Goliarda Sapienza rientra a buon diritto tra la schiera di autori (e soprattutto autrici) trascurate dal canone ma portate al successo dai lettori più attenti, sebbene con grande ritardo... - Su ilLibraio.it l'approfondimento di Ilenia Zodiaco, dedicato a "L'arte della gioia" e a una "scrittrice e donna originale, eccessiva, coraggiosa..."

Goliarda Sapienza (nata a Catania nel 1924 e morta a Gaeta nel 1996) rientra a buon diritto tra la schiera di autori (e soprattutto autrici) trascurate dal canone ma portate al successo dai lettori più attenti, sebbene con grande ritardo.

L’arte della gioia ha richiesto dieci anni per essere trascritto (dal 1967 al 1976) per poi essere abbandonato per vent’anni dentro una cassapanca in soffitta. Per volontà di Angelo Pellegrino, coniuge della Sapienza, dopo una miriade di rifiuti dagli editori, è stato pubblicato postumo soltanto nel 1998, in seguito ha pazientato a lungo negli scaffali delle librerie, salvo poi, dopo un altro decennio, essere riscoperto dai lettori (soprattutto all’estero), diventando un longseller e ottenendo quindi il riconoscimento dovutogli.

Una strana storia quella della sua pubblicazione ma ancora più bizzarra è quella custodita tra le sue pagine.

Sicilia, 1 Gennaio 1900, nasce Modesta, cuore e mente di questo libro vistoso e ammaliante. Il nome di questa “carusa tosta” che cresce come una selvaggia, quasi quanto l’Arturo della Morante, è una beffa ben studiata perché di umile Modesta non ha niente: è sfrontata, curiosa e impaziente.

Vive nella miseria dell’entroterra siciliano ma è una condizione temporanea. Ben presto imparerà a sfruttare la sua intelligenza machiavellica e il suo fascino per ribaltare del tutto la sua posizione sociale ma non per rivalsa o avidità come un Bel-Ami qualunque. Modesta agisce e si determina soltanto in nome della libertà. Tant’è vero che la sua arrampicata non ha come obiettivo il raggiungimento di una vetta, bensì di una condizione: questa gioia, appunto, evocata nel titolo. E la gioia è un sentimento mutevole, volubile e incerto che porta a repentini cambi di rotta.

L’intreccio del romanzo segue infatti il vitalismo della sua protagonista e si sviluppa tortuoso, in volute narrative, girotondi sentimentali e continui cambi di scena. Questa ridondanza nasce dalla volontà di rendere ancora più memorabile la vita di Goliarda, caratterizzata dalla rottura di ogni tabù, specialmente di natura sessuale. D’altra parte, “picciriddi e animali semu”, nient’altro che bambini e animali, allo stesso tempo: libertà e istinto. Una vita all’insegna dell’autoderminazione, quindi, ma anche dell’egoismo. Modesta è certo una femminista, ma anche un modello negativo, immorale, e a tratti spietato.

“Bisognava essere liberi, approfittare di ogni attimo, sperimentare ogni passo di quella passeggiata che chiamiamo vita. Liberi di osservare, di studiare, di guardare dalla finestra, di spiare fra quel bosco di palazzi ogni luce che dal mare si insinua fra le imposte…”

A fare da controcanto alla forza prorompente di Modesta, c’è la malattia e la decadenza della famiglia nobile dei Brandiforti, tema questo che ha attraversato tutta la letteratura europea del Novecento, tanto che viene naturale associare “L’arte della gioia” – piuttosto che a Il Gattopardo di cui viene considerato la nemesi – a I Vicerè di Federico De Roberto, altro romanzo siciliano che ha goduto di fortune alterne. Gli amori di Modesta, poi, sono sempre impossibili, o quanto meno difficili, come quelli dipinti da Elsa Morante.

L’unico torto fatto a Modesta è forse quello di lasciarla da sola. Non certo per mancanza di partner amorosi, quelli si confondono in un turbinio all’interno de “L’arte della gioia”. Quanto senza personaggi alla sua altezza. Le altre donne del romanzo sono sempre deboli, malaticce e piagnucolose, così anche gli uomini finiscono per assomigliarsi fra loro: tutti infatuati di lei, tutti inevitabilmente destinati ad allontanarsi e a sposare donne a lei sottoposte. È una dinamica che si ripete troppe volte all’interno del romanzo che – a fronte di una prima metà strepitosa, dotata di una scrittura che corre e attraversa i decenni dell’infanzia e dell’adolescenza di Modesta, senza nemmeno un accenno di affanno – diventa quasi parodistico e melodrammatico sul finale.

L’esagerazione di Modesta si riflette in una trama troppo ridondante e forzata, piena com’è di figli illeggittimi, amanti perniciosi, tradimenti e rovesci della fortuna. Si perdona, però. Perché fa parte del fascino di Goliarda Sapienza, attrice, scrittrice e donna originale, eccessiva, coraggiosa.

-Noi dall’isola abbiamo donne guerriere nella memoria, donne che con la spada fanno carneficina di chi le offende.
-Sono forse sante?
-Niente Sante! Paladine valenti e senza paura, all’altezza d’Orlando nel roteare la durlindana.

L’AUTRICE – Qui gli articoli di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

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