“La testimonianza di una vera e propria pedagogia della comunicazione dove il rapporto uomo-macchina si fa cultura”. Prosegue, tra rigore filologico e fascinazione visiva, l’esplorazione del lavoro grafico che ha reso l’Olivetti un unicum nella storia industriale del ‘900. Tra saggi e oltre 300 immagini, il volume “Olivetti – Nuove storie da una collezione” indaga il vasto ecosistema della comunicazione del prodotto e dell’azienda
Dopo Olivetti – Storie da una collezione, con Ronzani editore prosegue, tra rigore filologico e fascinazione visiva, l’esplorazione del lavoro grafico che ha reso l’azienda Olivetti un unicum nella storia industriale del ‘900.

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Esce infatti Olivetti – Nuove storie da una collezione, a cura di Fiorella Bulegato e Alessandro Santero (con saggi di Dario Scodeller, Eugenio Sidoli e Andrea Granelli, e corredato da oltre 300 immagini), che continuano e integrano l’indagine del vasto ecosistema della comunicazione del prodotto e dell’azienda: dépliant, libretti d’istruzione, manuali tecnici, cataloghi, libri aziendali e manifesti, un percorso che restituisce la complessità di “un’impresa capace di trasformare anche il più umile foglio di istruzioni in un capolavoro di chiarezza informativa ed estetica”.

Olivetti modello M40
Il secondo volume analizza un centinaio di artefatti grafici – molti dei quali di difficile reperimento – che testimoniano l’evoluzione del linguaggio visivo della Olivetti.
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Scorrendo il libro si attraversano stagioni grafiche irripetibili: dalle intuizioni poetiche di Marcello Nizzoli e Leonardo Sinisgalli, alla sintesi funzionale di Giovanni Pintori; la fotografia di Henri Cartier-Bresson e Gianni Berengo Gardin, testimoni dell’architettura sociale dell’azienda; il segno di Bruno Caruso, che con la sua agenda traghetta idealmente la calligrafia verso la memoria elettronica; arrivando infine alle sperimentazioni degli anni più recenti: dalle visioni di Milton Glaser e dalle matericità di Roger Selden, al progetto corale di fine millennio progettato da Michele De Lucchi, Mario Trimarchi e Katrin Schmitt Tegge.
“La testimonianza di una vera e propria pedagogia della comunicazione dove il rapporto uomo-macchina si fa cultura”, sottolinea la presentazione.

Il primo volume, a cura di Sergio Polano e Alessandro Santero, ha vinto la menzione d’onore al Compasso d’Oro 2026
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Quanto ai curatori dell’opera, Fiorella Bulegato, storica del design, è professoressa all’Università Iuav di Venezia, dove insegna Storia del graphic design, mentre Alessandro Santero, esperto bibliofilo e libraio antiquario, nel 1988 ha fondato la Libreria Antiquaria Coenobium, e dal 2021 è Consigliere nel direttivo dell’Associazione Librai Antiquari d’Italia.

Il libro aziendale su Pozzuoli, con foto di Cartier Bresson e Berengo Gardin (art direction di Franco Bassi)
In estrema sintesi, come scrive Fiorella Bulegato nell’introduzione, “il volume contribuisce a dimostrare il ruolo del materiale grafico realizzato dalla Olivetti, anche il più funzionale, nel generare un autentico ‘stile industriale’ corrispondente a un modello di impresa riconosciuto all’estero già a metà degli anni Cinquanta, come Scodeller documenta nell’incipit del primo saggio. Un linguaggio che non si limita alla pubblicità, al prodotto, alle architetture, ai negozi o agli allestimenti, ma investe capillarmente tutta la vita aziendale e prevede quali elementi cardine: ‘elevazione delle condizioni di vita dei lavoratori, promozione di valori della cultura e dell’arte, perfezione di attrezzature e di strumenti; intima corrispondenza infine tra funzionalità ed estetica, sia nelle fabbriche, sia nei prodotti, sia nelle altre espressioni del rapporto fra industria e pubblico’”.

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