Alberto Moravia è stato uno dei più importanti autori del Novecento, e come ogni grande, ha scatenato il panico in generazioni e generazioni di studenti; ma le sue opere – specie se lette quando nessuno ti obbliga – si rivelano dei veri capolavori - L'approfondimento sui libri dello scrittore

Alberto Moravia – nato Pincherle – è stato uno dei più importanti autori del Novecento, e come ogni grande, ha scatenato il panico in generazioni e generazioni di studenti; ma le sue opere – specie se lette quando nessuno ti obbliga – si rivelano dei veri capolavori. Romano di Roma, Moravia nasce nel 1907 in via Sgambati, in un quartiere allora considerato periferico, figlio di un ebreo di origine veneziana e una madre anconetana.

I preamboli per la crescita di uno scrittore c’erano tutti, già in tenera età: una madre con cui condividere un amore-ossessione, un cognome dal suono troppo ebreo – e quindi prontamente sostituito dal secondo cognome del padre – una malattia che l’ha costretto a letto per tutti quegli anni in cui, insomma, un ragazzino dovrebbe provare le gioie dell’infanzia (parliamo di una forma molto grave di tubercolosi ossea, che si mostrerà per tutta la sua vita attraverso un passo claudicante) e l’avvicinamento prima ai libri, poi a quei personaggi poco raccomandabili che erano gli intellettuali del suo tempo.

Esordiente a poco più di diciott’anni con un romanzo dalla maturità impressionante, ha una produzione ampia e variegata, in cui ha esplorato i temi che l’hanno accompagnato lungo la sua intera esistenza, dall’esplorazione della sessualità alla presa di coscienza della noia, alle problematiche delle relazioni umane. Una ventina di romanzi, innumerevoli racconti – i primi pubblicati da un Moravia appena ventenne nella rivista ‘900, grazie all’incontro con Corrado Alvaro e Massimo Bontempelli – opere di saggistica, teatro, sceneggiature: un artista a tutto tondo che ha dedicato la sua vita alla scrittura, in tutte le sue forme.

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Elsa Morante e Alberto Moravia in una vignetta tratta da “Vite segrete dei grandi scrittori italiani” (Mondadori Electa)

Nel novembre 2017 Bompiani, casa editrice con cui Moravia ha sempre avuto – e avrà sempre – un importante legame, personale prima che professionale – ha pubblicato Non so perché non ho fatto il pittore, una raccolta di 90 scritti sull’arte, editi tra il 1934 e il 1990 (anno della sua morte), in diverse forme, da articoli, recensioni, interviste. Un altro tassello a implementare la figura di quell’uomo che passeggiava per le vie di Roma con un gufo sulla spalla.

non so perché non ho fatto il pittore alberto moravia

ilLibraio.it ripercorre alcune delle sue opere, da leggere e rileggere.

Gli indifferenti

“Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l’uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le facevano le calze intorno alle gambe; ma ella non se ne accorse e si avanzò con precauzione guardando misteriosamente davanti a sé, dinoccolata e malsicura; una sola lampada era accesa e illuminava le ginocchia di Leo seduto sul divano; un’oscurità grigia avvolgeva il resto del salotto.”

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Come dicevamo, gli esordi narrativi di Moravia coincidono con l’avanzare della sua tubercolosi. Nell’autunno del 1925 Moravia si trova a Bressanone (Bolzano), per un periodo di convalescenza. Qui comincia la stesura del romanzo Gli indifferenti (Alpes), che verrà pubblicato a sue spese nel 1929, e in seguito ripubblicato da Bompiani, che curerà l’intera produzione dell’autore.

Il romanzo, considerato uno dei primi esempi di Neorealismo, introduce ed esplora il tema del decadimento della società borghese rappresentato da una famiglia in piena crisi morale ed economica. La madre Mariagrazia, i figli Carla e Michele, l’amante della madre Leo mostrano, ognuno a modo suo, la loro inettitudine alla vita e il profondo disinteresse per il cambiamento. Tra amore che assomiglia più a una presa di potere e futili tentativi di ribellarsi a un destino accomodante perché scritto, Moravia crea personaggi di una verosimiglianza strabiliante, in un’Italia fascista che si stava divorando sulla morte del romanzo.

Nel 1930 Moravia inizia la collaborazione con La Stampa (allora diretta da Curzio Malaparte), e con diverse riviste (fondò Caratteri insieme a Mario Pannunzio, scrisse per Oggi, la Gazzetta del Popolo), e nel frattempo continua a scrivere, non senza la censura del regime fascista (vieta la pubblicazione di Agostino, sequestra La mascherata e vieta le recensioni a Le ambizioni sbagliate). Spinto dal clima sempre meno sostenibile, Moravia trascorre diverso tempo in viaggio, si muove tra l’Inghilterra e Parigi, si reca per un certo periodo negli Stati Uniti, dove terrà alcune conferenze sul romanzo italiano alla Columbia University di New York.

Nel 1936 conosce Elsa Morante, che sposa nel 1941.

Agostino

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In un’estate in Versilia, un ragazzo, Agostino, trascorre una vita tranquilla insieme alla madre, giovane e bella, fino a quando un primo personaggio, Renzo, si introduce nel microcosmo dei due. E, successivamente, altri personaggi andranno a turbare quella che era la placida e piacevolissima vita del ragazzo, e ognuno di loro lo porterà a scoprire – lui ingenuo, lui bambino – l’esistenza delle varie forme del male, dell’abbandono, delle scabrosità del sesso e della corruzione, “proprio mentre scopre, nelle memorabili pagine finali del libro”, scrive Geno Bortolazzi, “che egli è lasciato solo con la sua responsabilità di giudizio di fronte anche agli affetti più gelosi e profondi come quello per la madre, Agostino è trascinato a essere complice con la vita ‘quella che è'”.

Dal libro è stato tratto un omonimo film del 1962, diretto da Mauro Bolognini e interpretato da Ingrid Thulin.

Nel 1952 gli venne assegnato il premio Strega per I racconti e nel 1954 si occupa della sceneggiatura di Racconti romani di Gianni Franciolini. L’anno successivo, insieme ad Alberto Carocci, fonda la storica rivista Nuovi Argomenti, con Pier Paolo Pasolini redattore e collaboratore.

Il disprezzo

alberto moravia il disprezzo

La storia del triangolo sceneggiatore-moglie-produttore è al centro di questo bel romanzo del 1954, Il disprezzo. Qui Moravia mette a nudo le scomode realtà coniugali che, tra i benpensanti di mezzo secolo, non si possono dire, tantomeno pensare. E mentre il “buon” marito Riccardo Molteni, per accontentare quelli che pensa essere i desideri di sua moglie, accetta un lavoro di sceneggiatore – lui che è sempre stato un intellettuale! – per guadagnare qualche soldo in più e poter comprare quella casetta per lei, Emilia. Così, al primo incontro con Battista, il produttore che gli assegnerà una sceneggiatura sull’Odissea, quella che era, agli occhi del lettore, una crisi imminente, viene appena percepita da un Molteni riflessivo, abituato a pensare, a rimuginare a lungo. Mentre Emilia, stanca del suo matrimonio, contraddittoria, frustrata, urla al marito, finalmente, ciò che pensa: “Io ti disprezzo…ecco quello che provo per te, ed ecco il motivo per cui non ti amo più…Ti disprezzo e mi fai schifo ogni volta che mi tocchi. Eccola la verità… ti disprezzo e mi fai schifo”; e scappa col produttore. Un romanzo che è un po’ una sorta di rivincita del karma, con profondi spunti di riflessione sul cinema, sempre più corrotto alle esigenze del mercato. Dal libro è stato tratto un film del 1963 diretto da Jean-Luc Godard, con Brigitte Bardot nel ruolo di Emilia.

La ciociara

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Dopo l’Armistizio, Moravia e Morante si trasferiscono in un villaggio nel territorio di Fondi (Latina), ospiti presso la famiglia Marrocco-Mirabella. Questa esperienza verrà metabolizzata nel corso degli anni, fino al 1957, anno in cui pubblica La ciociara, “opera alta e pietosa”, con una protagonista che incarna la situazione dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Nel 1960 Vittorio De Sica ne dirige il film omonimo, con un’interpretazione di Sophia Loren (nel ruolo di Cesira) che le è valso il premio Oscar come miglior attrice protagonista – strappandolo, va detto, alla dolce Holly Golightly di Colazione da Tiffany, Audrey Hepburn.

Protagoniste del romanzo sono Cesira, contadina ciociara trasferitasi a Roma dopo il matrimonio, e sua figlia adolescente Rosetta. L’occupazione di Roma da parte dei nazisti porta la famiglia a rifugiarsi in Ciociaria, tra difficoltà economiche e un ritorno, positivo, all’innocenza e alla frugalità della vita agraria, specie dopo essersi rese conto, in quella che è la loro esperienza, del male e della cattiveria umana. Sarà con l’arrivo delle truppe americane, che dovrebbero segnare il ritorno alla speranza e alla bontà, che avrà luogo la tragedia peggiore…

La noia

alberto moravia la noia

Romanzo esistenzialista, La noia (1960) torna a indagare lo sfacelo del mondo borghese, interessato alla ricerca corrosiva di potere, sesso e denaro, senza dimenticare l’alienazione e l’indifferenza dell’uomo nei confronti di tutto ciò che non rientra nel proprio microcosmo.

Dino appartiene a una famiglia romana nobile e ricca, trascorre le sue giornate nella sua villa con la madre, cercando di scacciare la noia e l’indifferenza per tutti quei valori borghesi che la madre millanta dipingendo. Il rapporto con la madre si fa pesante, e Dino si trasferisce nel suo studio da pittore. Alla morte di Mauro Balestrieri, che aveva lo studio accanto al suo, Dino conosce Cecilia, ex amante del pittore, e instaurano una relazione. Ma presto Dino si annoia anche della nuova ragazza, vorrebbe lasciarla ma, quando decide di farlo, la ragazza non si presenta. Dino non può accettarlo, scopre così che la ragazza incontra un altro uomo, Luciani. Nasce una gelosia morbosa, inconcepibile, al punto che Dino decide di sposarla, perché spera che il matrimonio gli dimostri la banalità della donna. Ma intanto la donna, dopo aver chiesto – e ricevuto – soldi da Dino per andare in vacanza con l’altro, pare non tornare. Dino, dunque, che può fare, se non schiantarsi contro un platano? Nel 1963 è stato tratto un film diretto da Damiano Damiani, interpretato da Catherine Spaak, Horst Buchholz, Bette Davis e Lea Padovani.

Il libro riceve il premio Viareggio nel 1961, anno in cui Moravia si separa da Elsa Morante e inizia una relazione con Dacia Maraini, di trent’anni più giovane. Gli anni 60-70 sono anni di viaggio, e lo scrittore visita come corrispondente del Corriere della Sera Cina, Corea e Giappone, per poi spostarsi in Africa, con Dacia Maraini e altri compagni di viaggio; da queste esperienze il suo libro del 1972, A quale tribù appartieni?.

La vita interiore

alberto moravia la vita interiore

 

La vita interiore, del 1978, è certamente uno dei libri più discussi e anomali nell’abbondante produzione dell’autore. Scritto in forma di dialogo, presenta un Io narrante che pone continue domande alla protagonista, Desideria, e attraverso cui si racconta la storia della donna, ripercorrendo gli avvenimenti più traumatici vissuti. L’ambientazione è romana, ma stavolta Moravia racconta del quartiere Parioli, una zona benestante e alto-borghese, ma non scevra dallo squallore e dalla smania del denaro.

Desideria vive assieme alla madre, Viola, ricca vedova che, un giorno, le rivela di averla comprata da una prostituta. La notte prima, la ragazzina ha visto la madre mentre faceva sesso a tre, e ne rimane sconcertata. Ma non solo: Viola ha una pulsione incestuosa per la figliastra, e cerca di masturbarla nel sonno. Da questo avvenimento, la vita della ragazza, giovane e bellissima, viene travolta da una continua sofferenza. La prostituzione, il ricatto, l’estorsione: il denaro diventa al centro delle vicende personali della ragazza, disumanizzata e senza morale, in un mondo in cui la morale sembra avere sempre meno senso.

Gianni Barcelloni ne diresse l’adattamento cinematografico nel 1980, Desideria: la vita interiore, con Stefania Sandrelli nel ruolo di Viola e Lara Wendel in quello di Desideria.

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