Il bullismo non è solo un atto di violenza, ma un lento mutamento di colori che spesso gli adulti non sanno decifrare. Nel romanzo d’esordio di Barbara Cortinovis, “Il barattolo dei pastelli” , Renata osserva il mondo dalla prospettiva un po’ defilata del suo grembiule di collaboratrice scolastica. Tra scherzi e vessazioni, in una classe di prima media si tarda a prendere posizione: quando la scuola deve intervenire? E perché, nonostante i segnali siano chiari come i pastelli scuri che si accumulano in un barattolo, la prevenzione spesso fallisce? L’autrice offre una riflessione sul trauma, sulla cecità educativa e su quel confine sottile tra desiderio di intervenire e scarso tempismo…
I colori sempre più scuri di un anno scolastico spezzato dal bullismo
“In una scuola […] non ho più messo piede da quel giorno. Non ne parlo mai, ma, se proprio devo, dico sempre quel giorno, anche dentro di me, dove nessuno può sentire. È un buco vuoto tra due date, una gengiva sdentata che a volte sanguina”. (p. 18)
Esistono eventi che fanno da spartiacque drammatici e segnano un prima e un dopo, dando vita a due stralci di vita impossibili da ricongiungere. Per Renata, la protagonista di Il barattolo dei pastelli, romanzo d’esordio di Barbara Cortinovis edito da Bollati Boringhieri, un giorno particolare fa sì che lei esca per sempre dal mondo della scuola, dove ha lavorato per anni come collaboratrice scolastica, e inizi a vedere l’infanzia come “un posto vietato e pericoloso” (p. 20).
Cosa sia successo esattamente, non lo sappiamo, ma l’incipit sconvolgente apre uno squarcio molto significativo su quella giornata: una Renata in stato di shock stringe tra le mani una pistola ancora calda e una voce le chiede di infilare l’arma in un sacchetto di plastica.

Sono passati otto anni da quell’evento, e Renata adesso lavora come collaboratrice domestica a casa di una donna anziana: prendersi cura degli altri le piace, le è sempre piaciuto (e per un po’ da ragazza aveva anche sognato di laurearsi in Psicologia); pulire è per lei una sfida quotidiana e nella sua precisione quasi maniacale prova a mettere a tacere i ricordi. Ma questi riaffiorano, rovinosamente. Può condividerli solo con sua sorella, un vero e proprio punto di riferimento, e con Alessio, ex professore della scuola, l’unico che capisce fino in fondo il suo stato d’animo.
D’altra parte, Renata e Alessio hanno condiviso tanto, a cominciare dall’attenzione riservata ai ragazzi:
“Il mio grembiule era un osservatorio privilegiato: nel suo essere neutro, offriva un nascondiglio ideale per collezionare dettagli, senza disturbarne la natura con la mia presenza” (p. 78).
Lei, come collaboratrice scolastica, riceve confidenze, si confronta con gli studenti da una prospettiva diversa da quella dei docenti. Anche Alessio ha però ricavato un suo “osservatorio privilegiato”: il laboratorio di Arte, un posto dove la fotografia e l’esplorazione di nuove tecniche artistiche hanno fatto sentire tutti gli studenti accolti.
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Allora come è potuto succedere che Daniele, ragazzino di prima media, venisse vessato dai suoi compagni, specialmente da Riccardo? Riccardo, più grande perché sta ripetendo la classe, porta in sé una rabbia difficile da gestire e i docenti lo sanno, cercano di arginare quelli che un tempo erano scherzi e ormai sono atti vandalici o peggio. Gli adulti si trovano in bilico tra capire quando intervenire, come farlo a proposito, o lasciare che i ragazzi se la cavino. Intanto il tempo passa, certi ruoli interni alla classe si cristallizzano e diventa difficile, se non impossibile, tornare a un equilibrio sano. Anche chi prova a intervenire viene spesso zittito, accantonato, denigrato a sua volta.
E cambiano anche i colori presenti nel barattolo dei pastelli che Renata conserva: i cosiddetti “piccolini”, ovvero le matite colorate troppo corte per essere temperate ancora. Alla fine delle lezioni, Renata raccoglie i pastelli, se ne prende cura temperandoli per l’ultima volta e li ripone in un barattolo. Secondo una teoria non scritta ma efficace della protagonista, finché l’anno scolastico prosegue con serenità, i “piccolini” hanno colori vivaci; quando invece le cose vanno male, si moltiplicano i marroni, i neri, i blu scuro…
Sono proprio i colori, le loro sfumature e le libere associazioni a loro abbinate a dare il titolo ai tanti capitoli che costituiscono questo romanzo d’esordio stratificato, già maturo, che ha il coraggio di trattare uno dei temi più dibattuti dei nostri tempi – tristemente dibattuti, nelle ultime settimane – da un punto di vista insolito.
L’enorme umanità di Renata, la potenza del trauma, la rabbia e la violenza fisica e psicologica su un ragazzino sentito come fragile sono raccontati con efficacia narrativa e offrono una lezione di empatia.
Il barattolo dei pastelli si fa carico di una grande responsabilità: svelare quanto la scuola abbia bisogno di osservare e di ascoltare per provare a prevenire l’emarginazione, il disagio e le tante forme di bullismo.
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Fotografia header: Barbara Cortinovis nella foto di Mia Bernardelli
