“Negli ultimi tre anni mi sono trovata a vivere una vita completamente diversa, e mi sono persa…”. Tra il successo dei primi due romanzi, la gestione degli haters e l’imminente addio alla Signora in giallo, Alice Guerra torna in libreria con “La settima vita di Jessica Fletcher”, il capitolo più introspettivo e divertente della sua serie di gialli cozy ambientati a Mestre. In questa intervista senza filtri, tra le altre cose l’autrice veneta parla di salute mentale e burnout, della pressione che sente chi deve far ridere a tutti i costi, ma anche del “blocco del lettore” e dell’importanza di rivendicare la propria autenticità. Com’è che ci si ritrova, da un giorno all’altro, a dover rimettere a posto i pezzi della propria vita (e a comprare una cover a portafoglio)?
Come sopravvivere al successo (e liberarsi una volta per tutte di Jessica Fletcher)
A un certo punto della vita può succedere di mangiare riso col pesto tutti i giorni per un mese di fila. Il risultato è che per i successivi dieci anni il pesto non lo puoi vedere. È più o meno quello che è successo ad Alice Guerra con Jessica Fletcher: dopo tre anni passati a citare la celebre investigatrice nei suoi romanzi, l’amore si è trasformato in una garbata (ma definitiva) insofferenza.
Succede quando le cose le fai sul serio e ci metti dentro tutto quello che sei. Alice Guerra – veneta, centinaia di migliaia di follower e un gatto smisurato di nome Camillo – ha conquistato i piani alti delle classifiche editoriali inventando un microcosmo narrativo a suo modo unico.
Una carriera da autrice nata quasi per caso, coltivata fin dai banchi di scuola tra la passione per la psicologia e vari frammenti lasciati nei cassetti. Fino alla chiamata della sua editor, nel 2023. Di questo successo, le abbiamo chiesto al telefono: “Non mi aspettavo niente di tutto ciò. Sono contentissima. Ora, anche grazie ai miei libri, ho molta più autostima… Scrivere mi piace molto, anche se è stato impegnativo, ma mi ha cambiato la vita“.

Alice Guerra
Un’autrice cresciuta a pane, Agatha Christie, Poirot e Miss Marple
A premiarla è stata la spiccata intuizione – o l’umiltà – di rifiutare l’ennesima “biografia da influencer“. Niente memoir per chi è cresciuta a pane, Agatha Christie, Poirot e Miss Marple: Alice doveva per forza scrivere gialli ironici e storie di “vecioti”. Una scelta vincente, che le ha permesso di riversare nella finzione narrativa la stessa autenticità e autoironia da “muso da can” che il pubblico ha subito riconosciuto.
Il suo lavoro di scrittura, dopotutto, si intreccia inevitabilmente con la sua attività quotidiana sui social, dove il confine tra post e capitolo si fa sottile. “I miei romanzi sono un po’ come dei grandi reel di Instagram, ma con una storia strutturata dietro”, ci spiega. E aggiunge: “I reel sono immediati, li registro in due secondi, in macchina, e li pubblico. Il libro richiede un lavoro immensamente più lungo. Ma sono due cose che vanno di pari passo: chi legge i miei libri riconosce esattamente la stessa Alice dei social”.
Mestre? Terra di cozy crime
È così che ha trasformato Mestre in una delle location di riferimento del giallo cozy. Un universo popolato da 90enni scomparsi lasciando le galline incustodite, furti sgangherati che coinvolgono acrobati ungheresi e monaci tibetani, personaggi iconici come la zia Rosanna, ma anche quelli insopportabili come Piercoglione.
Nel suo terzo libro, La settima vita di Jessica Fletcher (Rizzoli, che arriva dopo Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher, 2024, e Non chiamatemi Jessica Fletcher, 2025), le cose però si complicano e cambiano tono: l’investigatrice per caso vorrebbe solo starsene tranquilla sul divano, e invece si ritrova a doversi scagionare da un’accusa assurda, finendo per mettere in discussione non solo la trama, ma la sua stessa sanità mentale.

Il terzo libro della saga di Jessica Fletcher
“Mi sono trovata a vivere una vita completamente diversa”
È il capitolo più introspettivo e divertente della saga, dove il giallo e la commedia diventano il pretesto per raccontare qualcosa di molto più intimo: “Questo libro è molto diverso e penso che lo sia perché mi sono un po’ persa in questi ultimi anni. Voglio dire che è stato tutto tanto, molto bello, però tanto. Io sono una rincoglionita che se ne sta a casa con il gatto Camillo obeso in braccio e a mangiarsi il gelato. Invece, negli ultimi tre anni mi sono trovata a vivere una vita completamente diversa. E così mi sono sentita veramente disorientata, e in questo libro c’è questo: Alice non sa più chi è, non si capisce, si fa gaslighting da sola. Anche se in modo diverso, è quello che mi è successo veramente. Quando fai questo lavoro qui, ti perdi. Magari non capita a tutti, ma a me è successo”.
“Sono andata in burnout”
L’altra faccia della medaglia di un successo così rapido è il conto saldato con la concentrazione e il tempo libero. “Purtroppo, da quando ho iniziato a scrivere non riesco più a leggere”, ammette l’autrice. “È una cosa orribile! Ma in questi ultimi tre anni per sei mesi ho scritto e per i sei mesi successivi non ho fatto praticamente niente. È come se dovessi far completamente riposare il cervello, altrimenti non riesco più a concentrarmi. Sono andata in burnout“.
Un “blocco del lettore” che, però, Alice Guerra affronta a modo suo: “Ma ora ho deciso che devo assolutamente tornare a leggere; quindi, ho comprato Delitto e castigo e Anna Karenina. Cose leggere, per ricominciare in bomba! Ovviamente, non li ho ancora iniziati…”.

Il secondo libro della saga di Jessica Fletcher
“Mi faceva male dover far ridere per forza… e mi sono persa…”
Lavorare con la propria immagine sui social significa anche fare i conti con un’aspettativa di fondo: quella di doversi mostrare sempre performanti. Per chi fa ironia, la pressione di dover intrattenere ogni giorno si sovrappone alla vita reale, fino a diventare insostenibile: “All’inizio cercavo per forza di trovare cose sempre divertenti, ed è per quello che mi sono persa. Perché dovevo essere quella che faceva ridere”, ci confida Guerra, e prosegue: “Ora non lo faccio più. Sono arrivata a un punto che se non ho voglia, se quel giorno ho una brutta giornata, sono me stessa. Perché mi faceva male dover far ridere per forza e quindi adesso la gente lo sa. E devo dire che da quando è così io mi sento meglio, perché parliamo sì del mio lavoro, ma anche del mio hobby: mi piace fare storie, contenuti, mi diverte. Ma se non ho voglia di far ridere, non faccio ridere e basta“.
Ridisegnare da capo le regole del gioco sui social
Riconquistare questa spontaneità ha significato anche ridisegnare da capo le regole del gioco sul proprio profilo: “Sono molto contenta di quello che mi è successo sui social, con i libri, e sono molto grata alle persone. Piango quando ricevo alcuni messaggi. So che se sono qui dipende da me, ma anche da tutti quelli che mi supportano. Per questo trovo giusto farmi rispettare, perché se per avere quello che ho oggi devo subire cattiveria, allora per me non vale la pena. La mia salute mentale è più importante. Infatti, ora ho impostato un regime dittatoriale…”, ride mentre ne parla, “il mio profilo è come la Corea del Nord. Quindi la gente sa che chi mi offende, verrà bloccato. Lo faccio perché la questione di ‘ti sei messa sui social, allora devi accettare tutto’ non esiste. Mi sono messa sui social per fare quello che mi piace, per confrontarmi con le persone che vogliono parlare in maniera educata, non per sentire cattiverie”.

Il primo libro della saga di Jessica Fletcher
I suoi follower sembrano apprezzare questa decisione, “perché in un certo senso protegge anche loro“. Il profilo è “un luogo sicuro” per chi arriva per parlare, confrontarsi, ridere. Mentre per gli haters? Finiscono nel suo nuovo libro con il nome di Renato Bianchin, 70enne residente a Mestre che viene trovato ucciso.
I personaggi del nuovo libro
La vittima è un uomo spregevole, che rappresenta il patriarcato, il razzismo, la chiusura verso tutto ciò che è diverso da lui: tutti temi molto sensibili online. A proposito di questa scelta, l’autrice sottolinea: “Questo individuo incarna la cattiveria di cui ti parlavo poco fa. E tendenzialmente quel genere di persone sono proprio quelli che fanno certi commenti sui social. Ma non si trovano solo in rete…”.
A fare da contrappeso c’è la direzione che prendono tutti gli altri personaggi della storia: figure imperfette che, pur tra paranoie e fatiche, arrivano a scegliere di essere ciò che li rende davvero felici. Un passaggio che nel libro diventa centrale e che riflette da vicino l’esperienza personale di Alice Guerra: “Dopo aver passato tanto tempo a far finta di essere una persona diversa da quella che sono, neurodivergente autistica e ADHD, per adattarmi alla società, questo è il tema più importante per me”, ci racconta. “Ecco un esempio pratico: alcuni giorni fa mi ha scritto una persona per un mio video ironico sulle cover a portafoglio dei telefoni, dicendomi ‘Visto che tutti mi prendevano in giro per questa cover, ho smesso di usarla anche se era comoda… ed è la settima volta che perdo la tessera della metro e devo rifarla’. La mia risposta è stata andare a comprarmi una cover a portafoglio”.
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“Adeguarsi a scapito del proprio benessere non ha alcun senso”
Un gesto banale che, però, stringe il nodo della questione: rinunciare a ciò che ci è comodo o ci piace solo per evitare il giudizio altrui è un controsenso. Parliamo di oggetti, ma anche di soggetti: adeguarsi a scapito del proprio benessere non ha alcun senso. Ed è qui che si ricongiunge il percorso dei suoi personaggi. “Adesso parlo tipo il Signore santo che viene giù a insegnare, no, ovviamente resto una rincoglionita, ricordiamocelo sempre. Al tempo stesso, per me la cosa più importante è davvero questa: voglio che i miei personaggi facciano quello che vogliono, a parte alcuni che fanno schifo tipo Piercoglione, che sta bene lì dove sta”.
“Ho bisogno di staccarmi da Jessica Fleter”
Poi l’autrice si sbottona su un potenziale quarto libro: “Nel mio prossimo romanzo farò ancora di più quello che voglio…”, anticipa, dicendoci con assoluta convinzione che questo sarà l’ultimo della saga di Jessica Fleter: “Più che altro perché prima l’amavo, adesso in certi momenti quasi la odio. Hai presente… Una volta ho mangiato il riso col pesto ogni giorno per un mese. Dopo, non ho più mangiato il pesto. È la stessa cosa: adesso ho bisogno di staccarmi da lei. Le voglio bene per carità, ma adesso non la supporto più. L’ho detto anche alla mia editor, ‘io non la sopporto più’, e lei mi ha risposto ‘ok, allora scrivilo’. E l’ho scritto”.
“Sogno una serie tv tratta dai miei libri“
Infine l’autrice tranquillizza i fan: i suoi amati gatti non mancheranno mai nelle future storie. E quello al mondo dei vecchietti di Mestre potrebbe non essere un addio: “Sogno una serie tv tratta dai miei libri. Da una parte vorrei recitare proprio io, Alice, dall’altra, se penso a tutto i mesi di lavoro, lo stress… mi dico vabbè, dai, magari chiamano qualcun’altra. Ma sicuramente ci voglio essere eh, per monitorare tutto… scherziamo?”. Non rimane che attendere una proposta.
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