In “La via delle stelle”, Sandro Frizziero racconta la storia di un trentenne che, tornato nella Laguna dopo un tentativo fallito nell’editoria milanese, si trova a fare i conti con il ricordo del padre e con un passato che fatica a lasciar andare, tra relazioni irrisolte e il desiderio di assistere a un’eclissi totale di Sole. Su ilLibraio.it, l’autore del romanzo riflette sulla generazione dei suoi protagonisti, quella dei millenials, “esiliati dai sistemi che avevano condizionato e guidato le generazioni precedenti”, disillusi e in una “perenne adolescentizzazione”

I due giovani adulti protagonisti di La via delle stelle sono cresciuti nel vuoto: liberi di spandersi, di formarsi (letteralmente, di darsi forma) come se non esistesse altra questione se non quella di definire la loro individualità, costruirla passo passo come fosse un curriculum. Stretti, però, al tempo stesso dall’imperativo di godere a tutti i costi, di fondarsi quindi sul godimento e dalla pretesa, continuamente rivendicata, di dover essere autentici e rispettosi di se stessi.

Sono perennemente impegnati, questi millennials, a convertire il proprio capitale culturale in un therapy talk introspettivo (a tratti vacuo, spesso miope) pur di non percepirsi come parte di dinamiche di classe più ampie. Soprattutto, si sentono esiliati dai sistemi che avevano condizionato e guidato le generazioni precedenti: le certezze offerte dalla religione e dalle strutture familiari tradizionali sembrano loro inattingibili e nemmeno auspicabili, come violente utopie.

Entrambi sono orfani di padre. Che cos’è il padre se non il lascito di un mondo da cui ora è fin troppo semplice affrancarsi? Il padre è terribile, minaccioso come quelli di Kafka, Svevo, Tozzi. Ora che non c’è, manca da morire. Come ricorda Hughes in La cultura del piagnisteo (edito da Adelphi, ndr), si può uscire dagli schemi solo a patto di esservi entrati; della prigione non è rimasto un solo muro su cui poggiarsi e far leva e non è un caso che i ventenni di oggi, soprattutto se maschi, abbiano una certa nostalgia per il cosiddetto pensiero forte. I protagonisti del mio romanzo possono evocare il padre, cantarlo, ma quest’ultimo rimane presenza eterea, muta, stellare.

La generazione della disillusione

Fin troppo facile, ma corretto, parlare di generazione della disillusione, delle promesse non mantenute che, se non bastasse, cova in sé un crescente portato di rancore, come ha messo in luce Ilaria Rossetti nel suo ultimo romanzo, Qualcuno da odiare (pubblicato da Guanda, ndr). Nativi berlusconiani sospesi tra edonismo e responsabilità, tra tensione all’esplorazione, desiderio di stabilità e ubriacatura consumistica. Certo, non per tutti le promesse (anche se non è facile stabilire quali) vengono disattese: c’è chi beneficia della ricchezza trasferita dai boomer, ereditata, succhiata dal passato; ma vi è comunque una sensazione di stanchezza, che la vita si sia spostata altrove, come la storia. Walter Siti, in riferimento agli attentati di Parigi, scrive che al terrorismo islamico e alla sua ideologia terribilmente totalizzante, l’Occidente pare poter opporre solo concerti, aperitivi, app di incontri. Il conflitto è ridotto a guerricciola culturale da combattersi online, buona per posizionarsi e godere dei benefici del proprio status sociale.

Una perenne adolescentizzazione

In questo senso, la generazione dei trentenni-quarantenni è il prodotto del liberismo. Le scelte individuali, personalissime, sono guidate più dalla necessità di distinzione che da altro. Si tratta, a tutti gli effetti, di non scelte: una perenne adolescentizzazione, relazioni instabili, voglia di fare esperienze, di seguire una economia vocazionale, come la chiama Raffaele Alberto Ventura; allo stesso tempo, la tensione a costruirsi una vita tradizionale, borghese se si vuole.

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I due giovani adulti della Via partecipano a questo movimento, si amano senza riuscire a definire i contorni del loro amore; tentano di risanare il vuoto che provano adottando comportamenti e modi di vivere socialmente accettati; cercano riparo dal razionalismo aziendalista ed economicista cedendo al fascino del pensiero magico, coltivando velleità artistiche; ammantano il desiderio di giustificazioni etiche e insieme osservano le spoglie di un’idea di famiglia che non esiste più, che forse non è mai esistita. Manca loro una vera stella polare, una via tra le stelle. D’altra parte, tracciare rotte nuove, e collaudarle, e rinegoziarle, significa diventare grandi.

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La via delle stelle copertina

L’AUTORE – Sandro Frizziero, nato a Chioggia nel 1987, insegna Lettere negli istituti superiori della sua città. Dopo l’esordio con Confessioni di un NEET (Fazi, 2018), finalista al Premio John Fante 2019, ha pubblicato Sommersione (Fazi), arrivato tra i finalisti del Premio Campiello 2020. Nel 2023 è uscito Il bene che ti voglio per Mondadori. Ora torna in libreria con La via delle stelle (nottetempo), un romanzo che continua a muoversi tra introspezione, memoria e inquietudini generazionali.

Al centro della nuova storia troviamo una coppia di trentenni: lei si chiama Ludo, lui resta senza nome. Entrambi insegnano al liceo, condividono la passione per i libri, il cinema d’autore e uno sguardo critico verso il presente. Lui aveva provato a costruirsi una strada nell’editoria milanese, senza riuscirci davvero, e porta ancora con sé il ricordo di una relazione intensa e irregolare con Nadiya. Tornato nella Laguna, tra le inquietudini della madre e il peso della casa di famiglia rimasta vuota dopo la morte del padre, cerca di dare una direzione nuova alla propria vita. Proprio il padre gli ha lasciato in eredità l’amore per il cielo e per le stelle, insieme al desiderio di assistere a un’eclissi totale di Sole: un sogno che diventa il punto da cui ripartire. Frizziero racconta così la fatica di diventare adulti e di trovare un posto nel mondo quando il passato continua a farsi sentire.

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