In “Malinconico Blues”, lo scrittore napoletano Diego De Silva torna a raccontare le (dis)avventure dell’avvocato Vincenzo Malinconico, questa volta alle prese con un cliente che è esattamente il suo opposto, un uomo a suo agio nel moderno mondo fatto solo di forma e di superficie. Eppure Malinconico resiste, non si sottrae e, eroe ante litteram dei giorni nostri, si rivela come il personaggio perfetto per mettere in discussione una società fatta di inquietudini e invidie, follower e apparenza… 

In un mondo che rincorre il successo, abitato da persone che vivono per conquistare il proprio posto nell’olimpo dei soldi e della carriera, si muove Vincenzo Malinconico, che non è sicuro di voler vincere, è pieno di incertezze e soprattutto è sedotto dall’idea di tornare indietro.

Malinconico è sul confine, un passo ancora ed è tra quelli che ce l’hanno fatta, quelli invidiati, additati nei corridoi del tribunale, nei ristoranti che scintillano: un grande studio, la segretaria, il codazzo di praticanti, i clienti con gli assegni che cambiano la vita. Ma niente, lui si sente fuori posto, soffocato, i soldi lo imbarazzano, così come i mobili da rivista di architettura e la compiacenza dei collaboratori.

“Non sono fatto per gli avanzamenti di carriera. Sono fatto più per gli avanzi, intesi come resti (rovine, soprattutto)”.

Malinconico Blues Diego De Silva

Malinconico Blues, il nuovo romanzo di Diego De Silva, edito da Einaudi

L’avvocato d’insuccesso è un coacervo di dubbi

La dimensione perfetta per lui è un piccolo studio in coaffitto, l’arredamento Ikea che lo fa sentire bene, il suo tempo di cui riappropriarsi, la sua idea di libertà. Può essere l’età che avanza, ma è soprattutto l’intolleranza alla routine adrenalinica, all’inseguimento di cose che non gli interessano, e il cui prezzo non è disposto a pagare. Lui di downshifting non ha mai sentito parlare, ma in quell’inglesismo, che pure non gli appartiene, è contenuto il suo sentimento verso una vita risolta, pacificata col mondo e senza rimorsi.

Non che nella testa di Malinconico sia tutto così limpido e definito: l’avvocato d’insuccesso è un coacervo di dubbi, di esitazioni e di contraddizioni. Il suo è un continuo dialogo con se stesso condito di ironia, di collegamenti astrusi, di improvvisazioni professionali, dettate dall’impreparazione e salvate da lampi di intelligenza e isolate ma fortunate intuizioni.

Mentre tutti sanno quello che vogliono, Vincenzo continua a chiedersi quale sia la direzione giusta: lui non è un eroe consapevole, è un insieme di imperfezioni, incapace di prendere decisioni, bravissimo a rimandarle, campione di film mentali, per poi scegliere sempre la cosa sbagliata da dire.

Lo sa bene il suo angelo custode, uno sgarrupato in sandali, maglietta dell’Esselunga, coda di cavallo e dermatite che perde piume fetide ad ogni apparizione: un angelo nominato d’ufficio che tra una grattata e l’altra mette davanti al suo protetto tutte le sue incapacità e le sue debolezze, citando Pasolini e non risparmiando insolenti prese in giro. Una presenza comica e sgangherata che riesce a dialogare con la voce interiore di Vincenzo, che non tace mai.

In balia delle giurie popolari di Instagram

Quando gli capita un lavoro redditizio, con una star di social e televisione, come Pasquale Bellissimo, Vincenzo si trova improvvisamente famoso, in balia delle giurie popolari di Instagram, con tutto il loro bagaglio di ipocrisia e facile gogna, e dei fremiti di una gelosia incontrollabile. Perché Pasquale ha avuto una brevissima relazione con Veronica, la compagna di Vincenzo e questa cosa lo rende geloso in maniera infantile e irresistibile.

“Pure geloso retroattivo: sei una compilation di difetti, Malinconico”.

Pasquale Bellissimo, di nome e di fatto, è l’opposto di Vincenzo Malinconico, popolare, a suo agio in un mondo fatto solo di forma e di superficie, sicuro sempre, sfacciato senza troppe domande.

Veronica è la parte solida della coppia. Sagace, bellissima, capace di prendere per mano Malinconico, ma anche di dargli una cinquina in faccia quando lo sente troppo insicuro di lei e del loro rapporto.

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Non è solo la sua certezza, è lei che lo costringe a uscire dalla sua testa, nella vita. In un mondo che esibisce, che giudica velocemente e sommariamente, che trasforma e omologa tutto, che ha distrutto la bellezza del suo vecchio e un po’ zozzo Caffè degli avvocati, per farne l’oasi lucida dello spritz, Veronica e la casa in cui vivono rappresentano per Vincenzo l’idea stessa di felicità, a tratti secondo lui immeritata. La felicità non c’entra con niente, si era detto in altre circostanze, e per Vincenzo Malinconico è qualcosa di molto reale, che ha a che fare con il proprio mondo, non con quello che sta fuori. Gli serve solo un po’ di improvvisazione, senza troppi cavilli mentali.

“Tornare a improvvisare. A non sapere cosa succederà. A non dare appuntamenti. A inventare. Nel blues non sai mai dove ti trovi. È come perderti sempre nella tua città, e cercare ogni volta una strada diversa per tornare a casa”.

La felicità va per conto suo e il blues è la sua metafora perfetta

Contraddittorio, geloso, meschino, esitante, raffazzonato, Vincenzo Malinconico sembra davvero aver intuito che la felicità va per conto suo e il blues è la sua metafora perfetta: questo campione dell’improvvisazione e del dubbio è quello che ci serviva, e con lui Diego De Silva mette in discussione tutto il sistema di corsa e inquietudine che regola la nostra esistenza, che spinge a guardare con smania “chi ce l’ha fatta”, e a infilare in quella categoria chiunque, indipendentemente da quello che sa (e non sa) fare, perché il suo valore si definisce ormai solo per il numero di follower che può vantare.

“Oggi me ne frega ben poco. È una costante della mia vita: le cose mi sono sempre successe in ritardo”.

Con la sua scrittura discorsiva, brillante, mai lineare, Diego De Silva regala un Vincenzo Malinconico in chiave blues che si sottrae ma non rinuncia, che non ha ricette, né una direzione, e non ha nemmeno sempre ragione. Ma forse ha iniziato a scegliere come stare al mondo: un mondo più abitabile in cui non bisogna per forza dimostrare di essere qualcuno. La felicità esiste e può essere una piccola cosa, a portata di mano: si può star bene nel proprio mondo, con tutte le sue imperfezioni. A Vincenzo Malinconico manca solo una cosa per essere pienamente soddisfatto, una bomboletta di panna spray sul catalogo Ikea.

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Fotografia header: Diego De Silva, Getty Editorial 31-08-26

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