Eugenio Giannetta ha fronteggiato tutta la vita problemi legati ai disturbi del comportamento alimentare. Diete drastiche, medici “sui generis” e un rapporto negativo con il corpo fin dalla tenera età. In “Corpo libero” – di cui proponiamo un estratto – approfondisce la sua storia e dà uno sguardo più ampio al tema, riportando le testimonianze di esperti e approfondendo argomenti delicati come il dismorfismo corporeo. Perché i DCA non riguardano soltanto il genere femminile

La sfera dei disturbi alimentari è da sempre associata al genere femminile: quando si parla di anoressia, obesità o bulimia si tende ad accostarle a comportamenti manifestati dalle donne. Tuttavia, c’è anche una sofferenza maschile legata al rapporto con il cibo, rimasta a lungo tempo taciuta.

Anche ragazzi e uomini sono, infatti, vittime di una visione a volte soffocante del proprio corpo, intrappolati in modelli culturali da cui la società non li libera, e in cui fragilità e insicurezze non trovano spazio.

Copertina di "Corpo libero" di Eugenio Giannetta

In Corpo libero, edito da Add, Eugenio Giannetta approfondisce il punto di vista maschile su questi argomenti: porta tra le pagine l’esperienza di chi ha vissuto in prima persona dinamiche tossiche per quanto riguarda il corpo e la mente, in cui i primi bersagli erano i suoi fianchi, “presi a pugni in gioventù, come se la violenza potesse modificarli e giustificare quell’errore di natura”.

A soli 9 anni Giannetta – classe 1986 – fu sottoposto a una dieta drastica da parte di un medico dai metodi discutibili, tra insalate scondite e pastiglie di crusca assunte come dessert. I chili se ne andarono, ma con loro anche la fiducia che quel bambino aveva in sé stesso; arrivarono invece l’ossessione per i numeri sulla bilancia e il dismorfismo corporeo, il principio per cui lo specchio in cui ci si guarda non restituisce l’immagine reale, ma una distorta dalla mente.

Oggi l’autore – redattore della sezione culturale di Avvenire e autore televisivo del programma O anche No, che si occupa sulla disabilità e i diritti – guarda a quell’esperienza con una consapevolezza diversa, maturata anche grazie al confronto con esperti competenti.

È proprio grazie a quella consapevolezza che può parlarne in un volume in cui non solo approfondisce la sua storia, ma dà anche uno sguardo più ampio alle conseguenze che possono nascere dal rapporto con il proprio corpo.

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

(…) Tradizionalmente associati alle donne, i disturbi dell’alimentazione colpiscono invece anche la popolazione maschile con, più o meno, la stessa intensità. E con intensità intendo che di anoressia muoiono sia uomini sia donne. La malattia negli uomini si traveste spesso da attenzione ossessiva per il cibo «pulito» ed è condizionata da una ricerca compulsiva del muscolo scolpito, ma non solo, ed è quindi importante andare per gradi e partire da alcuni dati oggettivi.

Il fenomeno maschile è rimasto molto a lungo in ombra, probabilmente sotto la coltre della cultura machista, ma da qualche anno almeno un quarto delle diagnosi riguarda anche i ragazzi, che costituiscono un vasto e variegato sommerso che piano piano sta venendo a galla. Non è il problema a emergere, ma il coraggio, la volontà di parlarne, chiedere aiuto, ammettere la fragilità, concedersi la possibilità di vivere la difficoltà. Fino agli anni Novanta la percentuale tra maschi e femmine riguardo all’anoressia vedeva un divario forte, di circa un uomo ogni dieci donne, ma negli ultimi anni il cambiamento sociale è stato importante e significativo. Quello che invece è cambiato poco, che si tratti di uomini o di donne, è la carenza di investimenti nella ricerca, nella formazione e nella prevenzione dei disturbi dell’alimentazione, sia da un punto di vista politico, sia progettuale. A proposito di prevenzione, per dare qualche numero, secondo i dati istat riferiti al 2023, la quota di persone adulte in eccesso di peso è pari al 46,3%. È del 26,7% la percentuale di bambini e ragazzi dai tre ai diciassette anni in eccesso di peso, soprattutto fino ai dieci anni, dove si arriva quasi al 33%. Il dato complessivo è stabile rispetto a quanto registrato nel 2022. Tuttavia, analizzando le due componenti di cui è fatto l’indicatore (sovrappeso e obesità), nel 2023 si osserva un lieve incremento della proporzione di persone in condizione di obesità, specialmente nella popolazione maschile (che passano dal 12,2 al 13%).

Si osservano differenze di genere a svantaggio degli uomini, molto marcate nelle fasce di età centrali dai trentacinque ai sessantaquattro anni, dove per l’eccesso di peso registra circa 20 punti percentuali in più (51,2% a trentacinque-quarantaquattro anni e 29,9% tra le loro coetanee), mentre si riducono a 10 punti percentuali dopo i settantacinque anni e tra i diciotto e i trentaquattro. I livelli più elevati di eccesso di peso si registrano tra i sessantacinque e i settantaquattro anni, dove 7 uomini su 10 sono in eccesso di peso, mentre tra le donne si riducono a 5 su 10. Anche per l’obesità le prevalenze sono più alte tra gli uomini, ma con differenze meno marcate, pari al massimo a 4 punti nella fascia d’età centrale. Il picco di prevalenza dell’obesità, sia per gli uomini sia per le donne, è oltre i sessantacinque anni: 17% i primi e 14,9% le seconde, ma dopo i settantaquattro i tassi di obesità tra i generi tendono ad allinearsi (13,7 e 13,8%). La quota di persone in eccesso di peso cresce all’aumentare dell’età. Il sovrappeso passa dal 13,4% nella fascia di età diciotto-diciannove anni al 42,7% a sessantacinque-settantaquattro anni, mentre l’obesità, sempre nelle stesse fasce, varia dal 4,4 al 15,9%.

Il ministero della Salute stima che in Italia oltre tre milioni di persone siano affette da disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. In questo caso la pandemia ha agito da detonatore: dopo l’emergenza covid si è registrato un incremento dei casi stimato tra il 30 e il 35%, accompagnato da un progressivo abbassamento dell’età di esordio, che oggi può manifestarsi già nell’infanzia e nella preadolescenza. «Parliamo di un’epidemia nell’epidemia», mi ha detto Stefano Tavilla, presidente della Fondazione Fiocchetto Lilla, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare sulla realtà di questi disturbi in Italia, che vuole promuovere e incentivare la certificazione di percorsi di prevenzione e sostegno, finanziare la ricerca e far arrivare risorse concrete a chi si trova, o si potrebbe trovare, ad affrontare queste malattie. Tavilla ha proseguito con una riflessione: «Senza un lavoro sull’educazione emotiva, anche i più corretti stili di vita rischiano di diventare un’altra forma di esclusione per chi sta già male». Il punto centrale della sua osservazione riguarda la confusione che si può generare tra cultura del benessere e dello sport come corretto stile di vita e l’utilizzo dello sport come strumento motivazionale e disfunzionale per il raggiungimento di un corpo magro e muscoloso.

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Nel 2023 in Italia sono stati stimati circa 3780 decessi correlati ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, senza considerare le morti che avvengono al di fuori delle strutture ospedaliere. È importante precisare che si tratta di numeri probabilmente sottostimati.

Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (oms), nel 2022 nel mondo 37 milioni di bambini sotto i cinque anni sono in sovrappeso e oltre 390 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra i cinque e i diciannove anni presentano un eccesso ponderale, inclusi circa 160 milioni che convivono con l’obesità.

Dall’European Regional Obesity Report 2022 dell’oms emerge inoltre che l’Italia figura tra i Paesi europei maggiormente colpiti dall’eccesso ponderale in età infantile: nella fascia tra i cinque e i nove anni il 42% dei bambini risulta in sovrappeso oppure obeso, a fronte di una media europea del 29,5%.

(continua in libreria…)

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