Dopo “Gli affamati” e “Cieli in fiamme”, Mattia Insolia torna con un romanzo duro, potente e, forse, generazionale, “La vita giovane”. Il protagonista è Matteo, costretto a tornare a casa per il matrimonio di due suoi amici… Sarà l’occasione per ricordare il passato, fare i conti con i fantasmi lasciati al paese e provare a rispondere a una domanda: che fine hanno fatto i sogni che sognavamo?

Ci sono storie che cominciano con un’affermazione. Altre che ruotano attorno a una domanda. Ci sono domande che trovano risposta e altre che, ça va sans dire, restano orfane.

La vita giovane (Mondadori) di Mattia Insolia gira attorno a un quesito semplice e devastante: che fine hanno fatto i sogni che sognavamo?

Una risposta non viene data in modo diretto, e forse non potrebbe essere altrimenti. È qualcosa che ogni lettore e lettrice deve cercare fuori dal libro, dentro la propria esperienza.

La vita giovane

Nonostante si parli di sogni, il romanzo è duro e concreto, come solo la realtà sa essere. La realtà di Matteo, protagonista ventottenne che da nove anni non rientra al paese natale. Perché tornarci significherebbe fare i conti con ciò che è rimasto indietro, con i fantasmi lasciati lì ad aspettare. Eppure Matteo torna, perché due amici del liceo stanno per sposarsi. È questo il pretesto narrativo da cui Insolia fa partire il racconto: un ritorno che diventa attraversamento (e superamento?) del passato.

Al paese, per quel weekend speciale, Matteo ritrova i cinque amici con cui ha condiviso l’infanzia e soprattutto gli anni del liceo: Sofia, Giorgio, Matilde, Marta e Tommaso. Anni che il narratore recupera poco a poco, intrecciando presente e memoria, riportando alla luce episodi che hanno segnato per sempre quel gruppo.

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Qualcuno potrebbe definire Insolia un autore generazionale: ha trent’anni, come il suo protagonista, e racconta una generazione attraversata da rabbia, disillusione e desiderio di capire. Forse lo è, forse no. In ogni caso, la storia riesce a parlare anche a chi non appartiene a quella precisa età anagrafica, perché le domande che pone vanno oltre…

I temi di La vita giovane sono molti, ma non si ha mai la percezione che siano stati inseriti per accumulo o per effetto. Emergono in modo genuino, perché fanno parte della vita dei personaggi. C’è l’amore, nelle sue forme più fragili e mancate; l’amicizia come rifugio e la famiglia come gabbia; i sensi di colpa, molti, che si stratificano nel tempo; la violenza, in quasi ogni sua (drammatica) sfumatura; l’autolesionismo; relazioni profondamente tossiche; genitori che abbandonano e altri che trascinano verso il fondo; la malattia e l’abuso di sostanze; i segreti e i “ti amo” soltanto sussurrati.

I libri di Mattia Insolia

Mattia Insolia (fotografia di Claudio Sforza)

Ogni personaggio riesce a trovare il suo spazio, Matteo ne racconta pregi e difetti come fossero ancora tutti insieme. Così anche ogni argomento trova il modo di emergere, dolorosamente. Attraverso quest’unica voce tutti si confessano a chi legge, e maggiormente a loro stessi.

In fondo a tutte queste storie scorre lo stesso sentimento: un senso di smarrimento che accompagna il passaggio all’età adulta. Citando il romanzo con cui Mattia Insolia è stato proposto al Premio Strega 2021 (Gli affamati, Ponte alle Grazie, nda), potremmo dire che questi sono ragazzi svuotati, senza più appetito

Interessanti sono anche gli stratagemmi narrativi scelti da Insolia (che all’attivo, sempre per Mondadori, ha Cieli in fiamme, 2023). Il primo è dichiarato: è lo stesso Matteo a raccontarci di aver chiesto agli amici ciò che lui non ha vissuto in prima persona, gli anni successivi al liceo, diventando così un narratore che raccoglie, ricostruisce e restituisce. Il secondo è più sottile, ma altrettanto efficace: la creazione di una tensione crescente, quasi da thriller, attorno a quell’episodio violento che turba i cinque amici e che incombe sul romanzo come una ferita mai rimarginata.

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La scrittura segue questo movimento: è frammentata, fatta di salti improvvisi tra ricordi, scene del presente, episodi lontani. Un andamento che restituisce il funzionamento della memoria e del pensiero, quel continuo andare avanti e indietro che accompagna ogni tentativo di dare un senso a ciò che è accaduto.

E poi c’è quella domanda, che torna, insiste, accompagna ogni capitolo: che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? È una domanda che non riguarda solo Matteo e i suoi amici, ma chiunque abbia immaginato una strada e si sia ritrovato, a un certo punto, su un sentiero diverso. La vita giovane non offre consolazioni facili, ma costruisce uno spazio di riconoscimento. Un romanzo con cui è difficile non entrare in connessione, perché parla di ciò che resta quando il tempo passa e chiede il conto.

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Fotografia header: Mattia Insolia (nella foto di Claudio Sforza)

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