“Molte persone che vivono all’estero si trovano ad affrontare isolamento, burnout e una graduale disconnessione dalla propria identità, dalla propria lingua. In questo contesto, l’accesso a libri fisici nella propria lingua madre non è un semplice lusso culturale, ma diventa un riferimento emotivo: un modo per preservare una parte di sé”. Nasce da queste premesse il progetto, autofinanziato, “New World Bordel”: una piccola biblioteca internazionale ad Amsterdam, fondata dall’italiana Francesca Marrella all’interno di un hub creativo, in cui lavorano designer, artigiani, restauratori e artisti. L’obiettivo? “Reinventare la biblioteca come infrastruttura sociale, per sperimentare senso di appartenenza, continuità culturale e sicurezza emotiva” – La storia

Nata a Manduria, in provincia di Taranto, dal 2015 Francesca Marrella vive nei Paesi Bassi ed è la fondatrice di New World Bordel, una piccola biblioteca internazionale ad Amsterdam, frutto di un percorso particolare.

“Come molti italiani all’estero ho attraversato quella fase che di rado compare nei racconti romantici sull’emigrazione. Quella in cui i titoli accademici rimangono nel cassetto, mentre tu lavi piatti, smisti pacchi nei magazzini e fai turni massacranti in fabbrica…”, racconta Marrella, arrivata in Olanda con una laurea quinquennale in Giurisprudenza e un master in Criminologia: “La difficoltà vera, però, arriva dopo, quando le cose pratiche si sistemano. E giunge sotto forma di una sensazione meno rumorosa: la lenta perdita di familiarità con la propria lingua, con il proprio immaginario, con quelle cose minuscole che ti fanno sentire nel posto giusto senza doverci pensare”.

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Francesca Marrella di New World Bordel

 

“Per sperimentare senso di appartenenza, continuità culturale e sicurezza emotiva”

È da queste premesse che ha origine il progetto New World Bordel, nato “per affrontare una crisi sociale e culturale sempre più evidente, la progressiva scomparsa di spazi non commerciali in cui le persone – soprattutto expat – possano sperimentare senso di appartenenza, continuità culturale e sicurezza emotiva”.

Come spiega l’ideatrice del progetto: “Con l’aumento del lavoro a distanza, della vita sempre più digitale e della crescente commercializzazione degli spazi urbani, molte persone che vivono all’estero si trovano ad affrontare isolamento, burnout e una graduale disconnessione dalla propria identità, dalla propria lingua. In questo contesto, l’accesso a libri fisici nella propria lingua madre non è un semplice lusso culturale, ma diventa un riferimento emotivo: un modo per preservare una parte di sé”.

New World Bordel

“Reinventare la biblioteca come infrastruttura sociale”

New World Bordel nasce proprio “per rispondere a questo bisogno, reinventando la biblioteca come infrastruttura sociale“.

Si tratta di uno spazio culturale multilingue, “aperto e non giudicante”, in cui le persone possono leggere, lavorare, incontrarsi e connettersi “senza la pressione di consumare o di esibirsi”. Uno spazio in cui i libri “tornino a essere un luogo di incontro“.

Il nome scelto “è volutamente provocatorio. Non per fare scandalo, ma per raccontare una verità piuttosto evidente: il mondo è confuso, rumoroso, contraddittorio. Tanto vale dirlo apertamente. E poi, io in questo Nuovo Ordine Mondiale proprio non ci sto dentro, volevo per il mio progetto un nome che esprimesse un concetto diametralmente opposto“.

Tutto è iniziato con un banchetto di libri al mercato

Tutto, per Francesca Marrella, è iniziato con un banchetto di libri al mercato: “Le persone hanno iniziato a fermarsi, poi a tornare, poi a rimanere”.

Oggi la biblioteca conta più di tremila titoli, in 11 lingue diverse e si trova all’interno di un hub creativo, in cui lavorano designer, artigiani, restauratori e artisti. “Dentro questo atelier convivono libri, silenzi, conversazioni e due postazioni di co-working per chi lavora da remoto, ma non ha voglia di passare la giornata parlando soltanto con il proprio computer”.

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Da qualche mese, lo spazio autofinanziato – “sta lentamente diventando un riferimento per expat e persone che vivono tra paesi diversi”.

New World Bordel propone, tra le altre cose, workshop, piccoli concerti e mostre d’arte.

New World Bordel

“Vivere in un posto che funziona perfettamente e, allo stesso tempo, non sapere più con precisione dove collocarsi…”

“Ogni volta succede la stessa cosa: qualcuno arriva per curiosità e poi torna. Non perché succeda qualcosa di spettacolare. Piuttosto perché, per qualche motivo, dentro si respira un po’ meglio“, sottolinea l’ideatrice, che ricorda: “Dopo più di dieci anni ad Amsterdam mi sono trovata anch’io a sperimentare quella forma di disconnessione silenziosa che molti emigrati conoscono: vivere in un posto che funziona perfettamente e, allo stesso tempo, non sapere più con precisione dove collocarsi. In quel periodo ho ricominciato a leggere nella mia lingua madre. Non per nostalgia, ma per orientamento. I libri sono diventati una specie di bussola. La biblioteca che sto costruendo è, in fondo, lo spazio che avrei voluto trovare io qualche anno fa”.

E ancora: “Anche il mio percorso in criminologia ha influenzato questa visione. Studiando come la società costruisce e stigmatizza concetti come devianza, follia ed esclusione, ho capito quanto gli ambienti sociali contino nel determinare il benessere delle persone. Per questo considero la biblioteca non soltanto uno spazio culturale, ma una vera infrastruttura sociale, un luogo che non classifica, non giudica, non interpreta, ma lascia semplicemente spazio alle persone”.

A breve Francesca Marrella farà partire anche un progetto dedicato alla salute mentale degli italiani nei Paesi Bassi: “L’idea è dimostrare che una biblioteca può essere anche un luogo di supporto e condivisione, non solo uno spazio dove prendere libri in prestito”.

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