E va ricordato che, oltre a quelle organizzate in giro per l’Italia, non sono mancate le iniziative sui social network, con l’hashtag #iostoconerri.

Quanto alla vicinanza degli editori, De Luca conferma che è subito arrivata, sia in Italia sia all’estero: “Feltrinelli, e i miei editori in Francia, Germania e Spagna, forzando la programmazione editoriale hanno pubblicato immediatamente La parola contraria (un pamphlet sulla libertà d’opinione, ndr). Tra l’altro, all’ultimo Salone del libro di Torino la Feltrinelli ha interpellato alcuni autori italiani che, sollecitati, si sono pronunciati in mio sostegno”.

“Nell’aula del Tribunale di Torino non è in discussione la libertà di parola. Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. E’ in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo”, ha argomentato nei mesi scorsi lo scrittore. Ma il processo, come ci spiega lui stesso, non ha distratto l’autore napoletano dalla letteratura: “Un caso giudiziario non mi coinvolge emotivamente, cosa che invece avviene con la scrittura e la lettura. E infatti ho continuato a scrivere e a leggere, e a ottobre Feltrinelli pubblicherà la mia nuova raccolta di racconti, Il più e il meno che, meglio chiarirlo, non ha alcun legame con il processo”.

Erri De Luca ci conferma che non farà appello in caso di condanna: “Penso che questo caso riguardi l’articolo 21 della Costituzione, quello dedicato alla libertà di manifestazione del pensiero: resta in vigore o viene sospesa? Lo sapremo dopo la sentenza… A proposito della quale non ho alcuna aspettativa”. E prosegue: “Un po’ come avviene per gli scalatori (e le scalate sono una grande passione per l’autore di Tu, mio, ndr), che quando arrivano in cima non si fermano a festeggiare, ma tornano indietro il più velocemente possibile, per me la sentenza rappresenta una cima da raggiungere, intesa come un punto e a capo”.

Per l’autore di libri di grande successo come I pesci non chiudono gli occhi, “solo dopo la sentenza capiremo se il dibattito di questi mesi sarà servito a qualcosa, e se la consapevolezza sul tema della libertà di espressione è cresciuta o meno”.

 

 

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