In shortlist Shida Bazyar, Rene Karabash, Ana Paula Maia, Daniel Kehlmann, Marie NDiaye e Yáng Shuāng-zǐ. Fuori dalla corsa per l’International Booker Prize 2026 “Il duca” dell’italiano Melchiorre – I particolari

Con l’annuncio della shortlist, entra nel vivo l’International Booker Prize 2026, premio che può contare sul supporto di Bukhman Philanthropies.

Quest’anno, il riconoscimento (tra i principali al mondo tra quelli riservati alla narrativa in traduzione) giunge alla decima edizione e celebra le migliori opere di narrativa – o raccolte di racconti – tradotte in inglese e pubblicate nel Regno Unito e/o in Irlanda tra il primo maggio 2025 e il 30 aprile 2026.

La shortlist è stata selezionata dalla giuria presieduta dall’autrice Natasha Brown.

Ecco i 6 libri finalisti:

  • The Nights Are Quiet in Tehran di Shida Bazyar (tradotto dal tedesco da Ruth Martin), pubblicato in Italia da Fandango con il titolo Di notte tutto è silenzio a Teheran.
  • She Who Remains della scrittrice bulgara Rene Karabash (tradotto da Izidora Angel), in Italia per Bottega Errante con il titolo Colei che resta;
  • On Earth As It Is Beneath dell’autrice portoghese Ana Paula Maia (tradotto da Padma Viswanathan);
  • The Witch di Marie NDiaye (tradotto dal francese da Jordan Stump), pubblicato da Prehistorica come La strega;
  • Taiwan Travelogue dell’autore vietnamita Yáng Shuāng-zǐ (tradotto dal cinese-mandarino da Lin King);
  • The Director di Daniel Kehlmann (tradotto dal tedesco da Ross Benjamin), edito da Feltrinelli con il titolo Il regista;
The International Booker Prize 2026 longlist

India Hobson for Booker Prize Foundation

Dai 6 finalisti resta fuori Matteo Melchiorre, con Il duca (Einaudi).

Oltre a Melchiorre, non entrano in finale Olga Ravn (The Wax Child, tradotto dal danese da Martin Aitken) e la scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur (il suo Women Without Men è tradotto dal persiano da Faridoun Farrokh, e in Italia è pubblicato da Tulemond con il titolo Donne senza uomini. Il libro era già uscito nel nostro Paese nel 2009, con Aiep editore e Tranchida).

Fuori dalla shortlist, poi, Small Comfort di Ia Genberg (tradotto dallo svedese da Kira Josefsson – I dettagli per Iperborea); The Deserters del francese Mathias Énard (tradotto da Charlotte Mandell, in Italia con e/o); The Remembered Soldier della scrittrice olandese Anjet Daanje (tradotto da David McKay) e We Are Green and Trembling dell’argentina Gabriela Cabezón Cámara (tradotto da Robin Myers).

Martedì 19 maggio sarà proclamata l’opera vincitrice (previsto anche un premio alla migliore traduzione).

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