Un romanzo di verità, tutte relative e tutte insopportabilmente reali. Una commedia con l’intenzione sarcastica e ironica di alcune storie di Nora Ephron: “Momenti di gioia imperfetta” di Catherine Newman racconta, con il tono dell’agrodolce, una settimana di vacanza a Cape Cod, cittadina balneare sulla costa atlantica degli Stati Uniti, dove una famiglia si ritrova da decenni. Tra figli ormai cresciuti e un compagno che sembra spettatore, Rachel (immersa nel cambiamento più grande che le tocca sopportare, la menopausa) è il centro della storia, la lente con cui vediamo le crisi e le gioie degli altri, tra segreti, non detti e piccoli conflitti…

A dicembre 2025, in uno show televisivo statunitense, all’attrice Julia Roberts è stato chiesto qual è secondo lei il sandwich migliore. Lei reagisce come per rispondere a una domanda difficile, che necessita riflessione, e poi con la ricetta del sandwich preferito della sua giovinezza: burro di arachidi, gelatina con panna acida e patatine alla cipolla schiacciate all’interno in un pane di frumento. E infine commenta: “Then I grew up.” (Poi sono cresciuta.)

L’edizione originale di Momenti di gioia imperfetta di Catherine Newman (Bollati Boringhieri, traduzione Manuela Faimali) si intitola proprio Sandwich. Val la pena partire da questo, delizia per molti, necessità per altri, esperimenti di giovinezza o compito da onorare, suo malgrado, per la protagonista del romanzo – nella traduzione italiana del romanzo la parola sandwich è lasciata in inglese – che ci parla in prima persona: “Ma prima, l’epica preparazione dei sandwich! Mi lamento, ma è un aspetto delle mie vacanze che in realtà adoro, e lo sanno tutti”.

Rachel, detta Rocky, è la narratrice, la depositaria del compito di preparare sandwich per tutti, prendendo ordinazioni, sbuffando per finta, cercando di accontentare la sua famiglia (marito, figlia, primogenito e compagna, genitori e il gatto Chicken). Assembla la base uguale per tutti e poi per ciascuno aggiunge il dettaglio personale.

Due fette di pane che tengono insieme qualcosa o qualcosa tenuta insieme da due fette di pane, che possono rompersi, tenere perfettamente, alimentare la fame o soddisfarla. In ogni caso un rito, principio delle giornate di mare della famiglia trascorse a Cape Cod.

“Cerco la mia zuppiera preferita, quella con il motivo di funghi scandinavi lungo i bordi smaltati, e mescolo tre scatolette di tonno, mezzo vasetto di maionese, qualche gambo di sedano, peperoncini sottaceto con un goccio di succo del loro barattolo”.

Willa, caustica ed emotiva, mangia vegetariano (tranne quando si tratta di vongole) quindi solo mozzarella, peperoni arrosto, basilico e aceto balsamico. Jamie, il primogenito, si unisce alle scelte dei suoi: condivide la base e poi lascia l’aggiunta di aneto e cetrioli freschi a Rachel e Nick che inserisce anche senape al miele, lattuga, basilico e pomodori, “una caotica esagerazione che disapprovo”; i genitori di lei, Mort e Alice, sono per poche salse e ingredienti facili: quando arrivano alla casa al mare di Cape Cod la vacanza degli altri è già iniziata e rimangono solo due giorni. Mangiano sandwich con tacchino, una fetta di formaggio e un po’ di senape e cavolo.

Momenti di gioia imperfetta racconta una settimana di vacanza a Cape Cod, cittadina balneare sulla costa atlantica degli Stati Uniti, dove la famiglia si ritrova da decenni. Per Rachel è una settimana che ha a che fare solo con la famiglia, con inizi, partenze, ritrovi e addii. La casa, sempre uguale, con i suoi problemi ritrovati da un anno all’altro, ha visto Willa e Jamie crescere, e Jamie condividere lo spazio con una persona nuova, la sua compagna Maya, parte ormai della famiglia che sceglie il sandwich in base alle opzioni degli altri: di solito Willa o Jamie, con il rispetto e la giusta distanza di chi partecipa a un rito che esiste da molto tempo prima del proprio arrivo.

Il romanzo è strutturato nel tempo di settimana, con un prologo e un capitolo finale che scorre in avanti del tempo, e in ciascuno di questi sette giorni i personaggi portano con sé un anno in più. Un tempo e un luogo per fare i conti o per immaginare il futuro, a seconda dell’età in cui ci si trova. Rachel e Nick, cinquantenni, sono in quella fase di passaggio tra la giovinezza e la senilità e vedono farsi attorno il prima e il dopo della loro vita.

Rachel è immersa nel cambiamento più grande che le tocca sopportare – la menopausa – e Nick le sembra spettatore, con i suoi modi e le parole di una vita intera insieme che sono diventate più ruvide, più lontane, a volte le risultano quasi insopportabili. Rachel è il centro della storia, è la lente con cui vediamo le crisi e le gioie degli altri. La scopriamo interessata alla vita quando parla con i suoi figli e con Maya, oppure nostalgica quando ripensa a loro e alle estati passate in quella stessa casa quando loro erano dei bambini.

Gli intermezzi che Catherine Newman costruisce svelano una storia nella storia che riguarda Rachel e il suo passato – ma indirettamente hanno a che fare con la famiglia, con il suo matrimonio e ci dicono qualcosa sull’attaccamento della donna a Cape Cod. I ricordi di Rachel si mescolano emotivamente alla settimana che tutti stanno vivendo, in un andirivieni tra passato e presente e in questo modo sono dei ponti, narrativi e sentimentali, grazie ai quali capiamo che questa non è una settimana come le altre. O meglio: somiglia a una di quelle da ricordare, linfa della nostalgia, e avrà il sapore di un sandwich con una ricetta indimenticabile che nessuno riuscirà più a replicare.

Momenti di gioia imperfetta è un romanzo di verità, tutte relative e tutte insopportabilmente reali, con cui la protagonista e noi – a un certo punto – possiamo trovarci a discutere, a riflettere. È una commedia con l’intenzione sarcastica e ironica di alcune storie di Nora Ephron, con personaggi che si incagliano nelle implicazioni del non detto, nella loro umanità che persevera in refusi sempre uguali o che inciampa nello stesso modo, a volte addirittura con la medesima persona. Nel prologo, la narratrice Rachel si guarda da fuori, mentre va a prendere Willa, Jamie e Maya alla stazione ferroviaria. Si guarda come in una diapositiva o in un filmato di una Super 8 dove gli stacchi sono netti e le figure risultano familiari, ingentilite dal velo del tempo passato.

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Partendo dalla calma apparente del prologo, nulla può andare storto nella settimana di Cape Cod, ma in realtà niente come i “momenti in famiglia” può essere rivelatore di segreti oppure esacerbare piccoli conflitti o ancora riportare a galla questioni irrisolte, consumate tra le stesse mura e davanti allo stesso oceano anni prima.

Cape Cod, infatti, è un posto familiare ma è anche il regolatore di conti, che tutto sa e tutto custodisce, come una conchiglia insabbiata e pronta a essere portata a casa da un bambino che la ritroverà anni dopo schiacciata da qualcosa d’altro. Cape Cod diventa, per antonomasia, la Famiglia nel racconto: ne assume le volontà, tiene insieme i componenti e li accompagna da uno stadio all’altro delle loro vite, anche quando loro stessi vorrebbero solo fermare il tempo e rimanere nel presente, senza curarsi di ciò che è stato e ciò che inevitabilmente sarà.

“La vita è un dondolo e io sono proprio al centro, immobile, in equilibrio: bambini vivi da un lato, genitori vivi dall’altro. Nicky qui con me nel fulcro. Non muovere un muscolo penso. Ma lo farò, ovviamente. Non c’è alternativa”.

copertina di Momenti di gioia imperfetta, libri da leggere 2026

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Come già in We All Want Impossible Things, Catherine Newman analizza le relazioni con pennellate vivide e ci fa vedere come sono fatte, come si sono sviluppate e perché a volte balbettano. Se, però, in We All Want Impossibile Things la storia si muove quando Ash e Edi, due donne amiche da quarant’anni, si ritrovano una volta in più attorno a un fatto doloroso, in Momenti di gioia imperfetta è il rituale felice della settimana in famiglia nel posto del cuore a far partire la narrazione. Entrambi i romanzi però hanno il tono dell’agrodolce, che è il sapore di ogni vita, e cercano di raccontare i chiari e gli scuri senza la banale equazione del dolce assieme alla luce e dell’acre assieme al buio.

Ash e Edi, come Rachel sono personaggi che si interrogano nel profondo e trovano la riposta agrodolce quasi ogni volta. Sono umane fino al midollo e non riescono a farne a meno. A loro ci sentiamo vicini perché riusciamo a capirle e a stare nei loro panni. Ma soprattutto: troviamo quasi il modo di consolarle, quando c’è bisogno.

Rachel e la sua famiglia escono dal racconto con gli occhi della protagonista ma per noi Rocky non si sbaglia, capisce, va a fondo, perché le cicatrici che ha – e noi siamo gli unici fino a un certo punto della storia a conoscerle, in quanto spettatori dei suoi pensieri – sono la prova delle sofferenze e quindi della vita. Ecco un altro punto di connessione tra di due romanzi di Catherine Newman: le tracce che lascia il vissuto sono per definizione cicatrici ma non per questo bisogna pensarle come tracce negative. L’autrice non ci lascia pensare allo sconforto come unica soluzione, ma infila, pagina dopo pagina, le alternative possibili.

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